Hashomer Hatzair

 

Un secolo di valori

 di Margherita Franchetti

 

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quel lontano 1913, quando in Galizia (Polonia) nacque l’Hashomer Hatzair, il movimento giovanile che si ispirava alle idee di Ber Borochov, teorico del sionismo socialista. Il fondamento ideologico del movimento era allora - e lo è ancora - l’hagshamà (realizzazione) dei giovani ebrei della diaspora in Eretz Israel e in kibbutz, la società democratica “perfetta”, egualitaria e socialista, che costituiva il punto di rottura con la tradizione piccolo-medio borghese dell’ebraismo europeo e la premessa per la rinascita e la “normalizzazione” del popolo nella propria terra.

Oggi però tutto è cambiato: Israele è una realtà, il popolo ebraico si è normalizzato e il kibbutz si è profondamente trasformato, lasciando da parte l’ideologia collettivistica e socialista per percorrere la strada della privatizzazione e della socialdemocrazia. L’Hashomer Hatzair, che insieme all’intero movimento kibbutzistico ha conosciuto a partire dagli anni Ottanta una profonda crisi identitaria e valoriale (oltre che economica), ha dovuto adeguarsi ai tempi e ripartire dalle proprie radici per rileggere in chiave moderna i tre pilastri della propria ideologia: ebraismo, sionismo e socialismo.

“I valori del movimento non sono cambiati, sono le sfide a essere cambiate” dice Itay Ziedenberg, segretario generale dell’Hashomer Hatzair in Israele in un’intervista video rilasciata all’ex shomeret Ghitta Kahan e pubblicata sul sito web che l’Hashomer Hatzair Italia ha costruito per celebrare il centenario. “Adesso che lo Stato di Israele esiste, il primo obiettivo del movimento in Israele è quello di incidere sulla società di cui è parte per ottenere giustizia sociale, la pace con i nostri nemici, la divisione fra stato e religione. E il migliore strumento che abbiamo a disposizione per cambiare la società in quello che vorremmo diventasse è l’educazione”. In tutto il paese, infatti, molti shomrim diventano educatori e lavorano con la fasce più svantaggiate della popolazione: nuovi immigrati, arabi israeliani, ragazzi con problemi familiari, israeliani poveri che vivono ai margini della società. I centri comunitari attivati dai giovani dell’Hashomer sono luoghi di incontro, di attività e di cultura permeati degli ideali del movimento. Lo chiamano Tikkun Hevrà, una rivisitazione del tradizionale concetto ebraico del Tikkun Olam, la “riparazione” del mondo per farne un posto migliore. In questo caso è la società (hevrà) a dovere essere “riparata”, per fare di Israele un posto migliore in cui vivere.

Il kibbutz continua a essere il modello di società cui ispirarsi: “Nonostante tutti i cambiamenti il kibbutz, anche quello privatizzato e non più collettivista, è ancora la società più egualitaria e solidale che esista al mondo” dice Itay Ziedenberg. “La crisi del kibbutz ha avuto un impatto significativo sull’Hashomer, ma credo che se ne veda la fine: per molti anni si era pensato che l’esperienza del kibbutz fosse conclusa, e invece i kibbutzim esistono ancora. Hanno nuovi modelli organizzativi, certo, ma sono pur sempre una società più giusta di qualunque socialdemocrazia e continuano a essere la vera meta della nostra hagshamà”. Di fatto, però, per molti giovani israeliani provenienti dall’Hashomer il kibbutz consolidato ha perso attrattiva e non costituisce più un obiettivo cui tendere: alcuni hanno fondato nuovi kibbutzim per ripartire dalle origini, mentre altri ne hanno esportato il modello nelle città, nei cosiddetti kibbutzim ironim (urbani), cioè appartamenti, o gruppi di appartamenti, dove vivono insieme con un’organizzazione economica e sociale basata sulla solidarietà e la condivisione e da cui è più facile, anche per questioni di ubicazione, dedicarsi all’educazione e al lavoro nelle comunità e influenzare positivamente il contesto sociale circostante.

