Shabbaton

 

Shabbaton 5776

di Paola De Benedetti

 

Arrivando venerdì pomeriggio nell’atrio dell’Hotel Sirio tra saluti, abbracci, valigie sparse, urla e corse di bambini pare di essere piombati nel caos, ma nel giro di pochi minuti tutto si appiana; le stanze sono già state assegnate (sulle porte ci sono i nomi degli ospiti, un centinaio di tutte le età, provenienti da Torino e da altre città, anche straniere, per potersi ritrovare), viene consegnato il programma con gli orari (il difficile sarà farli rispettare …), in camera c’è un “shabbat shalom” (con due caramelle): l’organizzazione del quinto Shabbaton si rivela subito - e si confermerà nel corso dell’evento - perfetta, grazie all’impegno e all’efficienza degli organizzatori e dei collaboratori.

All’apertura di benvenuto, prima delle preghiere del venerdì sera, il canto in coro di “innè ma tov u ma naim” è diventato un rituale, ma traduce davvero la sensazione di quanto è bello ritrovarsi con amici che vengono da lontano o con gli amici di sempre in un posto diverso dal solito. Rituale anche il regalo a ciascun partecipante da parte dei coniugi Birnbaum; Renana in più ha portato da Israele molte (tante veramente, non le ho contate) hallot di forma diversa - una menorah, una chiave, un grappolo d’uva, due uccelli su un ramo, due mani annodate, la classica treccia - e ha illustrato la provenienza e il significato di ciascuna (poi naturalmente le abbiamo mangiate all’inizio della cena: peccato rovinare l’opera d’arte, ma erano anche buone).

L’argomento di quest’anno, L’ebraismo in una società liquida, era interessante e reso stimolante dagli interventi programmati e da quelli dei presenti: come l’ebraismo si pone di fronte a una società consumista, che vive “di corsa”, che ha annullato le distanze, che pretende risposte immediate, tanto da portarci a vivere e programmarci a tempi brevissimi, a momenti che non presumono necessariamente un passato e un futuro; la società vista da Baumann, illustrata da Elisabetta Di Porto sotto il profilo filosofico e Susanna Terracina sotto quello sociologico.

Dotti gli interventi di Rav Di Porto e di Rav Birnbaum, il quale ci ha portato gli esempi di posizioni di rabbini diametralmente opposte tra di loro: tra chi critica il possesso di uno smartphone o sancisce (con argomenti che è gentile definire puerili), il divieto per le donne di guidare, e chi afferma, per esempio Rav Sachs, che “ognuno all’interno della sua propria tradizione, religiosa o laica, debba ascoltare cosa ci sia nelle altre tradizioni, e prepararsi allo stupore”.

Renana Birnbaum ha raccontato con passione la lotta e i piccoli - per ora - successi delle donne che vogliono partecipare attivamente alla Tefillah, Le insegnanti della scuola ebraica Naamà Calderon, Ruth Mussi e Claudia Reichenbach hanno illustrato e discusso tra di loro e con il pubblico i contenuti dell’insegnamento nella nostra scuola. Tre ragazzi dell’ Hashomer Hatzair hanno parlato della loro attività, e dei rapporti con i coetanei non ebrei.

Molto valida la partecipazione dei ragazzi di tutte le età, con il coinvolgimento dei più maturi come protagonisti nei dibattiti e dei più piccoli nelle animazioni della arevà Aurora Lattarulo. Divertente il gioco conclusivo (stabilire le priorità tra i valori sia ebraici sia laici), tanto da occupare - per chi vi ha partecipato - il tempo previsto per la “gita” collettiva al lago. Interessante la proiezione del film sul viaggio di rav Birnbaum in Etiopia, resa divertente dai tentativi - finiti con due bagni nel lago Tana - del rav di imbarcarsi su una piroga di papiro.

Apprezzata quest’anno la presenza del Presidente, che ha portato il saluto della Comunità ebraica di Torino.

In conclusione: un fine-settimana di discussione, di riflessione, ma anche di distensione e allegria in un ambiente affiatato.

 

Paola De Benedetti

 

 

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