Memoria

 

Un'altra Polonia

 di Alda Guastalla

 

Lo spunto a scrivere questa breve nota sul viaggio "vita ebraica in Polonia" è nato dalla lettura del pezzo di David Terracini "Polonia reticente". Se infatti una parte delle sue considerazioni è totalmente condivisibile, altre mi paiono eccessivamente drastiche. Non sono una storica e non intendo quindi affrontare in modo approfondito il tema dell'antisemitismo in Polonia; la mia impressione è comunque che l'Italia non sia poi messa tanto meglio. Certo è che la narrazione della vita degli ebrei in Polonia nei secoli passati fornitaci da una storica e dal percorso del museo Polin, allestito da team di storici indipendenti, non legati all'establishment polacco (i soli fondi per la costruzione dell'edificio sono stati di origine governativa) parla di una Polonia sostanzialmente tollerante, sia pur con alcuni episodi localizzati di terribile violenza. Non mi sentirei quindi di definire reticente un museo che ho trovato veramente straordinario sia dal punto di vista architettonico che dell'allestimento, alla cui realizzazione hanno lavorato per numerosi anni istituti di ricerca storica estremamente qualificati, Yad Vashem in primis. Nemmeno così negativo mi pare il tentativo di organizzazioni quali Shavei Israel di far riemergere dall'oblio più totale le origini ebraiche di giovani che le vanno ora riscoprendo e che, a Cracovia ad esempio, in quello che fu il quartiere ebraico, hanno ricreato una Comunità. I numeri sono certo per ora modesti ma non si può dimenticare che l'opera iniziata dai nazisti, certamente non troppo ostacolati dalla popolazione polacca, è stata completata dal regime stalinista che ha determinato la fuga praticamente totale di quel 10% di ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah. D'altra parte questa situazione non mi pare si discosti molto da quella del nostro sud Italia dove si sta cercando di far rinascere le Comunità ebraiche totalmente estinte. Non sarei neanche così critica sulla ricostruzione fedele del centro storico di Varsavia, raso totalmente al suolo dai tedeschi, partendo dai quadri di Bellotto: perché negare a una popolazione, che non ha certo avuto una storia "facile" di riappropriarsi di un pezzettino del suo passato?

Alda Guastalla

Varsavia, La Grande Sinagoga (1878-1943)

 

Share |