Israele

A Mosca, a Mosca!

di Giuseppe Tedesco

 

Con stile pacato, e voci fin troppo sottotono, tre esperti di chiara fama si sono incontrati a Ravenna nel novembre del 2000 per informare e discutere di cooperazione collettivista in Israele. Due docenti universitari, Marco Maestro ed Enrico Luzzati, hanno ospitato, per così dire, il grande vecchio dei kibbutz, Israel De Benedetti. Si è parlato apertamente di crisi irreversibile e di inesorabile declino. Secondo Luzzati i fattori esterni sono stati motivi non necessariamente centrali. Egli ha fatto cenno agli atteggiamenti assai difformi dei vari governi. Quelli di sinistra "si erano mostrati sempre molto generosi", mentre i leader del Likud erano certamente "meno disponibili se non dichiaratamente ostili". Nel contempo "l’opinione pubblica è passata da un sentimento di completa approvazione ad uno di diffidenza e di sospetto". Ma più ha contato il malessere esistenziale interno. Negli insediamenti storici i coloni sono andati a vivere "in zone paludose, o aride: dove è stato necessario impegnarsi in una dura lotta; si sono trovati in prima linea nella difesa dei confini nazionali". Ora visitiamo "graziosi villaggi immersi nel verde... Le sfide della natura e dei nemici sono venute meno: ne consegue una messa in discussione del proprio ruolo". Marco Maestro ha soggiornato in numerose colonie in questi anni ed ha raccolto "soprattutto le lamentele, le disperazioni, le tristezze, le speranze" della gente.

"A Mosca, a Mosca!", sembra che dica il professore. "Il grande esperimento comunista... è stato il tentativo più continuo... e più coerente di introdurre elementi di egualitarismo nella conduzione economica... il sistema è fallito... nella capacità di fornire beni superiori per quantità e qualità, e maggiore libertà e possibilità per il singolo". Non si può dire che la comuna un po’ anarchica dei pionieri sionisti fosse un’ala politica del fronte comunista, o una sua filiazione, eppure "quando il fratello maggiore è crollato il fratello minore, negletto e maltrattato, ... il kibbutz, ne ha risentito in maniera drammatica... Il Movimento... era una forzatura (collettivista) nella forzatura (sionista)... Il sionismo ha vinto, (mentre il kibbutz) è in difficoltà".

Ospite d’onore, Corrado Israel ha fatto la parte del leone nel corso del convegno ricordando fasti e nefasti di cento anni di colonizzazione operaia, senza mai dimenticare gli eccezionali successi del movimento sul campo dell’onore, ma anche in quelli non meno significativi delle colture di orzo e di grano. Poi ha concluso melanconicamente: "C’erano due grandi nobiltà in Israele in quel tempo... c’erano libri di scuola in cui si leggeva: – Ho lo zio in kibbutz, il cugino e quando vado a trovarli sono felice – cosa di cui oggi quasi ci si vergogna... perché funziona finché i suoi membri lo vogliono... quando decidono che non gli va più, muore".

Giuseppe Tedesco

 

I Kibbutz: origini, evoluzione, stato e prospettive nell’ottica del processo di globalizzazione dell’economia, Ravenna, Circ., Cooperatori Ravennati, 2001, pp. 47 _ 3.