Memoria

 

Polonia reticente

di David Terracini

 

Appena tornato, gli amici mi chiedono:

̶  Allora? Le tue impressioni?

̶  Ottimo giro - rispondo - bene organizzato, luoghi, temi e tempi azzeccatissimi. Guide preparate, disponibili, attente ad ogni esigenza: competenze e passioni complementari.

̶  Sì, ma la Polonia?

̶  Sembra tutto finto.

̶  Come sarebbe finto? La Polonia vera non esiste?

̶ È la Polonia ebraica che non esiste: ti mostrano una sinagoga, ma non è quella vera, quella vera è stata bruciata con dentro gli ebrei. Naturalmente sono stati i tedeschi, non i polacchi. Qui c’era un cimitero, ma le lapidi sono state usate per lastricare le strade, e ora c’è un prato. Spiacente. La piazza di uno Shtetl-Cinecittà in costruzione, di fragrante legno appena preziosamente intagliato, dà ai turisti la lieta impressione di vivere nel ricco villaggio ebraico della Polonia Felix, quando ebrei e polacchi vivevano in armonia. Gli ebrei polacchi non si vedono: ci sono quelli americani che tentano un’improbabile rinascita delle comunità estinte, quelli israeliani in visita turistica, alla disperata ricerca di cimeli dei racconti dei nonni sopravvissuti. Tante guide turistiche dei ghetti e dei musei-lager molto preparate (hanno superato esami di ammissione rigorosi), che non sanno se col nuovo governo xenofobo manterranno il posto. L’unico pezzetto autentico del Muro del Ghetto di Varsavia è nascosto, occultato, introvabile, incastonato in un quartiere di edilizia popolare sovietico, ove il verde dei giardini deve obbligatoriamente far dimenticare la Rivolta degli appestati, affamati e puzzolenti, votati ad una gloriosa morte certa in combattimento per sfuggire al disonore dei campi di sterminio. Un centro storico finto, ricostruito dov’era e com’era dopo il vero bombardamento a tappeto della Luftwaffe.

La storia della Polonia è molto complessa, come bene ci spiegano le nostre guide: è un territorio che è stato spartito, occupato a più riprese, vittima di orrendi massacri. Al museo Polin si cerca di dare un’idea di quella che è stata nei secoli la convivenza tra “polacchi” ed “ebrei” (ma gli ebrei non erano polacchi?).

Sicuramente ci sono stati periodi storici in cui la convivenza, grazie a principi illuminati, ha funzionato, altrimenti non si spiegherebbero le percentuali veramente impressionanti della presenza ebraica in Polonia prima della seconda guerra mondiale. Ma una domanda rimane senza risposta: a distanza di settanta anni perché la presenza ebraica in Polonia è ancora così esigua?

David Terracini

 

 

Varsavia, Museo Polin, Sinagoga lignea di Gwozdziec

 

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