Israele

 

Blocknotes

 di Reuven Ravenna

 

Terrorismo ideologico ebraico - Un convegno a Tel Aviv

Subito dopo Kippur si è tenuto nell’Auditorium della Casa della Diaspora (Beit hatefuzot) a Tel Aviv un Convegno dedicato al terrorismo ideologico ebraico in Erez Israel. Il Convegno è stato organizzato dall’Organizzazione Internazionale degli Avvocati e Giuristi Ebrei e dal Forum “L’etichetta illuminante” “Tag Meir”, che conduce una costante azione di contrapposizione agli atti che vanno sotto il nome di Tag Mehir (“L’etichetta del prezzo”).

Dopo l’introduzione dell’Avv. Irit Kahan Presidente dell’Organizzazione degli Avvocati e del Dott.Gadi Ghevariau, presidente di “Tag Meir”, noti giuristi, l’ex-Preposto alla sezione di controllo del settore ebraico del Servizio di Sicurezza Ghilon e il Rav Sharlo, capo della Yeshivà di Petah Tikva hanno illustrato la problematica e la complessità di questo aspetto della società israeliana. Dall’esposizioni degli oratori, sono emersi i preoccupanti elementi del fenomeno, trend ormai pluriennale,che non si può circoscrivere all’azione di estremisti “piante selvagge” che imbrattano i muri (“Tag Mehir” o “Morte agl Arabi”) o appiccano il fuoco a luoghi di preghiera non solo musulmani, ma, di recente, a chiese e conventi cattolici. La preoccupazione verte sulla ampia periferia che va dai minimizzanti ai sostenitori dichiarati, con giustificazioni ideologiche, geopolitiche, di reazione al terrorismo arabo, all’ipocrisia dei popoli, all’antisemitismo globale…

Il Rav Sharlo ha evidenziato l’aspetto educativo dei settori “religiosi”, dai Haredim ai nazionalreligiosi, che non insegnano i diritti umani, che sono valori ebraici alla base dell’etica universale. Carmi Ghilon, che fronteggiò i fenomeni di terrorismo ebraico negli anni ottanta, ha rievocato la ferma posizione degli allora Capi del Governo Begin e, poi, Shamir, anche se i responsabili, condannati, furono, in seguito, liberati per amnistia. Esaminando la situazione nel suo complesso, si è lamentata la passività, o quasi, della magistratura e delle forze dell’ordine, che, a loro volta, sono state oggetto di reazioni violente da parte di elementi ebrei, e l’immunità dei rabbini, che con scritti e discorsi creano una atmosfera che può influenzare le azioni di coloro che si ritengono emissari di un messaggio messianico e patriottico a nome del Popolo e della Terra di Israele. Uno stato di cose preoccupante per le ripercussioni interne e esterne in giorni di cruciali prove per la Medinà e per gli ebrei della dispersione.

 

Disimpegno

La spasmodica sequela di eventi negli ultimi mesi mi ha suscitato una continua serie di taccuini virtuali, che, ahimè, la periodicità di HK ha lasciata nel mio foro interiore. Dal mio osservatorio, per oggi, non esternerò la geopolitica o l’informazione dei successi della tecnica e della scienza e della cultura israeliane, che, a buona ragione, sono esposti dai media soprattutto ebraici. È più impegnativa l’analisi dei processi in corso nella società israeliana continuamente inficiati dalla cronaca quotidiana. Un paese irrequieto, frammentato in settori, etnici, socioeconomici, e meno ideologici, se confrontiamo la concretezza attuale anche con il passato prossimo. Una situazione sempre più binazionale dal Giordano al Mediterraneo, con previsioni demografiche preoccupanti all’interno e all’esterno della maggioranza ebraica. Problemi del mondo contemporaneo che lo stato di Israele subisce contemporaneamente alla sua specificità di stato da sempre in pericolo esistenziale, con tregue più o meno prolungate. Mi fermo, consapevole di abbandonarmi al disimpegno di molti o dei più, cercando la “normalità”, nonostante tutto!

 

Ebraismo in Erez Israel

Il risveglio culturale ebraico in Italia non può prescindere da quanto avviene in Erez Israel per i continui contatti e l’influenza esercitata da Sion sulla “Terra della rugiada divina”. Accanto ad un rafforzamento del fondamentalismo messianico-nazionalistico, o pure charedì-ortodosso, assistiamo ad un crescente interesse per il retaggio della tradizione, per la conoscenza dei testi, dal Tanakh alla letteratura rabbinica nel suo complesso. Si sono moltiplicati i centri di studio pluralistici, formali e non formali. Per i mo’adim si è pregato in decine e decine di minianim di “religiosi” e “laici” anche in kibuzim non datim. D’altro canto episodi in aumento di intolleranza verso l’“altro” - le scritte ingiuriose sui luoghi di preghiera non ebraici, o, peggio, la foratura delle ruote dei veicoli o il taglio degli alberi dei goim (arabi) - sono spesso ignorati o minimizzati da troppi osservatori, nonostante la reazione costante di gruppi per i diritti umani, anche ortodossi. In un mondo di chiusure, anche per la conflittualità geopolitica, l’educazione alla tolleranza assume una rilevanza capitale in Erez Israel e nella diaspora. Ne siano consci i nostri maestri che forgiano le giovani generazioni!

 

Salmi e Tehillim

In occasione di un recente viaggio interreligioso per onorare la Memoria del Cardinale Martini, i partecipanti hanno, tra l’altro, recitato i Salmi, in originale, e in italiano, dinanzi al Kotel. Il fatto mi ha di nuovo suscitato una riflessione riguardo a questi testi fondamentali della religiosità ebraica e cristiana, nel contempo. Al mattino, per shahrit, inizio la giornata con i Pesukei dezimrà (salmi di apertura), che l’officiante, all’uso ashkenazita, legge troppo velocemente, facendomi rimpiangere i minianim italiani… Nel culto evangelico i Salmi, Inni, vengono cantati, spesso, accompagnati da musiche di straordinaria suggestione; prima della riforma conciliare, la Chiesa cattolica (salvo i seguaci della liturgia tridentina), elevava le lodi davidiche nella lingua di Roma. Ricordo scolastico ed ebraico, ad un tempo: “In exitu Israel de Aegypto … con quanto di quel salmo è poscia scripto” (Purgatorio, canto II, 46...48); è la versione latina del “Bezet Israel”, che mi riporta a momenti toccanti del passato.

Dialogo, comune eredità di fede e di cultura, un impegno di confronti, senza venire meno a noi stessi, ma riconoscendo i valori e i sentimenti degli altri.

Reuven Ravenna

28 tishrì 5774, 2 ottobre 2013

 

    

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