Israele

 

Un buon ebreo può essere abbronzato?

di David Terracini

 

Beit Israel

A Gerusalemme ci consigliano di non andare con l’auto nel quartiere haredì Beit Israel, perché è difficile parcheggiare. Ci andiamo in taxi. Effettivamente la nostra strada, pur strettissima, è a doppio senso. Come in molti quartieri ultra-religiosi la progettazione è sconosciuta, la manutenzione e la pulizia quasi. Forse il Ghetto di Varsavia era simile, ma ci vivevano ebrei di tutti i generi. Qui solo religiosissimi. Bimbi giocano in mezzo alla strada o si inseguono sulle scale. I maschietti con le peot e le femminucce con le calze lunghe. I più piccoli guardano dalle finestre con le gambe a penzoloni tra le griglie. Sono tutte grigliate le finestre, perché, dicono le mamme, i bimbi sono tanti, e non si può controllarli tutti. Dal giovedì pomeriggio loro mettono ordine o cucinano per lo Shabbat. La mamma di casa, molto ospitale, ci offre acqua fresca, pasticcini e gelato. Parla ebraico, un po’ di francese che ha imparato in famiglia e l’yiddish, la lingua di lui. Lui, dice la mamma, non può venire perché ha mal au ventre. Anche quattro anni fa non si era fatto vedere. Forse è timido, forse misantropo, forse aborre i miscredenti. Lei ha avuto solo otto figli. Per ora. Ha l’aria molto stanca, come era stanca quattro anni fa. Tutti i bimbi piccoli parlano solo yiddish. Le femminucce hanno indossato i vestiti della festa, in onore degli ospiti. Ridono poco. Guardano noi, che ci siamo travestiti da religiosi, come si guardano gli animali allo zoo. Distribuiamo micro-regalini per tutti, che vengono accolti come gioielli. I figli maschi più grandi sono al Beit ha-Sefer o al Beit ha-Kneset. Si parla della famiglia. Non della vita di qui. Non di Israele. Uscendo, incontriamo un bimbo solo, triste, lurido, seduto sui gradini della scala comune. Una desolazione.

 

Bnei Brak

Anche Bnei Brak, vicino a Tel Aviv, è un quartiere solo religioso, ma più ordinato, ci entra la luce, qualche albero sparuto, le auto circolano, sempre allo stretto. Lei di figli ne ha avuti dodici. Le quattro più grandi, sposate, hanno bimbi: per ora tre, due, uno caduna. La più giovane è incinta. Grandi onori agli ospiti venuti da lontano. Ci insegnano, come fossimo bambini, le benedizioni per lavarci le mani e prima della merenda. Dopo no perché non abbiamo mangiato pane. A pranzo gli adulti mangiano a tavola. I bimbi sandwich in giro per la casa. Si conversa della famiglia e anche di quello che succede in Israele. Il capo famiglia deve avere 50 anni, ma ne dimostra 20. Parla solo l’ebraico. Non mi posso trattenere dal porgli domande. Un amico italiano ci fa da interprete. Ci appartiamo in fondo al tavolo.

D: Scusami, ma fare domande mi viene spontaneo. D’altra parte è proprio degli ebrei fare domande: o no?

R: Non sempre si possono dare risposte su tutto.

D: Mi spieghi perché nelle vostre scuole religiose non si insegnano le materie che tutti studiano in Israele? L’inglese, la matematica, le scienze, la letteratura ebraica contemporanea…

R: Perché tutto il sapere è contenuto nei Sacri Testi: il Tanakh, il Talmud ed i commenti dei nostri Maestri.

D: Ma i nostri Maestri in passato non disdegnavano lo studio delle scienze e delle lingue: il Rambam, per esempio, era medico del visir del Saladino d’Egitto. Voi siete diversi?

R: Moshe ben Maimon è stato uno di nostri massimi Maestri. È vissuto tanti anni fa. Nel mondo d’oggi ci sono tentazioni che nei tempi antichi non c’erano.

D: Ne sei sicuro?

R: Certo. Secondo la tradizione, poi, solo quando si è ben ferrati nei principi dell’ebraismo si possono intraprendere studi di altro genere.

 D: Ma siccome lo studio nell’ebraismo non finisce mai, di fatto nessuno di voi ebrei religiosi esce dal seminato. E poi, perché vivete tutti in quartieri abitati solo da religiosi?

R: Perché fuori di qui gli altri quartieri sono pieni di porcherie e non vogliamo che i nostri figli ne siano contaminati: donne seminude ovunque, per la strada e nelle pubblicità, tentazioni anti-religiose di ogni genere, non parliamo poi dei cellulari… E poi vogliamo scongiurare contatti coi miscredenti, che portano ai matrimoni misti. Noi temiamo rapporti fuorvianti dalla retta via.

D: La paura è pericolosa: il terrore del comunismo ha portato al fascismo, la paura degli ebrei il nazismo. Non credi che per difendersi dai pericoli sia meglio conoscere la realtà come è, invece di affidarsi alle voci o alle interpretazioni altrui? Conoscere ed amare la gente, il paesaggio, le piante, gli animali, uscire al sole ed abbronzarsi, insomma…

R: Queste sono cose che fanno i goim e gli ebrei miscredenti. Il mondo è nei Sacri Testi, e questo ci fortifica.

D: Ma non credi che, per rinforzare le proprie difese rispetto alle tentazioni del mondo, sia meglio affrontare il mondo piuttosto che chiudersi nei ghetti?

R: Abbiamo tentato di avere voce con una rubrica alla radio o alla televisione, ma non ce l’hanno concessa, perché dicono che vogliamo convertire tutti, e hanno paura che i religiosi diventino troppi. Qui radio e televisione sono solo di stato.

D: Ma scusa, i religiosi non sono nella coalizione di governo?

R: Quelli che sono al governo non sono dei nostri, sono di altri gruppi…

David Terracini

 

Gerusalemme, Yad va-Shem, Valle delle Comunità, studio Zur Wolf

 

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