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In viaggio con la cucina ebraica

di Emanuele Azzità

 

Tra le varie cose che ci hanno insegnato le imprese spaziali, c'è quella per cui l'umanità, in qualsiasi condizioni si trovi, ha bisogno del solito cibo. Sessant'anni fa si ipotizzava che i futuri intrepidi astronauti avrebbero banchettato con un cocktail di pillole. Le missioni successive hanno completamente smantellato quelle illusioni: oggi sappiamo che per vivere nello spazio gli uomini dovranno allestire degli orti e degli allevamenti per potersi cibare di quegli stessi prodotti che hanno accompagnato l'evoluzione umana.

Sovviene l'episodio di Esaù che rinunciò alla primogenitura per un piatto di lenticchie: certo che aveva molta fame, ma quel piatto doveva essere proprio buono! Nel suo In viaggio con la cucina ebraica - alla ricerca del cibo perduto Carla Reschia recupera l'avvincente legame tra i due elementi fondamentali della storia umana: il viaggio e il cibo. Lo scenario è quello dei quattro punti cardinali e il protagonista è il viaggiatore ebreo con i suoi piatti dagli ingredienti estremamente semplici ma che modificano il loro sapore a seconda del contesto geografico. Così il cibo accompagna le ricorrenze religiose per interpretare e ricordare episodi salienti della storia del popolo ebraico richiedendo anche una precisa ritualità secondo regole che attraversano la storia. Un'operazione riuscita benissimo all'alessandrina, giornalista de La Stampa, instancabile viaggiatrice, con nonna figlia del Ghetto di Venezia.

La figura medioevale dell'Ebreo errante è il luogo comune di un popolo sparso ai quattro angoli della Terra con “una attitudine naturale al commercio e ai viaggi”. Forse non si tratta di un luogo comune bensì di un destino. Il nome del primo uomo, Adam, cela un indizio. Significa terra, com'è noto. Ma quale terra? Secondo un midrash, uno di quei racconti fatti di domande senza risposta, o piuttosto con mille possibili risposte, cari alla tradizione rabbinica, è quella dei quattro punti cardinali. Quale poteva essere la speranza quotidiana di un viaggiatore ebreo che si muoveva da una comunità all'altra, per quanto sperduta e lontana fosse? Quale poteva essere quell'aspirazione giornaliera del mercante medioevale con i suoi preziosi nascosti tra gli stracci per sfuggire ai banditi e ai malfattori d'ogni genere? Forse era proprio un piatto caldo, un brodo, dei fichi secchi, un pesce arrosto....

Emanuele Azzità

 

Carla Reschia, In viaggio con la cucina ebraica. Alla ricerca del cibo perduto, Algra Editore, 2016, € 15.00