Confronti

 

Notai e sindaci

 di Beppe Segre

 

Un caro amico, che per motivi di lavoro si occupa di contratti, mi ha segnalato, per curiosità, il testo di un vecchio atto. Si tratta di un accordo tra familiari per l’amichevole divisione di alcuni beni immobili situati nella campagna. Le persone interessate sono impiegati e insegnanti, uno è Segretario Comunale. Un normale documento di routine: “L’anno millenovecentoquarantotto il giorno quattordici aprile … nel mio studio notarile sito al secondo piano … sono comparsi i signori ... Detti signori comparenti che si dichiarano cittadini italiani di razza ariana aventi il domicilio fiscale nel Comune di loro rispettiva residenza, e della cui identità personale sono io Notaio personalmente certo ...”. Ohibò, non capiamo perché mai, nell’anno 1948, quei signori dovevano assicurare il Notaio di appartenere alla razza ariana. Già quattro anni prima Regi Decreti Legge avevano provveduto alla reintegrazione dei diritti civili e politici degli ebrei. E la Costituzione Italiana non afferma solennemente che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?

Possiamo solo immaginare un errore e fantasticare su come sia potuto avvenire. Forse una segretaria indaffarata ha ricopiato le burocratiche formulazioni di un contratto preesistente, battendo veloce sulla vecchia Remington dell’ufficio, senza riflettere che la normativa era cambiata. Nella rilettura dell’atto, il Notaio si sarà accorto dell’incongruenza, ma forse era tardi, la segretaria doveva scappare a prendere il bambino all’asilo, magari gli acquirenti risiedevano lontano, non potevano ritornare e avevano urgenza del documento.

Magari qualcuno avrà sorriso imbarazzato, mormorando che in fondo quella precisazione appariva bizzarra ma era inoffensiva, non aveva effetti pratici. E in fondo non era neppure sbagliata, in realtà era proprio così, nessuno dei presenti era ebreo, il problema non li toccava.

Oggi non riusciamo a concepire come il Notaio abbia potuto sottoscrivere quel contratto, cui era rimasto attaccato un residuo di legislazione razziale. 

Eppure, riflettiamo stupiti e increduli, in quell’anno la Costituzione era già in vigore.

Nell’agosto 2009 il Sindaco del Comune di Varallo Sesia ha emesso un’ordinanza che vieta di indossare nelle piscine e lungo i fiumi e i torrenti del territorio comunale il costume intero aderente ai dettati della tradizione mussulmana che lascia scoperti solo viso, mani e piedi. La Costituzione – è vero – dichiara che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. “Ma qui si tratta di difendere i bambini che potrebbero spaventarsi alla vista di una donna mascherata” spiega serafico il sindaco. E il costume non è completamente vietato: chi proprio lo vuole, potrà sempre utilizzarlo nella vasca da bagno a casa propria. E poi nessuno tra di noi è mussulmano, vero?, e dunque il problema non ci tocca.

Chi nel futuro rileggerà i giornali dell’estate 2009 non riuscirà a concepire come sia stato possibile che un Comune dell’Italia democratica abbia potuto emettere un atto razzista, limitativo di un diritto, utile solo a deridere e umiliare chi ha abitudini diverse dalle nostre.

Eppure, rifletterà stupito e incredulo, in quell’anno la Costituzione non era ancora stata modificata.

Episodi minimi. Certo, quello di allora consisteva solo in una questione di forma, ma nessuno rifiutò il documento sentendo come intollerabile e disumano il richiamo alla razza ariana. Certo, quello di oggi si riferisce unicamente alla possibilità di accedere alla piscina di un piccolo comune, ma tutti noi accettiamo, senza troppo clamore, la vergogna che ad altri cittadini siano negati diritti che a noi sono riconosciuti.

Entrambi ci aiutano a riflettere sul fatto che il razzismo si diffonde nell’indifferenza e grazie all’indifferenza.

Beppe Segre