Nella diaspora, l’Hashomer Hatzair opera oggi in 22 paesi fra Europa, America del Nord, America Latina e Australia, per un totale di circa 7mila chaverim. Sebbene l’alià sia un percorso meno battuto - anche solo rispetto a vent’anni fa - da chi esce dal movimento a 19 anni, l’Hashomer continua a esercitare la sua funzione di strumento educativo e luogo di aggregazione per la gioventù ebraica laica, cui propone valori e ideali attualissimi anche fuori da Israele e alternativi a quelli cosiddetti “mainstream”. I temi della giustizia sociale, della solidarietà, della responsabilità individuale, della condivisione e del lavoro comune, l’educazione al rispetto per l’altro, la ricerca della pace, il legame forte con Israele e l’ebraismo laico costituiscono i pilastri su cui si fonda l’attività del movimento nelle città e durante i campeggi. Il tema del Tikkun Hevrà è valido tanto in Israele quanto in Italia, o in Francia, o negli Stati Uniti: generazioni di giovani hanno imparato all’Hashomer Hatzair a partecipare, a confrontarsi e a sviluppare una propria visione critica del mondo, per poi impegnarsi all’interno delle comunità ebraiche o nella società civile e portarvi la propria esperienza e la propria aspirazione a un mondo migliore. Per l’Hashomer l’alià è sempre un obiettivo primario da perseguire, ma il mondo è cambiato e anche i giovani ebrei della diaspora sono cambiati: “La domanda da porsi è come si realizzano i valori e gli ideali del movimento” commenta Itay Ziedenberg. “Una volta si pensava che la via fosse una e una soltanto. Oggi siamo arrivati alla conclusione che le strade sono molteplici e che dover scegliere fra ‘tutto o niente’ sia il modo migliore per non ottenere niente”.

L’Hashomer Hatzair nel 2013 compie 100 anni. È il movimento giovanile sionista più vecchio che esista. In tutto il mondo, i 10mila shomrim che ne fanno parte, insieme alle loro famiglie e ai loro amici, stanno celebrando l’anniversario con iniziative, progetti, feste, attività di tutti i generi. Lo scorso agosto, la shomrià mondiale ha riunito in Israele 3mila ragazzi che sono stati salutati dal presidente Shimon Peres. In Italia, shomrim ed ex shomrim, ragazzi e adulti, per tutto l’anno hanno lavorato insieme a tantissimi progetti che culmineranno in due grandi feste (a Roma il 27 ottobre e a Milano il 10 novembre) con cui celebreremo il passato, il presente e il futuro dell’Hashomer Hatzair.

Margherita Franchetti

Logo del Centenario

 


Il movimento Hashomer Hatzair (la giovane guardia) compie cento anni, essendo stato fondato in Polonia nel 1913; il riferimento ideologico è stato fin dall’origine il sionismo socialista secondo i principi teorizzati da Beer Borochov, e la prassi era - ed è tuttora - lo scoutismo di Lord Robert Baden Powell. Borochov (1881/1917) aveva messo in evidenza che pochi ebrei si collocavano nella società produttiva come lavoratori (la teoria della piramide rovesciata), e indicava come soluzione il trasferimento in Palestina per creare una classe proletaria che venisse incontro alle esigenze e agli interessi sia degli ebrei che si sarebbero trasferiti sia degli arabi che già vi abitavano.

I kibbutzim creati con l’emigrazione del 1919 aderirono al movimento Kibbutz Artzì.

I gruppi della Hashomer Hatzair rimasti in Europa durante la guerra organizzarono la resistenza antinazista: ricordiamo - uno per tutti - Mordechai Anielievich, capo della rivolta del Ghetto di Varsavia.

Oggi il movimento è attivo in numerosi paesi in Europa, in America Latina e in Australia. In Italia la Hashomer Hazair organizza attività a Torino, Milano, Roma e Firenze


    

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