Mostra
Shiviti
Augusta Porta Czikk
A
Praga, da qualche settimana, c’è alla Galleria Guttmann, situata dietro alla
Sinagoga Spagnola, una mostra molto particolare. Si tratta di una collezione di
Shiviti, Mizrah e Zeh ha-shulhan non rituali, ma che aggiungevano religiosità e
ornamento ai riti delle sinagoghe e delle case degli ebrei più osservanti. Sono
dipinti o incisioni che recano testi d’augurio per l’anno nuovo, per una
nascita o una circoncisione. Sono “Shiviti” che trovano posto vicino
all’Arca Santa di fronte al Cantore e recano la scritta in ebraico:” ho
posto il Signore sempre davanti a me “(shiviti = ho posto) in riferimento al
salmo 16:8 per ricordare l’onnipresenza di Dio, seguirne i Comandamenti in
ogni azione e quindi evitare il peccato. Infatti la mostra di Praga ha come
sottotitolo : Coloro che vedranno questa immagine non potranno peccare.
L’introduzione
delle “Shiviti” nei riti religiosi dell’Europa centrale e orientale si fa
risalire alla fine del diciassettesimo secolo, ma solo nel diciottesimo e
diciannovesimo secolo divennero di gran moda non solo tra le agiate famiglie
ebraiche ma anche, seppur non frequentemente, tra i non ebrei, poiché spesso si
trattava di opere eseguite da pittori famosi o ricami su tessuti preziosi di un
artigianato artistico. I motivi dipinti o ricamati venivano dalla tradizione
ebraica: Mosé con le Tavole della Legge con a fianco Aronne , la Menorah, i
fiori, gli uccelli,le aquile e i leoni, i cervi e i serpenti : tutti simboli del
bene e del male tipici della iconografia ebraica.
La
più vecchia shiviti di questa collezione reca la data del 1772. Gli ebrei
ashkenaziti usavano impreziosirle con grandi cornici d’argento sbalzato e
spesso le usavano come amuleti a protezione della loro casa e soprattutto dei
loro bambini.
La
maggior parte di queste shiviti proviene dal vecchio museo ebraico di Praga, ma
è difficile riuscire a sapere particolari sul come e sul dove si siano potute
nascondere e salvare perché , come ormai ci succede spesso quando visitiamo
vecchie sinagoghe in terra boema o morava, tutto è in mano a non ebrei. Sono
persone cortesissime e contente di poter spiegare la poche cose che sanno, ma
nessuna è in grado di dare spiegazioni esaurienti, se non per dire, come c’è
toccato in piccole città o villaggi, che sì ci sono le sinagoghe e i vecchi
ghetti, ma gli ebrei non ci sono più, tutti deportati e nessuno tornato. Ma di
queste bellissime sinagoghe, degli antichi meravigliosi cimiteri e dei ghetti in
via di restauro parlerò una prossima volta.
Augusta
Porta Czikk