Shabbaton

 

La società liquida

di Renana Birnbaum

 

Ultimamente abbiamo organizzato per la quinta volta uno shabbat comunitario presso il lago Sirio: uno shabbat che è diventato ormai una tradizione. Vorrei condividere con voi i miei pensieri con un sguardo rivolto al passato ed uno al futuro.

Il tema di questo appuntamento è stato una vera sfida: “una società liquida”. Solo una comunità come quella di Torino, che possiede una capacità di riflessione davvero alta, una capacità di analisi profonda, può scegliere un tema così impegnativo per un weekend.

Io credo che questa stessa scelta di ritrovarsi in un fine settimana per studiare, per sperimentare una ebraicità al di fuori della comunità e per pregare in un luogo immerso nella natura, abbia qualcosa a che fare con il concetto di “società liquida”.

Un pensiero non convenzionale, una comprensione che si allontana dalla quotidianità, dal luogo solito e fisso, dalla casa, apre il cuore e quindi porta alla riflessione. Tutti abbiamo bisogno, a volte, di fare un “restart” e di immaginare un nuovo percorso.

La Mishnà nei Pirkè Avot afferma: Rabbi Shimon insegna: “Colui che cammina per strada e studia e si interrompe per dire: ‘come è bello questo albero, come è bello questo fiume’, la scrittura lo considera come se mettesse in pericolo la sua vita”. La pausa non è tecnica, è una separazione tra due mondi: quello della Torà e quello della natura. Se invece un uomo medita sul legame tra natura e Torà, lo sguardo su di un albero è una continuazione dello studio e non una pausa.

Il tema che è stato scelto per lo Shabbaton - quello del nostro rapporto con la società liquida - rispecchia la volontà di pensare e di guardare ai percorsi seguiti dalla società in cui viviamo, in relazione al contesto ebraico, dove non deve esistere separazione tra i due mondi.

La volontà di analizzare la distanza tra la tradizione ed il rinnovamento, e la propensione a far sì che vi sia coerenza tra il mondo ebraico e la realtà intorno ad esso, era una delle caratteristiche specifiche dell’ebraismo italiano. Un ebraismo che sapeva gestire il dialogo con la società esterna attraverso la preservazione della propria specificità, con la certezza che un ebreo abbia gli strumenti per affrontare la realtà che cambia, nonostante essa talvolta risulti difficilmente decodificabile. Tali strumenti sono forniti dall’halakhà e non esiste nessuna contrapposizione tra tradizione e rinnovamento.

Uno degli aspetti che sono stati messi in evidenza durante lo Shabbaton è che, nonostante il fatto che ci si trovi ad operare in mondi diversi, il nostro retroterra è quello della solidità, ed abbiamo un debito nei confronti della nostra storia e della nostra identità che può essere assolto solo attraverso una profonda riflessione. Solo così potremo esprimerci nei confronti degli eventi legati all’attualità.

La Torà è Torà eterna, data per l’esistenza dell’uomo; l’uomo cambia e per questo continua a cercare in essa “generazione dopo generazione”. La realtà che cambia impone cambiamenti nella visione del mondo. La Torà è Torà solida per tutte le generazioni, ma il suo studio e la sua interpretazione devono tener conto del mondo “liquido” intorno a noi.

Siamo stati felici di condividere con voi questo Shabbaton e di sentire l’intimità familiare e l’amicizia di tutti voi.

Con gratitudine ed amicizia

Renana Birnbaum

 

 

Ghetto di Venezia,
(disegno di Marina Falco Foa)

 

 

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