Le idee e le persone

di Franco Segre

 

In questi ultimi tempi assistiamo e spesso partecipiamo più o meno consciamente ad un preoccupante deterioramento dei rapporti umani: la disponibilità al dialogo si sta riducendo; lo spirito di tolleranza è in netto declino. Guardiamoci attorno, non solo ai livelli generici della società che ci circonda, della politica e della cultura, ma anche nell’ambito dei contatti che più ci coinvolgono, in campo ebraico, nelle comunità, nell’Unione, presso gli stessi gruppi ed amici che frequentiamo e tra cui operiamo. È una moda generale che ci coinvolge e rischia di trascinarci in una comune involuzione: le idee degli altri, se non coincidono con le nostre, sono spesso biasimate, poste in ridicolo, condannate acriticamente. Capita anche di peggio: i giudizi si spostano dal piano delle idee a quello delle persone, sul loro modo di ragionare, sulla loro onestà intellettuale, perfino sulle loro facoltà mentali.

Viene a mancare l’abitudine a considerare, a sforzarsi di capire, a vagliare il pensiero e le ragioni dell’altro, a discuterli serenamente in confronti lucidi e aperti, ad accettarli e rispettarli per quello che sono, come parte sana di un irrinunciabile pluralismo. Chi non la pensa come noi diventa un avversario con cui non si deve collaborare, spesso un nemico da combattere.

Tutto questo è tanto più grave quando si verifica in ambito ebraico, dove, per tradizione tramandata dai nostri antichi maestri e per nostra millenaria cultura, il confronto delle idee dovrebbe essere non solo ammesso ed accettato, ma sistematicamente voluto e ricercato in una dialettica di reciproca stima e considerazione, in una logica in cui il metodo della tolleranza dovrebbe assurgere a livello di fondamentale contenuto.

Tra i confronti di idee e gli scontri di persone vi è una differenza abissale. Capita spesso che, per timore di questi ultimi, si sacrifichino i primi: per non litigare, si abolisce la discussione, si smorzano le idee, si banalizzano i concetti, ci si affanna nella ricerca forzata di un comune denominatore che, sotto l’apparenza di una fittizia unità, sacrifica di fatto il libero pensiero. E vi è di peggio: se a quest’unica idea mediatrice si associa anche il modello di un’unica persona in grado di rappresentarla, nasce anche il rischio di incorrere nel culto della personalità.

Occorre al più presto un’inversione di tendenza. Il pluralismo delle idee e la tolleranza sono la base della democrazia. Non dimentichiamolo.

Franco Segre