Una lettera all’UCEI
MOKED 5765 -
Dalla generazione
dimenticata
Qualche settimana fa mi è arrivato un pieghevole: Mokéd autunno 5765: Un secolo di gioventù ebraica in Italia.
Bello, ho pensato. L’occasione per rivedere molti amici e per ripercorrere gli anni dell’impegno nella FGEI, un’esperienza entusiasmante.
Ho aperto il pieghevole: pazzesco!
La storia della FGEI verrà tracciata da Robi Bassi che è stato in consiglio esecutivo dal ’52 al ’55, Clelia Piperno Segretario Generale dal ’75 al ’78, Dario Bedarida Segretario Generale dal ’83 al ’84.
Poi più nulla, fino ad oggi.
Mancano 10 anni di storia, manca la nostra storia.
In quegli anni, i famigerati anni ’80, la FGEI ha organizzato campeggi con centinaia di partecipanti e ha fatto raduni di alto profilo culturale. Citiamo ad esempio "la diaspora e Israele: critica come diritto, dovere o divieto?" con Fiamma Nirenstein (Epoca), Paolo Mieli (La Stampa), M. Semò (Liberation), H. Liberanome (Haarez); "Minoranza e cultura dominante: ghettizzazione, integrazione, interazione – l’esperienza ebraica" con Michel Monyt,Gabriel Levi,Enzo Campelli, Moni Ovadia; "Democrazie ed ebraismo" con Gianfranco Disegni, Amos Luzzatto, David Bidussa, Benedetto Carucci, Alberto Somekh; "La torà: libro rivelato o narrazione di un popolo?" Con Ugo Caffaz, Giulio Tedeschi, Benedetto Carucci.
Siamo stati promotori della manifestazione contro la visita a Roma del presidente della Repubblica austriaca Kurt Waldheim.
Abbiamo preso parte attivamente ai lavori del Congresso Straordinario dell’Unione che ha approvato il nuovo statuto dell’UCEI.
Abbiamo preso parte alla discussione sulle intese e sull’otto per mille.
Presenti nel CIGRI (Centro Italiano Giovanile Relazioni Internazionali) dalla sua fondazione, ci è stato affidato il compito di redigere il documento con cui la delegazione italiana si è presentata al Festival Internazionale della Gioventù (Piong Jang - Corea del Nord 1988).
Abbiamo organizzato il quarantennale della federazione che ha visto la partecipazione di più di 700 ebrei italiani di tutte le età.
In quegli anni la FGEI ha prodotto tre pubblicazioni: "Quarant’anni 1949 – 1988", "2 ebrei 3 opinioni ... 1 keilà", "Meditate che questo è stato – testimonianze di reduci dai campi di sterminio" edito da Giuntina e distribuito con l’Unità insieme al film "La tregua" di Rosi.
Dal 1986, dopo anni di silenzio, è stata ricostituita la redazione di Ha-Tikwà, organo della federazione, che da allora è sempre uscito con regolarità.
Siamo stati impegnati nel Comitato Scuola e Costituzione.
Siamo stati impegnati nei comitati contro il razzismo e abbiamo partecipato all’organizzazione di molte manifestazioni con le più varie associazioni italiane (in occasione dei fatti di Carpentras, a sostegno della libertà degli ebrei siriani).
Siamo stati presenti nelle piccole Comunità.
Abbiamo sempre mantenuto i rapporti con l’EUJS e con il WUJS, partecipando alle iniziative con nostri rappresentanti.
Abbiamo avviato e portato a termine con un lavoro di quattro anni, non senza difficoltà e lacerazioni, la riforma statutaria che ha consentito di costituire l’UGEI, riunendo sotto un’unica federazione tutti i movimenti, i gruppi, i singoli giovani ebrei d’Italia.
Sono stati anni di impegno, di scontri interni alla FGEI e interni al mondo giovanile ebraico.
Sono stati anni in cui la FGEI ha rappresentato un riferimento all’interno del mondo giovanile italiano non ebraico.
Sono stati anni importanti per centinaia di giovani ebrei di tutta Italia, ebrei di destra e di sinistra, laici e religiosi, che hanno creato e partecipato alle attività, che hanno discusso ai Congressi fino a notte, che hanno studiato nei gruppi di lavoro ai raduni e ai campeggi, che sono stati insieme e si sono divertiti.
Noi ci abbiamo creduto fino in fondo dedicandoci il meglio delle nostra energie, e anche se oggi prevale l’amarezza nel vedere che tutto questo è stato dimenticato, rimaniamo convinti di aver interpretato al meglio il ruolo storico della FGEI come momento alto di incontro tra i giovani e come attore del dibattito culturale e politico dell’ebraismo italiano.
Molti di noi hanno trasferito il bagaglio di esperienza civile e democratica accumulato in quegli anni nelle istituzioni ebraiche come da tradizione consolidata della FGEI, e tutti insieme ci chiediamo come mai la nostra storia non ha trovato dignità di rappresentazione.
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