Storia

 

Lutero e gli ebrei

di Tullio Levi

 

Lo spunto per queste riflessioni mi è stato offerto dalla conferenza che Paolo Ribet, Pastore della Chiesa Valdese di Torino, ha tenuto il 23 Maggio scorso. L’iniziativa, promossa dall’Amicizia ebraico-cristiana, dal G.S.E. e dal Centro culturale Pascal, si è svolta in una sala della Casa Valdese gremita di pubblico e rientra nel vasto programma di eventi che le diverse chiese protestanti stanno organizzando in vista del cinquecentenario della riforma che ricorrerà nel 2017. Il 31 ottobre di quell’anno infatti Lutero affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le famose 95 tesi sulla penitenza che includevano un’aspra critica all’uso della vendita delle indulgenze: com’è noto tale data è considerata appunto l’avvio della riforma.

L’oratore ha esordito riconoscendo che l’argomento è assai scottante perché, mentre Lutero nei primi anni del suo percorso di riforma assunse un atteggiamento relativamente benevolo nei confronti degli ebrei, negli ultimi anni della sua vita mutò radicalmente di prospettiva, raggiungendo vertici di inusitata violenza e veemenza, lasciandosi andare anche al turpiloquio.

Per maggior chiarezza riporto alcuni passaggi tratti da “Degli Ebrei e delle loro menzogne”, da lui pubblicato nel 1543 (tre anni prima della sua morte). Un testo che secoli dopo sarà usato da Hitler per avvalorare e diffondere l’odio verso gli Ebrei, tanto è vero che nel periodo nazista quel libro fu ripetutamente dato alle stampe. Come ha ricordato l’oratore, Julius Streicher (il direttore della rivista Der Sturmer), al processo di Norimberga si difese dicendo che non lui, ma Lutero stesso avrebbe dovuto sedere sui banchi degli accusati:

 “In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità, in modo che Dio veda che noi siamo cristiani e che non abbiamo tollerato né permesso - consapevolmente - queste palesi menzogne, maledizioni e ingiurie verso Suo figlio e i Suoi cristiani.…..Ora, la dottrina degli ebrei non è altro che glosse di rabbini e idolatria della disobbedienza, cosicché Mosè è diventato del tutto sconosciuto presso di loro (come si è detto), proprio come per noi sotto il papato la Bibbia è diventata sconosciuta…..Bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari, perché sappiano che non sono signori nel nostro Paese, come invece si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi…….Bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie…. Se però i signori non vogliono costringerli e non vogliono porre rimedio a questa loro diabolica ribellione, allora vengano espulsi dal Paese, come si è detto, e si dica loro di tornare alla loro terra e ai loro beni, a Gerusalemme, dove possono mentire, maledire, bestemmiare, deridere, uccidere, rubare, rapinare, praticare l’usura, dileggiare e compiere tutti questi empi abominî come fanno qui da noi….A chi ora voglia ospitare, nutrire, onorare queste serpi velenose e piccoli demoni, ossia i peggiori nemici di Cristo Signore nostro e di tutti noi, e desideri farsi scorticare, derubare, saccheggiare, oltraggiare, deridere, maledire e desideri patire ogni male, raccomando sinceramente questi ebrei. E se non è abbastanza se la faccia anche fare in bocca, o gli strisci nel culo e adori questo luogo santo, poi si vanti di essere stato misericordioso, di avere rafforzato il diavolo e i suoi cuccioli, perché possano bestemmiare il nostro amato Signore e il Suo prezioso sangue, per mezzo del quale noi cristiani siamo stati redenti. Così egli sarà dunque un cristiano perfetto, pieno di opere di misericordia, per le quali Cristo lo premierà nel giorno del giudizio - assieme agli ebrei - nell’eterno fuoco dell’inferno!”

Molto onestamente il Pastore Ribet ha esordito affermando:“Io credo che non sia compito nostro “giustificare” ciò che non è giustificabile, credo però che sia importante situare il riformatore di Wittenberg nel quadro storico che gli è proprio”. Un quadro storico che si colloca a cavallo tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna e di cui Lutero costituisce una sorta di spartiacque, con pulsioni che affondano le proprie radici nell’epoca che sta volgendo al termine (vedi ad esempio il pregiudizio nei confronti di ebrei e contadini) ma con lo sguardo già proiettato verso i tempi nuovi, di cui indubbiamente è uno degli artefici (vedi ad esempio la sua traduzione della Bibbia nella lingua parlata, rifacendosi ai testi ebraici originali e non alla vulgata in latino).

