Israele
Congresso Sionista a Gerusalemme (17-20 giugno 2002)
Tra lutto e fischi
di Tamara Tagliacozzo e Davide Jabes
Gli autori di questo articolo hanno partecipato anche al Seminario del World Union di Meretz (WUM) svoltosi dal 13 al 17 giugno in preparazione al Congresso Sionista. Per motivi di spazio ne rimandiamo il resoconto al prossimo numero.
Dopo la riunione dei vari gruppi organizzativi e dei presidenti delle federazioni sionistiche nella giornata di lunedì, e la serata di inaugurazione dedicata ai cento anni del Keren Kayemet Leisrael alla presenza del Presidente dello Stato dIsrale Moshe Katsav in verità molto retorica e poco legata alla realtà israeliana il martedì 18 è iniziato il Congresso Sionista vero e proprio, purtroppo sotto una cappa di grande tristezza e sgomento. La mattina alle otto, le sirene di decine di ambulanze hanno lasciato pochi dubbi a chi era già sveglio o si è svegliato al loro suono: sicuramente era accaduto qualcosa, forse di grave, e non lontano da lì. Nel corso della mattinata si è saputo che non cerano solo feriti, ma 19 morti, tra cui molti ragazzi che andavano a scuola, saltati su un autobus a Gerusalemme, su cui era salito uno dei cinque kamikaze che da giorni erano ricercati. Purtoppo il mercoledì sera si sarebbe rinnovato il dolore, ci sarebbe stato di nuovo un minuto di silenzio, di nuovo il presidio per la donazione del sangue negli ospedali e nelledificio Binyanei Hauma, per un attentato a una fermata dellautubus ancora a Gerusalemme. Il Primo Ministro Ariel Sharon, che avrebbe dovuto aprire il Congresso Sionista, naturalmente non è venuto, è andato sul luogo dellattentato e poi ha riunito il Consiglio di Sicurezza. Il Congresso è iniziato ugualmente nonostante qualcuno abbia suggerito di interrompere tutto e andare sul luogo dellattentato e negli ospedali. La Sicurezza ha fatto sapere che la presenza dei delegati in questi luoghi avrebbe creato solo problemi ai soccorsi. Sono state organizzate allora visite limitate a pochi rappresentanti negli ospedali nel pomeriggio.
Nel pomeriggio del martedì ha provocato una grande emozione il discorso del Prof. Aharon Barak, il Presidente della Corte Suprema dIsraele, sul tema "Israele in quanto Stato ebraico e democratico che si attiene ai principi sionisti": egli ha dichiarato che il fondamento dIsraele come stato ebraico e democratico è la tutela dei diritti civili e sociali per tutti i cittadini dello Stato (ebrei, arabi, cristiani) e la tutela delle minoranze. È stato fischiato dalla destra religiosa e non, che lo ha anche insultato, mentre tutto il centro sinistra lo ha applaudito, si è alzato, lo ha sostenuto. Impressiona vedere che ci sono persone e gruppi che si oppongono ai diritti civili per tutti in nome di una religiosità che è ostile anche allebraismo laico e ai religiosi non di destra. È forte limpressione che da quella parte provengano idee antidemocratiche, teocratiche, e, è triste dirlo, contro lo Stato dIsraele rappresentato da un magistrato Presidente della sua Corte Suprema. La spaccatura nella sala era evidente, fischi e urla da una parte e applausi dallaltra; quando la destra applaudiva altri oratori il centro sinistra non urlava ma stava in silenzio. Questo ha mostrato una spaccatura nel paese, che non potrà che approfondirsi man mano che verranno proposte di pace e che, si spera, si andrà nella direzione di un accordo. Altri oratori, come lamericano Prof. Hertzberg, erano meno duri nei toni rispetto a Barak, ma pure essendo più a destra erano pragmatici e vedevano la pace come una prospettiva necessaria, mentre lex ministro del tesoro Yaacov Neeman era meno possibilista. La serata è stata dedicata alle vittime del terrorismo, con lintervento di una madre la cui figlia, dopo un attentato che le ha provocato danni al cervello, non è più autonoma ma è viva, e che ha ringraziato lAgenzia Ebraica per aver sostenuto le spese per il suo soggiorno nella città dove la figlia era ospedalizzata. Poi il Prof. Yehezkel Dror ha parlato delle "Strategie per approfondire la natura ebraico-sionista di Isreale", mentre il Prof .Sergio Della Pergola ha discusso il tema "Demografia ebraica in Israele e nella diaspora". Si è discusso poi della "Lotta contro lantisemitismo, lanti-sionismo e la xenofobia, e la delegittimazione dello Stato dIsraele con il Rabbino Michael Melchior (vice Ministro degli Esteri israeliano), e il Prof. Nachum Bergstein (membro del Parlamento uruguayano), ma purtroppo il livello della discussione era inferiore a quello raggiunto con Yehuda Bauer al seminario del Meretz.
