Giorgina Arian Levi
Una nuvola di capelli bianchi
di Pietra Selva
Giorgina compare dalla sua cameretta, e ti viene incontro, elegante, una nuvola di capelli bianchi ben curati, gli occhi curiosissimi e un sorriso aperto che dissipa ogni imbarazzo o paura di disturbare una signora della sua età. La segui, già a tuo agio, ti siedi con lei e comincia un parlare fitto, fitto, di qualsiasi cosa, della politica, del teatro, dei sogni, dell’amore, delle donne, dei giovani, lei è informatissima, se non sa chiede domanda, prende appunti per potere approfondire; l’ascolto attento e il generoso esporsi sempre, sempre donare idee, concetti, punti di vista, materiali, che t’aprivano altri mondi. La ricordo così, bella e intensa. Giorgina poteva essere la sua storia straordinaria, essere testimone di un’epoca, sarebbe bastato. Invece non ha mai rinunciato a vivere fino in fondo nel mondo, tra la gente, portando tutta la sua passione umana, politica, civile. Avrebbe potuto sentirlo lontano questo mondo, sorprendentemente lo capiva e lo afferrava a piene mani, offrendo con semplice senso di cittadinanza il suo contributo prezioso, generoso, fuori da schemi ideologici. Ho avuto il privilegio di conoscere Giorgina nel 1992, da quando decise di seguire un mio spettacolo sulla Shoà, che le era piaciuto, come testimone di quei terribili anni, regalando a me e alla mia compagnia una presenza, sera dopo sera o le mattine per le scuole, straordinaria, raccontando ai ragazzi o al pubblico che conquistava, pezzi della nostra storia più recente e controversa, attraverso la sua storia personale.
È stata ed è una Maestra Giorgina, indomita dolcissima donna. Per sempre mi mancherà la sua affettuosa generosa amicizia.
Albert Camus affermò, che, esistendo nella vita la bellezza e gli oppressi, nel suo operare, avrebbe cercato di essere fedele ad entrambi. Giorgina lo ha fatto.
Pietra Selva
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