Israele

 

La sfida di Zippi Livni

di Israel De Benedetti

 

Mercoledi 17 settembre, alle primarie di Kadima, il ministro degli esteri nel governo Olmert, Zippi Livni è stata eletta a nuovo leader del partito, nuovo primo ministro d’Israele in pectore. In prima serata i vari sondaggi davano la sua per una vittoria clamorosa, con 10 punti di differenza tra lei e Shaul Mofaz. In realtà, alla resa de conti il divario è sceso all’1% e Zippi Livni è stata eletta con 431 voti in più del suo avversario.

Questa vittoria è indubbiamente dovuta al fatto che dopo tutte le indagini (forse domani capi di accusa) nei confronti di Olmert, la Livni si presenta come persona integra dalle mani pulite. D’altra parte il risultato da non sottovalutare di Shaul Mofaz dimostra sia la validità della sua organizzazione nel portare la gente a votare, sia forse anche la volontà di una grossa fetta degli elettori primari del Kadima di appoggiare una eventuale svolta a destra del partito.

In ogni caso per la Livni è questa una vittoria di Pirro, cui è seguita, meno di 24 ore dopo, la dichiarazione di Mofaz di un ritiro "temporaneo" dalla politica. Ora i commentatori politici si chiedono quale strada sceglieranno Mofaz e coloro che lo hanno sostenuto. Tra le varie opzioni non si esclude quella di un ritorno al Likud, il che segnerebbe con ogni probabilità la fine del Kadima. Oppure decideranno di rimanere nel partito ma di rinforzare dall’interno una opposizione alla nuova leader. Negli ultimi giorni si è sparsa la voce che dopo le feste Mofaz tornerà a coprire il suo seggio alla Kenesset e la poltrona da ministro.

In ogni caso, la decisione di Mofaz è stata una mazzata non indifferente per la Livni, ed è probabile che nei prossimi giorni lei e i suoi collaboratori tenteranno ogni via possibile per farlo rientrare nei ranghi del partito. Nel caso che Mofaz non receda dalla sua decisione, sarà ben difficile per la Livni contenere le richieste degli eventuali partiti di governo ed è possibile che alla fin fine si deciderà di andare ad elezioni anticipate.

Alcuni commentatori politici in Israele hanno definito Kadima come il partito che raccoglie tutti: quelli che non hanno una idea precisa in nessun campo, quelli che non sanno decidere se scegliere la via della pace e del ritiro dai territori o continuare a tenersi tutto, quelli che non sanno decidere se favorire una politica sociale che aiuti le classi povere o se, per esempio, seguire quanto dice Netanyahu, cioè che diminuire le tasse ai ricchi porta alla prosperità del paese tutto. Mentre Sharon nella sua ultima fase aveva imboccato una strada ben precisa che avrebbe dovuto portare alla restituzione di territori in cambio della pace, incurante delle critiche e degli attacchi della destra, Olmert nei suoi due anni di governo ha promesso molto a tutti (ultimamente anche alla Siria) ma nella realtà di fatti se ne sono visti molto pochi.

Dopo aver dichiarato ultimamente che Gerusalemme non si tocca, Zippi Livni avrà il coraggio e la volontà di rifarsi all’ultimo Sharon e non a Olmert ? Avrà il coraggio di cercare appoggi da parte di coloro (e non sono pochi) che sostengono che il tempo non lavora a favore di Israele, ma al contrario lo ostacola? Avrà la forza di portare avanti quelle trattative con l’Autorità Palestinese cui ha partecipato in prima persona negli ultimi mesi ?

Oppure questo partito, il Kadima, nato come una grossa bolla di sapone attorno alla figura carismatica di Sharon, rischia ora di sgonfiarsi? In questo caso i laburisti e il Likud si divideranno i resti, e certo il Likud ne raccoglierà un numero maggiore.

Una cosa sembra certa: Zippi Livni farà di tutto per mantenere la coalizione governativa attuale e per evitare elezioni anticipate. Nella speranza di essere in grado in futuro di battere Netanyahu (su Barak nessuno si fa illusioni!), ha bisogno di mesi, forse di tutti e due gli anni che mancano alla data ufficiale delle prossime elezioni per dimostrare con i fatti che qualcosa cambia. Se tirerà avanti con le parole e non con i fatti, se si dimostrerà un leader di quelli che non sanno decidere, ha poche speranze di vincere la futura battaglia contro una destra che sa chiaramente in tutti i campi cosa vuole.

Ma non è solo nel campo della politica estera, nel campo della difesa di Israele – con un Hamas che si rafforza e un Iran che minaccia – che Livni dovrà cimentarsi: nell’agenda del nuovo Primo Ministro ci sono altri problemi, prima di tutto quello di far fronte alla crisi economica mondiale che prima o poi arriverà anche in Israele. Anche se vari commentatori ed economisti sostengono che l’economia del paese è sana, è chiaro che le esportazioni diminuiranno e con queste la crescita del PNL. Il governo di Olmert ha approvato con pochi voti di maggioranza la nuova Finanziaria per il 2009, ma le opposizioni non sono mancate e alla Kenesset ci sarà battaglia.

Appoggerà Livni le richieste del ministro del tesoro, uno dei suoi migliori alleati in questa campagna elettorale, aumentando le tasse universitarie? O riuscirà a trovare un decoroso compromesso che accontenti le due parti ?

E come reagirà di fronte alle richieste del Shas di aumentare le sovvenzioni ai bambini e a quanto pare di cambiare il ministro del tesoro, innalzando quello attuale alla carica rimasta libera di ministro degli esteri?

Barak, il giorno dopo la elezione della Livni, si è incontrato per sua iniziativa con Netanyahu per proporgli un governo di unità nazionale. Manovra strana e incomprensibile, dato che Bibi ha tutto l’interesse a impedire la formazione di un nuovo governo per andare subito ad elezioni anticipate.

La logica dice invece che i partiti della coalizione di Olmert (Laburisti, Pensionati e Shas) non hanno alcun interesse ad andare ad elezioni anticipate, e questo potrebbe dare alla Livni la opportunità di contenere le loro richieste senza pericolo di perdere la maggioranza.

Oggi sono passate 24 ore da quando il Presidente Peres ha affidato ufficialmente alla Livni l’incarico di formare il nuovo governo: hanno appoggiato la candidatura Kadima i pensionati e…il Merez (!!!), mentre alcuni esponenti dei partiti arabi hanno parlato della possibilità di sostenere dall’esterno un governo guidato dalla Livni. Barak ha telefonato per congratularsi e a quanto pare anche i laburisti appoggeranno il nuovo governo. Per ottenere l’appoggio indispensabile del Shas la Livni dovrà trovare un compromesso per modificare la Finanziaria. In ogni caso ha fatto sapere che dei 28 giorni che le spettano di diritto per presentare un nuovo governo ne sfrutterà solo 10: se in questo lasso di tempo non ci riuscirà, si andrà ad elezioni anticipate.

Per quanto la realtà politica in Israele si modifihi di ora in ora, oggi, 23/9/2008, mi sembra che dopo tutti gli zigzag, la Livni possa alla fin fine riuscire a costituire un governo di coalizione di centro-sinistra moderata.

Israel De Benedetti

Ruchama, 23/9/2008

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