In ricordo di Rav Menachem Emanuele Artom

di Reuvèn Ravenna

 

In occasione del decimo anniversario della scomparsa del Rav. Dott. Menachèm Emanuel Artom z.l., la famiglia e la Chevràth yehudei Italya lepeulà ruchanith" hanno organizzato una serata alla sua memoria, il 26 giugno, ore 17 betamuz. Sono intervenuti, oltre ai familiari, amici di origine italiana o di altra provenienza.

Reuvèn Campagnano ha introdotto la serata con un limud nello spirito dello scomparso, traduttore di testi biblici, di tefilloth e di libri scientifici dall’ebraico all’italiano e viceversa. Campagnano ha citato esempi di bilinguismo in versetti biblici, in cui determinate parole si spiegano nel confronto con altre lingue.

L’architetto David Cassuto ha messo in rilievo il grande contributo di Rav Artom nel fissare i testi delle tefilloth del minhag Benei Roma usato nel Beith hakeneseth e in particolare nella correzione dei testi corrotti per Yom hakippurim del Mahazor di Bologna, che venne stampato esattamente quattrocento anni prima dell’inaugurazione del Beith hakeneseth degli italkim a Gerusalemme. Da ricordare pure la liturgia per l’yom ha’ azmauth, tra le prime adottate nel Paese.

David, il figlio maggiore del Rav Menachèm, ha rievocato un capitolo poco conosciuto della vita di suo padre. All’inizio della ultima fase del mandato britannico, che portò di lì a poco alla Guerra di indipendenza, Rav Artom fu assunto in un ufficio governativo. In quei giorni, parallelamente alla sua attività di funzionario di precetto, passò all’intelligence dell’Haganà informazioni preziose sui movimenti delle truppe britanniche, guadagnandosi una grande stima da parte dei servizi dello "Stato in marcia".

La figlia Nomi Goldenberg ha ricordato i vari campi in cui si segnalò Rav Artom, sia nell’attività pubblica, sia in quella specificatamente spirituale e scientifica, e ne ha tracciato la figura di Padre e nonno amoroso.

Il prof. Alfredo Mordechai Rabello, basandosi sul racconto della morte di Rabbì Hananià ben Tardiòn, il cui martirio fu prolungato dai romani che posero pezze di lana intrise d’acqua sul suo cuore mentre le fiamme lo avvolgevano, ha illustrato come l’halachà odierna ha tratto conclusioni riguardo al distacco o meno dagli apparecchi di respirazione artificiale degli ammalati terminali, ponendo l’ebraismo rabbinico in posizioni d’avanguardia in determinati campi della bioetica.

Secondo la tradizione, la serata si è conclusa col kaddish da Rabbanan e la tefillath arvith.

Reuvèn Ravenna