Leo Levi e le tradizioni musicali degli ebrei italiani

di Reuvèn Ravenna

 

Il tempo vola! Così ho pensato entrando nel Beith ha-keneseth italiano di Gerusalemme, il 29 maggio – 18 sivan dove, in tanti, da tutto il Paese, ci siamo ritrovati, in occasione della presentazione del CD, scelta di canti sinagogali e tradizionali (42, meno di un sesto) delle registrazioni effettuate negli anni Cinquanta nelle comunità italiane da Leo Levi.

Sono trascorsi poco più di due decenni da quando abbiamo accompagnato all’ultima dimora l’amico e il compagno di tante battaglie, il venticinque aprile, se non erro, che quell’anno era all’antivigilia dell’Yom Ha-‘Atzmauth, date significative nella vita di Leo. Da allora, in varie occasioni, abbiamo considerato come onorare degnamente la sua memoria.

Va a merito del Centro per la ricerca della musica ebraica presso l’Università di Gerusalemme che in accordo colla Accademia di Santa Cecilia, proprietaria delle registrazioni della Collezione L. Levi, ha offerto agli studiosi e al pubblico questa antologia, prima di una serie, come si auspica. Con commozione abbiamo riascoltato voci di persone care e canti profondamente radicati nella nostra memoria...

Poco tempo fa mi è stato chiesto di tracciare, in sintesi, la personalità di Leo. Ho risposto che per i posteri contano soprattutto le opere degli uomini. La serata in rechov Hillel, evento musicale, ha messo in evidenza come l’"opus magnum" dell’infaticabile registratore delle tradizioni melodiche delle nostre comunità, e in seguito di altre religioni ed etnie, rimane l’eredità più preziosa lasciataci da Leo. I colleghi musicologi, Prof. Israel Adler e Prof. Edwin Serussi, hanno rievocato, il primo il lavoro comune al Centro di ricerca musicale, mentre il secondo ha tracciato i programmi che estenderanno l’opera di Leo, in collaborazione con la società Yuval di Milano. Il dott. Ariel Rathaus ha sottolineato la prospettiva storico-letteraria dei Pyutìm della tradizione italiana.

Come ha ricordato nella presentazione della serata il Prof. Sergio Della Pergola, Presidente dell’Istituto di ricerche sull’ebraismo italiano, Leo Levi è stato per almeno due generazioni una delle figure salienti, e – aggiungo – più dibattute, dell’ebraismo italiano, in Golà e in Erez Israel. La figlia Iemima Rosenthal lo ha rievocato, inquadrandolo nella cornice familiare e Aharon Cohen, più che mai italkì "ad honorem" ha ricordato la calda amicizia con Leo, al di là delle divergenze e delle differenze. I presenti, a seconda della loro età, hanno seguito Leo dai tempi giovanili dei primi Campeggi anni Trenta o dagli inizi della sua esistenza, con Linda, in Erez Israel, mentre era impegnato ad accogliere i primi ‘olim dall’Italia, o dalle innumerevoli shelihuiot dal dopoguerra, contrassegnate da "opere" quali i rinnovati Campeggi della "sua" FGEI e l’Histadderuth ha-morìm, improntate da una costante fedeltà alla Tradizione e da una apertura umanistica nei confronti dei grandi problemi della nostra epoca.

A fine serata è stato molto spontaneo concludere la riunione, proprio in quella sede, con l’Arvith, recitata da David Cassuto. Per un istante mi è parso di vedere Leo entrare nel Beith hakeneseth, in ritardo secondo l’inveterata abitudine, per apostrofarci, con salaci battute, di smetterla con "dinosaurate" in suo onore... Poi, risvegliandomi bruscamente, mi sono ricordato che la città, che dovevo traversare per il ritorno a casa, era in stato di "massimo allarme" per un paventato attacco di kamikaze palestinesi.

Reuvèn Ravenna

 

Tradizioni Musicali degli Ebrei Italiani. Dalla collezione di Leo Levi (1954-1961), Selezione e note di Francesco Spagnolo, Centro di Ricerche sulla Musica Ebraica – Università Ebraica di Gerusalemme – Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma, Gerusalemme – Roma 2001. Acquistabile a Torino presso la libreria Claudiana (Via S. Pio V) e a Milano presso "Yuval" (Via Guastalla, 19).