Il mercoledì 19 cè stata una seduta plenaria per discutere il tema "La giovane generazione e il suo impegno nel processo decisionale sionista". Poi è intervenuto il capo dellopposizione Iossi Sarid (Meretz) facendo un discorso dopo un momento di riflessione sullatroce attentato molto simile a quello di Barak, e anche molto fischiato dalla destra. Il tema delle garanzie democratiche di tutti i cittadini dello Stato e della tutela delle minoranze, cosa quasi ovvia e già realizzata, purtroppo sembra un tema che va continuamente ribadito. Sarid ha poi portato lesempio dellopposizione di una certa destra religiosa alla possibilità che una donna russa non ebrea, il cui figlio è israeliano e serve attualmente nellesercito, possa venire in Israele per essere operata. Secondo Sarid ogni parente di immigrati in Israele che partecipano alla vita del paese difendendolo dovrebbe avere la cittadinanza israeliana. Lesercito è in Israele veramente il momento in cui si entra pienamente nella vita anche civile del paese, perché si partecipa alla lotta per la sua difesa e la sua esistenza, quindi alla sua libertà. Sarid ha parlato del fatto che bisogna cercare la pace. A chi lo contestava, a una persona in particolare, ha detto: "Se vedessi che faccia fai quando urli, non urleresti". Ha avuto molti applausi e molti fischi, che naturalmente si aspettava, a cui ha risposto con fermezza ribadendo le posizioni dellebraismo laico (ma ci sono anche arabi portati alla Knesset dal Meretz, e ebrei religiosi che si stanno avvicinando ad esso) e democratico. Quando si è avviato verso luscita è stato bloccato dalla destra che gli ha impedito di proseguire: è stato così costretto a uscire da unaltra parte. Poi è arrivato il Ministro della Difesa Ben Eliezer, che ha fatto un discorso, forse un po retorico ma molto commovente e molto sentito, in cui ha parlato dellatrocità dellattentato e del fatto che è stata decisa unazione antiterrorismo, a cui partecipano riservisti di tutte le provenienze, che ha appena visitato: è stato contento di vedere anche tanti russi e tanti nuovi immigrati. Ha terminato dicendo: continueremo, nonostante tutto, a cercare la pace.
In serata sono cominciati i lavori delle diverse commissioni, che dovevano poi portare al plenum le risoluzione accettate, anche con cambiamenti, e le iniziative di votum separatum delle diverse formazioni. Noi italiani presenti con il Meretz abbiamo partecipato alla commissione che si è occupata di discutere le risoluzioni sugli insediamenti, dove il Meretz ha spinto per togliere dalle risoluzioni ogni accenno alla "terra dIsraele" cercando di farlo sostituire con lespressione "Stato dIsraele". Purtroppo nel pieno dei lavori è arrivata la notizia terribile di un altro attentato a Gerusalemme, con sette morti, cè stato un minuto di silenzio e il dolore leggibile sul viso di tutti. Poi le telefonate per rassicurare le famiglie e per sapere se parenti o amici erano stati coinvolti. Qualcuno ha delegato un altro per votare al suo posto e è andato al presidio a donare il sangue. I lavori sono ripresi e sono stati portati a termine, con un risultato abbastanza buono per la sinistra, nonostante la presenza di un personaggio che indossava una maglietta con la scritta: trasferimento per gli arabi.
