Lettere

 

 

La Giornata della memoria è di tutti

 

Cara Anna,
 

nel tuo allarmato e allarmante articolo "Danzando sul Titanic" (Ha Kehillah di maggio), riporti in corsivo un testo uscito il I aprile su Kolot.it, dove tra altre cose si dice con nonchalance: "Tra gli altri provvedimenti: abolizione della 'Giornata della memoria' che sarà sostituita dalla 'Giornata della continuità ebraica'...". Si potrebbe pensare a uno scherzo, consuetudine del I di aprile, ma tu giustamente mi scrivi: “ che gli estensori del testo invece le considerino [quelle contenute nel testo] proposte pienamente valide mi pare dimostrato chiaramente dalla frase finale (Seguiranno nei prossimi giorni tutti i dettagli… se solo lo vorremo) e questo a mio parere autorizza una risposta seria”. Si tratta dunque di un programma politico in vista delle elezioni all’UCEI.

A parte il fatto che la ‘Giornata della memoria’ è legge dello Stato, e l'abolirla da parte dell'UCEI può solo voler dire che gli ebrei dovrebbero astenersi dal parteciparvi, mi domando che cosa ciò significhi. Non sono affatto contrario a una “Giornata della continuità”, anzi! Ma perché al posto, o contro, quella della memoria? Forse nella deriva reazionaria che sta investendo il mondo, deriva nella quale il mondo ebraico si mostra piuttosto zelante, si teme ormai il carattere estroverso e universalistico della 'Giornata della  memoria' per cui la si vuol sostituire con l'idea introversa e autoreferenziale di una giornata esclusivamente ebraica? Forse l'idea di 'crimine contro l'umanità' che connota la Shoah e che di per sé si rivolge al mondo e alle coscienze vuol ora convertirsi in qualcosa che riguarda gelosamente solo noi stessi? Poiché vanno di moda il nazionalismo populistico e lo spirito autoreferenziale, c’è tra di noi qualcuno che freme per assimilarsi al peggio?

 

Stefano Levi Della Torre

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