Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

Subcoscienza

Mettiamo le carte in tavola. La maggior parte degli israeliani convive con lo status quo da anni o meglio dal ritiro dalla striscia di Gaza di ottomila residenti ebrei e la conseguente distruzione dei loro villaggi. Contemporaneamente Bibi sta sorpassando, per durata come premier, il record del Grande Vecchio, "Padre della Patria" [Ben Gurion, ndr]. Netanyahu è l'espressione di questo stato di cose. Più di una volta ha espresso l'aspirazione al raggiungimento di una soluzione del conflitto basata su "due stati per i due popoli", da discutere SOLAMENTE in una trattativa diretta tra i contendenti "senza condizioni preliminari". Non occorre essere analisti di lunga data per rivelare le condizioni israeliane o meglio della maggioranza al potere: Gerusalemme indivisa capitale di Israele, il riconoscimento dello Stato Ebraico e di vaste zone della Cisgiordania in cui sono collocati gli insediamenti ebraici, con una popolazione arrivata a quasi mezzo milione di anime. Abu Mazen ha puntualizzato le condizioni palestinesi: ritiro di Israele alla linea verde degli accordi d'armistizio del '49, Gerusalemme Est capitale della Palestina araba, la Cisgiordania senza presenze ebraiche. E sulla scena internazionale si succedono piani, convegni e proposte di soluzioni che a tutt'oggi non hanno sbloccato l'impasse.

E nel frattempo la nostra vita continua. Uso un brutto termine, 'escapism". Al quotidiano noi israeliani, più o meno, accettiamo de facto o de iure la cristallizzazione del "Mazav" (situazione), sempre con il timore di rinnovati conflitti o di attentati "minori' da un canto e gli stupefacenti progressi della tecnica, godendo di una intensa e vivace vita culturale, pur lamentando le disparità sociali, le preoccupanti tendenze antidemocratiche per gli uni e le frustazioni delle elites del mondo di ieri, che non si rassegnano alla volontà della maggioranza (che per vari motivi, contingenti, ideologici o "religiosi" appoggia il King Bibi da due decenni, soddisfatta per il suo modus operandi consistente nel guadagnare tempo all'interno e, soprattutto, approfittare delle tempeste che ci circondano nel mondo), per gli altri.

 

Sogno

Nei dibattiti in corso sul futuro dell'Italia ebraica, noto un pessimismo per il trend demografico e una divergenza di vedute sulla opportunità delle aperture verso l'esterno o l'arroccarsi nel piccolo mondo comunitario, corroso da una crescente assimilazione. Per un inveterato approccio storico rivado indietro agli inizi del secolo scorso, rivivendo, per quanto possibile, le tappe percorse dalle generazioni che ci hanno preceduti. Rivivo l'Israelitismo postemancipatorio del primo Novecento degli “Italiani di religione mosaica" fedeli per lo più, da sudditi, di Casa Savoia, al primo sionismo, filantropico o espressione di una presa di coscienza identitaria e culturale, alla totalità patriottica del primo conflitto, e al ventennio totalitario, e poi dal trauma del '38 e il biennio di sangue '43-‘45, fino alla ripresa del dopoguerra, dalla ricostruzione all'alià di molti e al presente su cui sovrasta la centralità dello Stato di Israele. È giunto il momento che, in prospettiva, si ricostruisca l'iter dell'Italia ebraica, magari con diversi apporti, per le nuove generazioni. È un auspicio che invio al nuovo direttore del Centro di Documemtazione che ha così bene messo a fuoco, in passato, la specificità e la problematica della nostra Diaspora.

 

929 - Ogni giorno, capitolo per capitolo

Seguo in internet il testo biblico, da Bereshit, per cinque capitoli settimanali, da concludere, a D-o piacendo, nel settantesimo anniversario dello Stato di Israele. 929 capitoli, del Tanakh, commentati da vari punti di vista, anche "laici", sotto la direzione del Rav Dott.Benyamin Lau, ben conosciuto nel milieu intellettuale non solo gerosolimitano. L'approccio alla Bibbia è stato caratterizzato in vario modo, dai tempi dell'Yishuv. Da una connotazione nazionale sionista, alla Ben Gurion, al fondamentalismo messianico dei "ragazzi delle colline” in Cisgiordania. 929 è un'apertura verso il pubblico dei social network, per neutralizzare, per quanto possibile, i dissidi e le intolleranze volgari dei dibattiti, riscoprendo il Testo fondamentale della nostra individualità.

 

Fluidità

Non possiamo negare che chi segue le news al quotidiano si è assuefatto a "sorprese" continue. Fino a qualche settimana fa, Yvet (Avigdor) Lieberman sparava a zero contro l"eterno" Premier, da ultra destra, ritenendolo troppo "molle", in vena, mai sia, di aperture alla"sinistra" (leggi Herzog e C.) in una scorribanda di tentativi andati a vuoto di allargamento della stretta coalizione, data l'opposizione (fino a quando?) del maggior partito del centro-sinistra. Avendo mandato a casa Ya'alon, troppo liberal, Bibi ha "perdonato" al duro vecchio partner di cordata, affidandogli il prestigioso Portafoglio della Difesa. La reazione di molti, al primo momento, è stata di choc, ricordando le focose dichiarazioni del Nostro, altri hanno sottolineato l'"elasticità'" del neo-Ministro. Mentre scrivo, Lieberman si è incontrato con i dirigenti militari e politici statunitensi, in vista di un ampio accordo di collaborazione militare. È un mondo effervescente, a 360 gradi. E non mi riferisco solamente alla scena mediorientale.

 

Reuven Ravenna

23 giugno 2016

 

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