Libri

 

Giallo torinese

di Anna Segre

 

Una Torino cupa, crudele, in cui il fascismo e l’antisemitismo non sono una patina formale e opportunista ma appaiono profondamente radicati nella mentalità comune. Un protagonista ebreo errante, un profugo senza radici, diverso dai consueti personaggi ebrei piemontesi in stile Argon radicati da secoli nella nostra regione. E così, pur nella precisione di luoghi, date ed eventi della storia mondiale e di quella torinese (come il bombardamento della nostra sinagoga), e persino personaggi (abbiamo una fugace apparizione di Isacco Levi), si prova talvolta una sensazione di spaesamento. Probabilmente, però, quella realtà esisteva eccome, e lo spaesamento deriva dal fatto che la nostra percezione di quel periodo è in gran parte costruita su memorialistica e testi letterari di ebrei provenienti da altre zone di Torino (Crocetta, San Salvario), e appartenenti a un diverso contesto sociale (alta borghesia, professioni) Qui invece ci troviamo nell’antico centro, tra via Conte Verde e via Milano, in mezzo a una piccola borghesia spesso gretta e meschina.

Un fatto di cronaca nella Torino del 1942, la morte, forse omicidio, di una sarta, diventa lo spunto per un giallo ben costruito, di quelli che svelano le cose poco a poco, seminando qua e là qualche indizio, ma serbando per le ultime pagine una serie di colpi di scena. Di quelli in cui sembra fin troppo facile distinguere i buoni dai cattivi, ma non si può neppure dare per scontato che i personaggi antipatici siano tutti innocenti, anche perché è difficile essere innocenti in quel mondo dominato da fascismo, leggi razziali, antisemitismo, e qualcosa di ancora più inquietante che si profila all’orizzonte. Ecco dunque che il vicino di casa ebreo si ritrova inevitabilmente nel ruolo del capro espiatorio. Ma cosa è successo veramente? Lo scopriremo davvero o il giallo è un semplice pretesto per mettere in scena la Torino di quegli anni? E perché alla vicenda principale si alterna il racconto in prima persona di un ragazzino che non ha nulla a che fare con la storia dell’omicidio salvo transitare negli stessi luoghi più o meno nello stesso periodo? Sono tutte domande a cui, naturalmente, non rispondo per non rovinare la lettura.

Roberto Gandus (nel 2013 aveva pubblicato L’ultima esecuzione, sempre con lo stesso editore), personaggio poliedrico, architetto, pittore, autore di testi televisivi e sceneggiatore cinematografico, era stato intervistato da Elisa Cavaglion (Ha Keillah del luglio 2010) nell’ambito della nostra rubrica Storie di ebrei torinesi. Rispondendo alla domanda sulla sua identità ebraica, accennava, tra l’altro, ad una storia che sembra anticipare proprio questo libro. E, curiosamente, Gandus aveva concluso l’intervista con la stessa citazione di Hillel che ha posto all’inizio della Sarta: “Se non sono io per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora quando?”

Anna Segre

Roberto Gandus, La sarta. Torino, 1942, Fratelli Frilli Editori, 2016 pp.156, € 9,90

 

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