IV Congresso UCEI
Qualche osservazione sull8 per mille
di Guido Fubini
Il recente Congresso dellEbraismo italiano ha consentito una più completa informazione sui fondi dell8 per mille del gettito IRPEF, che induce ad alcune riflessioni.
I fondi dell8 per mille spettanti allUnione delle Comunità ebraiche hanno raggiunto la somma di
lire 8.362.000.000 nellanno 2000,
lire 9.202.000.000 nel 2001,
lire 7.127.000.000 nel 2002.
La tabella della distribuzione delle preferenze espresse dai contribuenti mette in rilievo la seguente distribuzione per regione:
1998 1999
Abruzzo: preferenza 780 374
Basilicata 240 98
Calabria 534 349
Campania 1841 1549
Emilia Romagna 6833 5820
Friuli Venezia Giulia 2159 2362
Lazio 5945 8238
Liguria 2811 2084
Lombardia 14612 15314
Marche 1209 845
Molise 158 66
Piemonte 5676 5932
Puglia 2081 915
Sardegna 1682 933
Sicilia 2777 1406
Toscana 3062 3803
Trentino Alto Adige 1469 1041
Umbria 577 431
Val dAosta 155 198
Veneto 6545 6991
Totali 61146 58749
I dati relativi al primo gettito (1997) non sono disponibili.
Le riflessioni che mi sembrano utili sono due: luna riguarda lentità delle preferenze manifestate; la seconda la qualità delle preferenze.
1) Lentità
Al primo sguardo si nota che sono state espresse preferenze a favore dellUnione delle Comunità ebraiche in regioni dove non esistono comunità ebraiche: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria. Molti contribuenti non ebrei più precisamente, nel 1998, 8984 contribuenti; nel 1999, 4700 contribuenti di tali regioni hanno pertanto optato per il versamento dell8 per mille a favore delle Comunità ebraiche.
Al secondo sguardo si nota un calo del totale di tali preferenze fra il 1998 e il 1999: 61 mila circa nel 1998 contro 58 mila nel 1999. In tutto circa 3000 preferenze di meno.
Tale calo si è manifestato prevalentemente nelle regioni dove non esistono comunità: in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria: in tali regioni 4284 preferenze in meno, parzialmente compensate da un aumento di preferenze in altre regioni. Fanno eccezione lEmilia Romagna, la Liguria, il Trentino-Alto Adige, ove, pur esistendo comunità ebraiche, si è pure verificato un calo di preferenze.
Per contro le preferenze a favore dellUnione delle Comunità ebraiche sono aumentate nelle regioni a più alta concentrazione ebraica: Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto. In controtendenza laumento in Val dAosta, ove non esistono comunità ebraiche.
2) La qualità
È interessante mettere a confronto il numero degli elettori iscritti alle comunità con le preferenze espresse dai contribuenti a favore dellUnione delle Comunità.
Riprendiamo i dati relativi al 1999:
Comunità Elettori Preferenze
Ancona 158 334
Bologna 147 1886
Ferrara 72 469
Firenze 831 1564
Genova 358 1271
Livorno 611 440
Mantova 92 510
Milano 5.399 9556
Napoli 143 1042
Padova 146 1477
Pisa 67 393
Roma 10987 7790
Torino 905 3569
Trieste 510 923
Venezia 417 1663
Vercelli 40 199
Verona 78 1168
Abbiamo qui espunto Casale Monferrato e Merano, che non figurano nellelenco delle province, e Parma che, forse per errore, non risulta indicata nellelenco contenuto nella relazione presentata al Congresso dal Consiglio dellUnione.
La tabella qui esposta mette in evidenza un curioso fenomeno statistico: il numero dei contribuenti (ebrei e non ebrei) che hanno optato per lUnione delle Comunità ebraiche è di regola alquanto superiore al numero degli elettori iscritti alle comunità indicate (elettori iscritti 9363; opzioni favorevoli allUnione 26.024): e questo che fa ritenere che per ogni contribuente ebreo, due contribuenti non ebrei hanno votato a favore delle Comunità ebraiche vale per tutte le comunità indicate salvo quelle di Roma e Livorno.
Per contro a Roma per 10.987 elettori iscritti, si sono avute 7790 opzioni a favore dellUnione delle Comunità ebraiche; a Livorno per 611 elettori iscritti si sono avute 440 opzioni a favore dellUnione. Certo si può ritenere che sia a Roma che a Livorno esista ancora un sottoproletariato ebraico comprendente persone che non usano fare la dichiarazione dei redditi; che elettori sono tutti i maggiorenni mentre contribuenti sono solo i capifamiglia; che a Roma e a Livorno parte dei contribuenti ebrei ha optato per il versamento dell8 per mille allo Stato o alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni religiose e che il numero dei non ebrei che ha optato per lUnione delle comunità ebraiche è inferiore a quello delle altre città dItalia. Come si vede, le ipotesi sono tante e tutte valide, ma certo è che è una situazione che merita di essere esaminata con attenzione.
Qui ci limitiamo ad un primo esame, sperando che il sasso gettato nello stagno aiuti a stimolare la curiosità e la ricerca.
Guido Fubini