Israele

Il contadino d’estate vuole l’inverno

a cura di Giuseppe Tedesco

 

Mariella Ortona Kozer, in Israele da trentasei anni, vivaista e floricultrice, vive e lavora nel kibbutz di Ein Hamifratz. È nata a Torino nel 1944, dove si è diplomata all’Istituto Tecnico Sommeiller.

 

G.T. Ha scritto Israel: "il contadino d’estate vuole l’inverno e d’inverno vuole l’estate... Alla donna era stato detto – non occuparti dei figli, non far da mangiare, non cucire, ... tu vai a lavorare... poi, ... alle quattro del pomeriggio, ti godi i tuoi figli, la sera vai a mangiare al ristorante e non devi preoccuparti di niente –. Sono le giovani madri nate in kibbutz che hanno detto: – no, vogliamo che i nostri figli dormano vicino a noi, non ci fidiamo, e ci occuperemo noi di lavarli, di vestirli... In un certo senso, si è trattato di una rivoluzione femminista all’incontrario –". Che cosa offrite di diverso oggi ai vostri ragazzi?

M.O.K. Concludono il primo ciclo di università con laurea breve (tre anni) e poi più del 50% se ne va. Il K. non è per niente attrattivo per i giovani d’oggi. Loro cercano di fare la loro carriera. Il fatto di sentirsi liberi, lavorare per se stessi e non per la comunità dà più soddisfazione.

 

G.T. Che cosa vi manca in una collettività omogenea e protettiva?

M.O.K. Ci sono molte pressioni sociali difficili da fronteggiare. Lamentano la mancanza di privacy: una cosa che dà molto fastidio. Si sentono sottoposti a una lente d’ingrandimento e a un controllo sociale caratteristico dei piccoli centri.

 

G.T. Non possono mica diventare tutti ingegneri o dirigenti d’azienda...

M.O.K. C’è una selezione sociale negativa e i ben riusciti se ne vanno. Quelli che cadono ritornano con la coda fra le gambe, ma vengono riaccolti grazie ai genitori. Chi non riesce fuori, anche dopo essere ritornato a casa diventa uno così così.

G.T. Sognano l’America e dall’esterno qualcuno può sempre arrivare.

M.O.K. Non tendono a lasciare il Paese. Non esiste più accoglienza nei confronti di chi viene.

 

G.T. Sopravvive una qualche forma di nomadismo giovanile?

M.O.K. C’è chi cambia da K. privatizzati a colonie collettive, ma corre dietro alla sua coda. Fra dieci anni anche da lui succederanno le stesse cose.

a cura di Giuseppe Tedesco