Il giovedì 20 il Primo Ministro Ariel Sharon (che attualmente è alla sinistra del Likud, mentre alla destra cè Netanyahu) è venuto al Congresso ed ha fatto un discorso commosso e molto equilibrato: ha detto che in tante guerre a cui ha partecipato non ha mai visto qualcosa di così terribile come i corpi straziati dellattentato di martedì, che Arafat è partecipe del terrorismo sostenuto da Siria, Iraq, Iran e che nonostante tutto "noi cercheremo la pace". Nonostante la "disciplina di partito", alcuni di noi hanno applaudito, perché in un momento così grave e di fronte a un discorso così sentito le divergenze politiche sono passate in secondo piano. Anche la sinistra è pragmatica per quanto riguarda le azioni antiterrorismo e non partecipa meno degli altri alla tragedia né sente meno la gravità della situazione. Alla fine del discorso di Sharon, quando stava andando via, tra le file del Meretz (le nostre) è stato innalzato silenziosamente uno striscione con su scritto "Sionismo è uscire dai territori". Questo ha provocato la reazione dei giovani di destra del Beitar, che si sono precipitati verso di noi con aria minacciosa. Cè stato un parapiglia, qualche spintone e qualche botta, con tutte le televisioni accorse e le immagini che facevano il giro del mondo (Sharon è stato contestato dalla sinistra israeliana!) un po di slogan da tutte e due le parti ("Quinta colonna", "Fascisti", "Pace") e poi tutto è tornato a posto. Ci si è avvicinato poi un amico australiano del Likud, una persona molto corretta, che ha detto a un americano del Meretz, che conosceva: "Avreste dovuto evitare, in un momento come questo, di fare contestazioni di fronte al Primo Ministro di tutto il paese". Lamericano ha risposto in modo un po imbarazzato, perché comprendeva perfettamente lobiezione, che nonostante tutto vanno manifestate, anche in momenti gravi, le proprie idee, mentre un israeliano ha risposto più duramente che potevano farlo essendo in un paese libero. Noi, un po perplessi (in effetti la manifestazione di unidea ampiamente condivisa ci sembrava fuori luogo in quel momento, si stava rientrando nei territori per unazione antiterrorismo anche se silenziosa e espressa solo dopo la fine del discorso di Sharon) e depressi, siamo andati a parlare con un vecchio attivista, Avraham Shomroni. Lui pensava che quelli del Beitar non avrebbero toccato uno dei "fondatori" dello Stato dIsraele, per cui aveva cercato di interporsi tra loro e i giovani, per poi scoprire che quella destra giovanile non avrebbe avuto remore a spintonare anche lui . Gli abbiamo chiesto che cosa pensava dello striscione, se era una cosa che andava fatta in questo momento. Lui ha risposto di sì, che andava fatta, anche in questo momento, che loro del Meretz e della sinistra non sono meno colpiti e tristi degli altri di fronte a ogni strage, che non sapeva se la soluzione che loro propongono avrebbe funzionato, ma che andava tentata. Nelle sue parole e nella sua speranza, forti e tragiche insieme, abbiamo trovato un rifugio, forse momentaneo, ai nostri dubbi, e abbiamo sentito un po di consolazione.
Ci sono poi state le elezioni delle cariche e dellesecutivo (che si riunirà ogni anno per quattro anni, fino al prossimo Congresso) e le votazioni delle risoluzioni; era visibile una forte spaccatura tra destra e sinistra, ma ha prevalso il centro sinistra (Avodà, Meretz, riformisti e Mercaz, centro). Poi tutti sono tornati a casa, nei diversi continenti.
Tamara Tagliacozzo e Davide Jabes