Ciò che emerge dal pensiero di Lutero sugli ebrei e su cui l’oratore si è a lungo soffermato, è che egli ritiene che l’unica lettura consentita dell’Antico Testamento sia quella in chiave cristologica.

La convinzione che tale sua opinione fosse assolutamente inconfutabile, lo porta, nei primi anni della sua predicazione, a ritenere che ben presto gli ebrei si sarebbero accorti di essere sempre stati in errore, avrebbero accolto le sue tesi e si sarebbero convertiti in massa a quel cristianesimo che lui andava propugnando. Un cristianesimo ovviamente diverso da quello praticato dalla Chiesa di Roma che, riportando in primo piano l’ebraicità di Gesù e cessando di discriminare gli ebrei, li avrebbe finalmente convinti della validità del proprio messaggio.

Un ulteriore elemento fondamentale della teologia luterana in tema di ebraismo è costituito dalla supposta contraddizione tra i molteplici annunci della venuta del messia contenuti nel Vecchio Testamento e la non accettazione di Gesù in quanto tale; secondo Lutero delle due l’una: o le profezie bibliche non si sono avverate o gli ebrei non le hanno riconosciute; la prima ipotesi è una bestemmia inaccettabile e quindi resta valida la seconda.

Ed ancora, Lutero ritiene che l’interpretazione della Bibbia specifica della tradizione rabbinica sia da condannare senza appello perché l’ortoprassi (il retto agire invece del retto credere) che la caratterizza è totalmente superflua e deviante in quanto in evidente contrasto con la sua ermeneutica ed in particolare con la teologia della grazia (la benevolenza manifestata da Dio verso l’essere umano non perché tenuto a farlo ma perché liberamente vuole e sceglie di farlo) da lui propugnata .

Negli ultimi anni della sua vita, profondamente deluso dalla mancata conversione degli ebrei e dal loro perseverare nell’errore, un Lutero malato e forse anche in preda alle sue ossessioni, dà sfogo a tutta l’animosità e all’irruenza del suo carattere, di cui la violenta invettiva sopra riportata è testimonianza.

Come ha riconosciuto, con grande onestà intellettuale, Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia, in un articolo pubblicato nello speciale inserto del settimanale “Riforma” del 3 Giugno scorso, dedicato a questo tema: “…… a questo punto è chiarissimo che Lutero, per noi, va compreso solo nel contesto del suo tempo. Anche nella Chiesa luterana non può esserci un riferimento a Lutero che sia immediato, transtorico. Resta una figura che ha dato l’impronta, impulsi importanti, ma tali impulsi possono essere fruttuosi, per noi oggi, solo se li consideriamo in modo critico, prima di tradurli nel nostro presente”.

In un breve intervento effettuato dal sottoscritto al termine del vivace dibattito seguito alla conferenza svolta dal Pastore Ribet ho voluto dare atto della correttezza di una impostazione dottrinaria che ha saputo, ormai da molti decenni, fare i conti con le posizioni inaccettabili assunte dal capostipite della riforma. Posizioni che evidenziano chiaramente e tragicamente come gli ebrei e l’ebraismo di cui egli parla fossero un topos: ebrei ed ebraismo immaginari frutto degli stereotipi antigiudaici all’epoca circolanti in tutta Europa. Ebrei ed ebraismo di cui Lutero, per sua stessa ammissione, non aveva conoscenza diretta; un’ignoranza a cui si aggiungeva il rifiuto ad accettare che essi avessero il diritto di leggere la Bibbia con i propri “occhiali”, rigettando quindi in toto quella tradizione rabbinica che, come dice la stessa parola alakhà che significa cammino, affonda le proprie radici nel periodo biblico, per proseguire fino ai suoi giorni e continuare ininterrottamente fino ai nostri. Lutero era uomo del suo tempo, ma la tendenza a voler imporre che gli ebrei leggessero la bibbia con gli “occhiali” altrui è proseguita, in particolare da parte della Chiesa Cattolica, fino a tempi molto recenti.

Tullio Levi

Martin Lutero