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Benvenuti al Sud

di Tullio Levi

 

Fino a pochi anni fa si pensava alla piccola Comunità di Napoli come alla più meridionale presenza ebraica nel nostro paese e al sud della penisola come ad un territorio praticamente privo di ebrei, essendo essi stati violentemente sradicati all’inizio del XVI secolo, poco tempo dopo la cacciata dalla Spagna. Oggi si assiste al fatto che tanto in Sicilia quanto in Calabria e in Puglia è in corso un processo di riemersione dell’ebraismo dalle molteplici sfaccettature, di notevole rilievo e forse troppo poco conosciuto. È soprattutto in Puglia che questo fenomeno è particolarmente rilevante e si sta via via consolidando su basi serie e promettenti. La Sinagoga “Scola Nova” di Trani ne è una tangibile testimonianza: la vicenda di questo edificio, che fu Sinagoga fino ai primi anni del sedicesimo secolo, che venne trasformata in chiesa cattolica - tale restando per i successivi cinquecento anni - e che infine, pochi anni or sono, fu recuperato al culto ed alle attività ebraiche, costituisce un simbolo di ciò che sta accadendo in questa parte del paese in cui un ebraismo da secoli soffocato o costretto alla clandestinità sta non solo riemergendo, ma sta riaffermando con orgoglio la sua presenza millenaria e intende rivendicare quella visibilità che a lungo gli è stata impedita.

Il successo che la settimana di arte, cultura e letteratura ebraica denominata Lech Lechà, che anche quest’anno, com’è ormai tradizione, si è svolta nell’ultima settimana di agosto interessando numerosi centri della regione, evidenzia da un lato lo spessore culturale che sottende a questo processo e dall’altro l’attenzione e l’interesse che esso suscita sia a livello istituzionale - locale ed ebraico - che a livello partecipativo. Nella presentazione della manifestazione, la locuzione “Lech Lechà” è stata significativamente tradotta con “Va’ verso te stesso”, a sottolineare lo spirito che la anima.

Dal 25 Agosto al 2 Settembre nelle città di Barletta, Brindisi, Manfredonia, San Nicandro, Sogliano Cavour e soprattutto Trani è stato tutto un susseguirsi di eventi che hanno coinvolto un vastissimo pubblico fatto di ebrei, “mezzi ebrei”, aspiranti, simpatizzanti e comuni cittadini, cui hanno partecipato numerosi rabbini italiani, docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura e delle arti. Nelle più diverse location - biblioteche, librerie, sale e saloni di rappresentanza, etc. - si sono susseguite tavole rotonde, lezioni, conferenze, concerti, proiezioni di film. Sono state organizzate visite guidate alle giudecche ed alle altre testimonianze della presenza ebraica di cui la regione è particolarmente ricca. Un celebre ristorante di Trani è stato opportunamente kasherizzato e con altrettanto scrupolo sono stati preparati i rinfreschi che spesso accompagnavano gli eventi culturali. Ma l’aspetto più significativo di questa settimana ebraica pugliese è stato quello di aver trasformato la Sinagoga di Trani in una vera e propria Yeshivà in quanto, oltre alle tefilloth quotidiane - ivi comprese le selichoth del mese di Elul - si sono svolte ininterrottamente lezioni di halakhà, di storia e di pensiero ebraico. Questi, a titolo di esempio, alcuni degli argomenti trattati:

- Prescrizioni alakhiche per Rosh Ha-Shanà, Kippur e Succot

- Norme della Teshuvà del Rambam

- Aspetti della kasherut nei processi di lavorazione industriale

- Il pluralismo ebraico alla luce del pensiero di rav David Hartman z.l.

