IV Congresso UCEI

Non sprechiamo l’occasione

Montecatini, Jerushalaim, Roma:

un’opportunità per l’educazione ebraica in Italia

di Marta Morello Silva

 

La bella relazione fatta al congresso dell’Ucei sull’attività del Dipartimento Educazione e Cultura ha disegnato con chiarezza le linee essenziali del lavoro svolto da insegnanti, educatori e responsabili delle scuole, Comunità e Talmud Torà nell’ambito delle iniziative promosse dallo stesso Dec.

Sono anche stati proposti spunti di riflessione che hanno sottolineato in modo sintetico alcuni aspetti che costituiscono oramai da molto tempo gli snodi su cui si articola gran parte del lavoro educativo in questo campo.

Le tappe sono state: Montecatini (prima conferenza programmatica dell’educazione ebraica in Italia, 1-4 novembre 2001), Jerushalaim (primo seminario ha Yehudì ha mechunnach, "nuovi obiettivi per l’educazione ebraica in Italia", 3-10-marzo 2002) e Roma (secondo seminario ha Yehudì ha mechunnach, 9 giugno 2002).

 

Sono stati otto mesi intensissimi di lavoro. Si sono gettate le fondamenta di una nuova costruzione, che però vanno consolidate con attenzione e tenacia per poter innalzare l’edificio intero.

Va comunque sottolineato che da parte del Dec c’è stato un apparato organizzativo flessibile ed efficace, proposte culturali consistenti e stimolanti, disponibilità ad ascoltare suggerimenti, e, da parte degli "addetti", c’è stata voglia di lavorare, entusiasmo e, soprattutto, motivazione.

Gli insegnanti, i cosiddetti "professionali" , hanno finalmente avuto spazio per lavorare insieme, raccontarsi e progettare .

Si sono confrontati gli insegnanti delle scuole (grandi e piccole) e tutti gli altri educatori. Alcuni di loro sono impegnati in situazioni veramente difficili. Si è scoperto che certe tematiche sono simili e confrontabili anche in contesti molto diversi.

Il percorso è stato sostanzialmente il seguente:

al congresso di Montecatini si sono evidenziate, in un primo momento di confronto, le problematiche espresse dalle diverse agenzie educative ebraiche: scuola, educazione informale (attività giovanili, movimenti giovanili, attività estemporanee e regolari organizzate dalle diverse comunità), Talmud Torà.

Sono usciti importanti suggerimenti e richieste, formulati sulla base di problemi sentiti come urgenti e determinanti.

A monte si è evidenziata la necessità di uscire dalla frammentazione e dalla parcellizzazione delle esperienze e delle situazioni, di riuscire a considerare con pari dignità le scuole piccole, piccolissime e le grandi; la necessità di costruire strumenti utilizzabili da tutti e che fornissero spazio, sostegno organizzativo e di coordinazione, stimoli e spunti nuovi, per raccogliere e mettere a disposizione di tutti esperienze e professionalità alle volte sottoutilizzate o addirittura sprecate.

A Montecatini quindi succedono molte cose: nasce il Centro Pedagogico che ha lo scopo di raccogliere e diffondere materiali didattici, organizzare contatti e confronti fra insegnanti, sviluppare il progetto lingua ebraica, occuparsi della produzione di libri di testo.

Qui si propone di concordare a livello nazionale gli obiettivi minimi di competenze in lingua ed ebraismo per gli allievi delle scuole.

A Montecatini capita finalmente che siano proprio gli insegnanti a parlare, ad esporre le proprie idee, a mettersi in gioco con le proprie iniziative partendo dalle concrete esperienze quotidiane.

Durante il seminario in Israele vengono formate tre commissioni di lavoro: educazione formale, educazione informale, Talmud Torà.

In particolare l’incarico affidato alla commissione "educazione formale" prevede:

 

1) la definizione di obiettivi di minima, relativamente ai diversi livelli scolastici, dell’insegnamento delle lingua ebraica e dell’ebraismo.

2) la definizione di un curricolo comune alle diverse scuole.

3) la formulazione di richieste e progetti sulla base delle esigenze comuni.

 

Si comincia con un’indagine di tipo quantitativo, mai fatta prima d’ora, che fornisca un quadro sufficientemente veritiero.

Si rileva che esistono per esempio ben otto asili (circa 300 bambini in tutto), alcuni dei quali piccolissimi (3/5 allievi), alcuni "misti" con bambini ebrei e non ebrei.

Si dimostra quanto le piccole Comunità siano intraprendenti e combattive e riescano ad inventare soluzioni inedite per costituire e mantenere scuole.

Un altro dato significativo è dato dal numero dei ragazzi, dalla scuola materna al liceo, iscritti nelle scuole ebraiche: circa 1700.

Possono essere fatte altre considerazioni.

Non esiste una rigida separazione tra scuole e Talmud Torà: molto spesso condividono una parte di allievi, lo stesso succede nelle attività informali.

Esiste generalmente una fortissima coscienza della necessità di mantenere alto il livello di insegnamento , vuoi per la logica richiesta delle famiglie, vuoi per il fatto che tutte le scuole ormai sono paritarie, e quindi costrette a competere con le altre scuole pubbliche che inevitabilmente possono offrire altre e ben più appetibili risorse.

È interessante notare come sia generalmente tenuto in grande considerazione, nell’impianto educativo, la necessità di costruire un’identità ebraica forte, e nello stesso tempo sviluppare la capacità di porsi di fronte al mondo esterno in modo dinamico e positivo, in modo da sapersi muovere agevolmente nelle diverse situazioni.

In ogni caso le diverse scuole sono assai riconoscibili nei loro obiettivi generali che ben riflettono la realtà in cui lavorano.

Le proposte possono essere facilmente ed utilmente condivise con tutti gli altri operatori impegnati nelle scuole pomeridiane e domenicali, nelle attività per bambini e giovani, nei Talmud Torà.

Sarebbe un terribile spreco se non fossimo capaci di mettere insieme tutte le nostre risorse e capacità.

 

La mozione votata dal congresso ha espresso sostanzialmente le indicazioni fornite a conclusione dei lavori delle commissioni.

Ora tocca alle Istituzioni (Ucei, Comunità ed organizzazioni ebraiche) ascoltare ed assecondare le richieste.

Troppe volte durante i congressi e le riunioni i politici ed i responsabili delle Comunità sono stati assenti o sono sembrati poco interessati.

Occorrono certamente molte risorse e soprattutto molti soldi, ma prima occorre da parte degli Enti convinzione e considerazione per il lavoro svolto.

Marta Morello Silva