IV Congresso UCEI

Un buon Congresso

di Tullio Levi

Ancora una volta il ruolo dei delegati delle piccole e medie Comunità è risultato essenziale per definire gli equilibri del IV Congresso UCEI che si è svolto a Roma dal 23 al 25 Giugno; il loro senso di responsabilità e di moderazione ha certamente contribuito in modo determinante alla costituzione di un ottimo Consiglio in cui l’interesse generale ha prevalso sui particolarismi ed in cui, dissipando taluni timori della vigilia, la componente che si riconosce nelle posizioni di Ha Keillah ha ottenuto un chiaro successo.

Avevamo scritto sull’ultimo numero del nostro giornale della sostanziale parità di forze tra i due schieramenti, quello cosiddetto di "sinistra" rappresentato dal raggruppamento delle liste "Keillah" che aveva ottenuto la maggioranza nella prima e nella seconda circoscrizione (Milano e piccole/medie Comunità) e quello cosiddetto di "destra" rappresentato dal raggruppamento delle liste "Per Israele" che aveva ottenuto la maggioranza nella terza circoscrizione (Roma). Avevamo anche osservato come un ulteriore contributo all’equilibrio del congresso fosse fornito dai delegati eletti direttamente dai Consigli delle Comunità.

E così infatti è stato nonostante i rappresentanti delle liste "Per Israele", per tutta la durata del Congresso avessero ostentato grande sicurezza, ritenendo di controllare la maggioranza dei voti congressuali e si fossero comportati come se la loro vittoria non avesse potuto che essere così schiacciante da prefigurare un futuro consiglio in cui alla sinistra sarebbero toccati non più di 5/6 consiglieri sui 15 previsti dallo Statuto.

Come noto il risultato è stato esattamente opposto: I candidati proposti da "Keillah" hanno ottenuto 9 seggi, i candidati proposti da "Per Israele" ne hanno ottenuto 6.

Le ragioni di questa netta affermazione possono essere così identificate:

1) La coerenza dimostrata nel perseguire con determinazione gli obbiettivi che ci eravamo posti ed avevamo indicato nel programma elettorale, innanzitutto nel segno della riconferma di Amos Luzzatto alla presidenza e nella continuità con la precedente gestione, coniugata con rinnovamento ed apertura nei confronti delle nuove istanze provenienti dall’ebraismo italiano.

2) La determinazione a ricercare il consenso delle piccole e medie comunità sulla nostra prospettiva, creando le premesse affinché le loro esigenze potessero ricevere la meritata attenzione da parte del futuro Consiglio, garantendo loro una significativa rappresentanza, da esse stessa designata.

3) La ricerca tenacemente perseguita di un dialogo costruttivo con il raggruppamento delle liste "Per Israele" affinché anche le loro istanze e quelle della cosiddetta "piazza romana" fossero adeguatamente rappresentate nel futuro Consiglio. Ricerca di dialogo che purtroppo non è stata coronata da successo ma che molti delegati hanno, al momento del voto, dimostrato di aver apprezzato.

4) Una maggiore coesione ed una meglio definita strategia politica da parte del nostro schieramento, anche se non sono mancati momenti di tensione e di incertezza peraltro rapidamente superati.

5) Last but not least, un po’ più di modestia nel non dare per scontato un risultato che scontato non era.

Tutto bene dunque? Certamente no: vi sono state disfunzioni ed incertezze che meritano di essere analizzate con attenzione per cercare di capirne le cause ed evitare il loro ripetersi in futuro.

Occorre innanzitutto tenere presente come il cosiddetto raggruppamento di "Keillah", non sia affatto un’entità omogenea e strutturata: è un insieme di persone legate da una visione comune su molti temi della vita ebraica ma tutt’altro che monolitico e dove invece la specificità di ogni singola posizione individuale è considerata un valore prezioso da salvaguardare e rispettare. Si tratta poi di un gruppo di persone in cui taluni, con maggiore o minore frequenza si incontrano ed elaborano posizioni comuni, altri si incontrano saltuariamente e spesso soltanto in occasione dei congressi. Se si aggiunge infine che, per ben precisa e motivata scelta, non sono mai esistite al nostro interno figure di leaders, si potrà ben comprendere il perché di quelle incertezze che abbiamo precedentemente lamentato. Vediamole comunque più in dettaglio:

1) Il programma che avevamo presentato ai nostri elettori in occasione del Congresso ha certamente costituito il quadro di riferimento per l’elaborazione delle mozioni congressuali, ma in taluni suoi punti chiave non è stato rispettato:

– non si è trattato il tema del pluralismo all’interno delle comunità, se non nell’ambito di una mozione che tuttavia non è stata discussa ma solamente messa agli atti.

– anche il tema dell’emarginazione e del recupero all’ebraismo dei figli di madre non ebrea è stato trascurato.

2) Ha sovente prevalso un atteggiamento compromissorio anche su temi sui quali sarebbe forse stato preferibile un confronto sereno ma fermo tra posizioni diverse; la mozione su Israele può essere considerata un esempio in tale senso, laddove il desiderio di proporsi, anche nei confronti del mondo esterno, in modo unitario ha fatto passare in secondo piano l’articolazione del dibattito che invece caratterizza il mondo ebraico italiano.

3) Il rischio di sacrificare la funzionalità del futuro consiglio in nome degli equilibri interni del gruppo "Keillah" è stato corso ma è stato altresì immediatamente avvertito e contrastato e non vi è dubbio che sia stato innanzitutto il criterio della professionalità e della competenza a determinare la scelta dei candidati da proporre al Congresso.

È stato dunque, a giudizio di chi scrive, un buon Congresso nel quale i grandi temi che riguardano attualità e futuro dell’ebraismo italiano sono stati affrontati con lucidità e realismo e che si è concluso con chiare indicazioni per il nuovo Consiglio: le mozioni approvate e di cui le più importanti sono riportate in altra parte di questo giornale, ne sono testimonianza.

Buon lavoro dunque a tutti i consiglieri, con l’auspicio che di tale loro lavoro gli ebrei italiani siano costantemente informati, affinché possa essere definitivamente colmato il solco tuttora esistente tra di essi e la loro Istituzione rappresentativa.

Tullio Levi