- La halakhà e le donne

- Fonti e testi per il ritorno degli anusim (marrani) all’ebraismo nella Amsterdam del ’500/’600

- Il libro di Giona

- Il pensiero ebraico del diritto al lavoro

- Il pensiero di rav Dov Soloveitchik

- La posizione degli anusim nella Halakhà

- Lezioni di Talmud

 

L’anima di questa complessa macchina culturale è Francesco Lotoro, un musicista noto in tutto il mondo per la sua instancabile opera di ricerca, recupero e divulgazione della musica concentrazionaria, ma che da anni si dedica con altrettanta passione e perseveranza alla rinascita dell’ebraismo pugliese. Un lavoro, il suo, a lungo solitario e spesso incompreso ma che sta finalmente ottenendo il meritato riconoscimento ed il dovuto supporto. L’Unione delle Comunità ha infatti dimostrato di credere in quanto sta accadendo nel sud dell’Italia ed ha creato un apposito ufficio diretto dal Maskil Gadi Piperno con lo scopo di monitorare e di indirizzare opportunamente il processo in atto. Inoltre la Comunità di Napoli, la cui competenza territoriale si estende a tutto il meridione, ha come rabbino capo una personalità quale rav Scialom Bahbout che è particolarmente sensibile alle problematiche legate al recupero dei cosiddetti “dispersi” e che in tale attività si spende in modo davvero infaticabile ed encomiabile. Infine anche l’Istituto “Amiel” diretto da rav Eliahu Birnbaum segue con attenzione l’evoluzione della situazione ed ha un proprio shaliah - attualmente rav Pinchas Punturello - che visita periodicamente i centri del sud dell’Italia, facendosi interprete delle esigenze che via via vanno emergendo. Il tutto nel contesto di una gestione coordinata ed efficiente. In questo territorio infatti, in particolare in Calabria ed in Sicilia, operano anche altri rabbini di diversa estrazione, che però procedono al di fuori delle istituzioni ufficiali dell’ebraismo ortodosso, la cui azione non manca di suscitare riserve: ma di quest’altra realtà, pur consistente, a Lech Lechà non vi è stata traccia.

Essendo stato invitato a partecipare ad alcuni eventi, nei numerosi contatti intercorsi, ho avuto modo di toccare con mano la realtà di un mondo pressoché sconosciuto ma di grande fascino: un mondo fatto di persone che hanno riscoperto le proprie radici ebraiche in tradizioni famigliari - talvolta minimali - ma di certa derivazione; un mondo fatto di persone che si stanno avvicinando all’ebraismo nei modi più disparati: alcuni che hanno già compiuto il proprio ghiur ortodosso a conclusione di un percorso serio ed approfondito; altri che lo stanno compiendo o che hanno intenzione di intraprenderlo; ed altri ancora che intendono rimanere ciò che sono, orgogliosi della propria identità, della propria specificità e della storia della propria famiglia: peculiarità che in un qualche modo, difficilmente definibile, ambirebbero a vedersi ufficialmente riconosciute.

Per quanto poi riguarda la Calabria, è particolarmente attiva un’altra personalità molto sensibile alle problematiche e alle esigenze di quella che, a buon diritto, si considera una componente non secondaria della storia e della società locale ed è Roque Pugliese: un medico di Palmi il cui lavoro, in una unità di pronto soccorso a mezzo di elicottero, lo conduce ovunque nella regione e lo porta a scoprire tracce di presenze e di tradizioni riconducibili all’ebraismo, in contesti talvolta remoti ed assolutamente impensabili. Ed anch’egli, proveniente da una famiglia ebraica la cui storia si snoda tra Alessandria, l’Argentina e la Calabria, è uno degli artefici di questa incredibile riemersione, le cui prospettive sono di grande interesse ed a cui è bene prestare la massima attenzione.

Sarebbe anche auspicabile che a questo fermento che sta interessando il sud Italia si dedicasse uno studio di storia orale ed una ricerca approfondita, affinché una così peculiare pagina di storia ebraica italiana venisse adeguatamente documentata e di essa restasse traccia.

Tullio Levi

La Sinagoga Scolanova di Trani

   

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