Israele

 

I silenzi di Bibi

 di Israel De Benedetti

 

Le ultime elezioni in Israele si sono svolte a fine gennaio del 2013: da allora sono passati nove mesi e si potrebbe forse fare una pausa ed esaminare meriti e demeriti di questo governo.

Dalla sua elezione a capo del governo a oggi, Bibi Netanyahu ha saputo sfruttare alla perfezione a tutto suo vantaggio due impostazioni politiche: il pericolo persiano prima e la crisi delle armi biologiche in Siria dopo. Ora, se l’accordo tra Russia e Stati Uniti sarà messo in pratica, il nostro primo ministro tornerà a sventolare il pericolo iraniano. Sventolare con discorsi e interviste, in cui ci terrà a sottolineare che Israele non ha paura di niente e può arrangiarsi da sola, in ogni caso.

Tutto questo permette al nostro primo ministro di ignorare gli altri problemi che assillano quotidianamente la nostra società: i problemi economici, quelli sociali, e in primis le trattative con i palestinesi.

In economia, il neo ministro del Tesoro Yair Lapid si è trovato davanti a un buco di quasi 40 miliardi di shekel e ha dovuto darsi da fare per riempire in qualche modo questo deficit enorme. Dimenticandosi delle sue promesse all’elettorato, ma seguendo la linea del governo destrorso, ha cercato di riempire il vuoto con tasse che colpiscono tutta la popolazione, dall’aumento dell’IVA, alla diminuzione degli assegni famigliari per ogni bambino. In questo modo ha potuto fare rapidamente risparmi sul bilancio, a spese soprattutto della popolazione povera, con la promessa che in futuro aumenterà anche le tasse ai ricchi, e sui guadagni delle grandi società. Il numero dei poveri è in aumento, ma sono loro a salvare le casse dello stato. È vero che fino ad oggi la situazione economica del paese, rispetto per esempio all’Italia, è indubbiamente migliore, il tasso di disoccupazione è inferiore al 7 %, ma aumenta vertiginosamente di anno in anno la sperequazione tra gli altissimi stipendi dei direttori di banca, primari, medici, e in genere alte sfere degli impiegati statali, e il continuo peggioramento dei salari minimi. Evviva la Siria che permette al primo ministro di evitare di pronunciarsi in materia!

Dal punto di vista sociale, ancora una volta lo stesso Lapid aveva dichiarato (in campagna elettorale) di essere il cavaliere della classe media, che sopporta tutti gli oneri sociali. In un’intervista degli ultimi giorni, un giornalista (famiglia con due figli in cui entrambi i genitori lavorano) gli ha rinfacciato che a loro sono state tolte entrate annue per 2000 euro (10.000 shekel). Il ministro con un sorrisino gli ha risposto che esagerava. Le migliaia di persone, soprattutto giovani trentenni, che avevano riempito le piazza due anni fa per protestare contro il carovita e il caro case, possono ora solamente pentirsi di aver dato il loro voto a Lapid e probabilmente non lo faranno più. Intanto è aumentato paurosamente il numero dei bambini sotto la soglia della povertà. Ma Bibi pensa all’Iran!

Dulcis in fundo, le trattative per una pace con i palestinesi. Ricordiamo che nel programma che è stato firmato da tutti i partiti della attuale coalizione governativa è scritto, nero su bianco, che il governo auspica la realizzazione del principio due stati per due popoli. E in effetti gli incontri tra le due parti, sotto la spinta per ora ferrea del ministro americano Kerry, sono iniziati e a quanto pare continuano in sordina. Tzipi Livni, ministro della giustizia ma incaricata anche di essere a capo della delegazione israeliana, mantiene un silenzio stampa ammirevole, però… vari ministri, membri del partito di Netanyahu, non perdono una occasione per dichiarare che le trattative vanno benissimo e possono continuare (bontà loro) ma aggiungono che la creazione di uno stato palestinese non si farà né oggi, né mai. E il primo Ministro che fa ? Difende la Livni, condanna gli altri ministri o tace? Naturalmente tace e parla della Siria! Kerry avrebbe voluto che Abu Mazen e Netanyahu si incontrassero per fare il punto sull’andamento delle trattative, ma entrambi hanno rifiutato. Hanno paura tutti e due delle reazioni dei loro estremisti. È vero che Israele, in sordina per non irritare i propri nazionalisti, mette in atto alcune agevolazioni per i palestinesi: ripresa della collaborazione in campo agricolo, aumento del numero degli operai palestinesi con permesso di lavorare in Israele e altro, ma il Ministro delle Edilizia coglie ogni occasione per promettere allargamento dei nuovi e vecchi insediamenti.

Conclusione di un modesto osservatore come il sottoscritto: è vero che il pericolo della bomba atomica in mano a dei fanatici è gravissimo, però è grave per il mondo intero e soprattutto per altri stati della regione. Il problema palestinese invece interessa solo e soltanto i due contendenti e gli attuali governanti israeliani continuano a non comprendere quanto interesse abbia Israele, più che i palestinesi, a risolvere il problema in tempo breve. L’aumento demografico delle due popolazioni non è certo a favore degli ebrei. Coloro che aspirano a uno stato unico tra il mare e il Giordano non si rendono conto di quale bomba esplosiva questa soluzione contenga. La destra d’Israele e tutte le frange nazionaliste non hanno mai saputo offrire una alternativa democratica al popolo palestinese. Solo il generale a riposo Gandi, ucciso a suo tempo da un commando palestinese, aveva avuto il coraggio di esprimere la sola soluzione che la destra avrebbe proposto: deportazione volontaria o no di tutti gli arabi. Con tutto il rispetto per questa soluzione molto “umanitaria e democratica”, è chiaro che il mondo civile non potrà mai permettercela.

Caro signor primo ministro, se non si disinnesca la bomba palestinese - e a disinnescarla possiamo essere solo noi - il pericolo è ben maggiore di quella iraniana.

Ma a Bibi continua a interessare una sola cosa: che il suo governo rimanga in carica fino alla fine, pertanto la cosa migliore è un colpo al cerchio e uno alla botte: Tzipi continui pure a trattare e i ministri a rinforzare gli insediamenti, lui continuerà ad occuparsi della Siria e dell’Iran.

Israel De Benedetti

Ruchama, 18 settembre 2013


   

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