Italia

 

Abbasso la scienza! Abbasso gli scienziati!

di Manfredo Montagnana

 

Le riflessioni (si fa per dire) di esponenti del PD successive alla dura sconfitta elettorale di marzo ed a quella più recente - e per certi versi più cocente - delle elezioni amministrative mi hanno portato alla mente altre riflessioni (ancora si fa per dire), espresse da più parti, che su diversi argomenti fanno prevalere la irrazionale certezza di opinioni personali indipendentemente da secoli di studi nei vari campi disciplinari del sapere umano. È una inaccettabile affermazione dell’ignoranza come legge generale di vita.

Nel caso specifico dei problemi economici e sociali, ritengo che il modo in cui noti personaggi politici li affrontano costituisca un rifiuto di discuterne secondo un metodo scientifico. Ma insomma: per il PD tutto si riduce davvero a come contrastare l’avanzata di Salvini e Di Maio (per non parlare di Orban e camerati) cercando di allargare il bacino elettorale verso il centro-destra? Anche coloro che provengono da una lunga militanza nel PCI affrontano con poche parole generiche problemi importanti per l’Italia e per il mondo, cavalli di battaglia della destra, come le migrazioni di massa e la crisi dell’Unione Europea.

Da vecchio marxista, continuo a pensare che i fenomeni economici e sociali debbano essere studiati secondo ragionamenti che si sviluppano razionalmente, opinione condivisa da migliaia di studiosi di tutto il mondo durante l’ultimo secolo. Certo, il sistema economico-sociale in cui viviamo oggi è radicalmente diverso da quello della fine del XVIII secolo, ma a maggior ragione va studiato con analisi meticolose che evidenzino le sue caratteristiche.

Uno dei possibili approcci parte dalla osservazione che dietro alla parola mistica “globalizzazione” si nasconde una dura realtà: il capitalismo si è ormai affermato come tirannico sistema economico-produttivo su tutto il pianeta, non vi è stata una contemporanea ricomposizione della classe degli sfruttati che pure continua ad esistere, come ha dimostrato negli ultimi anni Luciano Gallino. E sappiamo che un sistema privo di dialettica interna è destinato, più o meno lentamente, a decadere.

Questa osservazione può rappresentare un punto di partenza per affrontare almeno in parte alcuni dei problemi che ci assillano, come ad esempio il fenomeno delle migrazioni di massa. Per secoli i “paesi occidentali” hanno depredato l’Africa delle sue ricchezze e si sono alleati con l’islam per prelevare schiavi per l’Europa e per le Americhe. Successivamente, dall’inizio del secolo scorso hanno compreso che era redditizio sfruttare i contrasti locali, in Africa e non solo, per provocare guerre limitate, con la conseguente ingente vendita di armi a vantaggio delle industrie degli Stati Uniti e anche dell’Italia.

Dobbiamo tener conto anche di un fatto apparentemente marginale: oggi i prodotti informatici consentono alle masse diseredate del continente africano di scoprire che esistono paesi in cui tutti i cittadini, anche i più miserabili, hanno condizioni di vita infinitamente superiori alle loro. È una delle contraddizioni del sistema capitalistico che non esisteva nella seconda metà dell’ottocento e che certamente influisce significativamente sul fenomeno delle migrazioni.

Evidentemente il problema delle migrazioni di massa dall’Africa e dal Medio Oriente si potrebbe affrontare solo se esistesse un sistema economico mondiale che si proponesse di offrire a tutti gli esseri umani le risorse necessarie per vivere in condizioni paragonabili a quelle presenti nei paesi occidentali. Purtroppo l’imperante sistema capitalistico è basato su un altro criterio, quello del massimo profitto, incompatibile con i bisogni di gran parte dei cittadini del mondo.

Eppure leggiamo interventi di politici, che furono autorevoli dirigenti comunisti, in cui l’unico argomento è la conquista di voti attualmente appannaggio del centro-destra. Ma è mai possibile che non capiscano quale sia l’arma vincente di Salvini: offre finalmente agli italiani e soprattutto ai giovani una ideologia, quella del nazionalismo, che assicura la appartenenza ad un gruppo. Naturalmente anche questa idea è irrazionale nel mondo globalizzato, una scorciatoia per evitare i problemi; ma tiene conto del bisogno dei giovani - e anche dei meno giovani - di credere in un possibile cambiamento politico-sociale.

E la così detta sinistra che parola d’ordine offre? Piccoli passi (s’intende) che abbassino il deficit, alzino il PIL, producano modifiche minime nel mondo del lavoro. Qualcuno è in grado di spiegarmi il senso di questa politica?

Manfredo Montagnana

Share |