Memoria

 

Sorvegliato partenza

 di Silvana Calvo

 

Frugando nelle scatole dell’Archivio di Stato di Bellinzona mi è capitato di trovare i fogli di un registro “Prospetto degli individui consegnati e ricevuti in consegna nella Stazione internazionale di CHIASSO” (gennaio 1937 - giugno 1939) nel quale il funzionario di polizia addetto ai controlli ha annotato, in scrittura inclinata, i dati relativi alle persone che venivano espulse o prese in consegna dalla Svizzera. Per ogni persona figurava cognome, nome, paternità, anno di nascita, nazionalità, professione, documento di cui era munita, provenienza, autorità a cui doveva venir consegnata nonché il motivo “della consegna”.

Nella colonna dei documenti non vi era varietà: tutti quanti erano forniti del “foglio trasp”, in altre parole del “foglio di via”. Quanto all’autorità alla quale le persone andavano consegnate, si trattava per la maggior parte di loro del “Reale Commissario italiano di pubblica sicurezza”. Ma non per tutti era così. Per alcuni vi era scritto semplicemente “Sorvegliato partenza” e accanto al loro nome non figurava nessun reato che avesse motivato l’espulsione. Scorrendo le liste mi sono accorta che quasi tutti gli espulsi sorvegliati alla partenza portavano dei nomi che potevano far supporre una origine ebraica e provenivano sia dalla Germania e dall’Austria ma anche da altri paesi dell’Europa Orientale (Ungheria, Romania, Polonia) dove pure imperversava l’antisemitismo.

Si nota che si trattava quasi esclusivamente di uomini, in prevalenza giovani. Non si era dunque ancora ad uno stadio nel quale le famiglie fuggivano al completo dalle persecuzioni ma in un momento in cui si pensava che le minacce incombessero soprattutto sui figli maschi adulti. Si potrebbe supporre che questi ultimi partissero in un certo senso all’avanscoperta per sottrarsi ai pericoli e per fungere da eventuale testa di ponte per una futura emigrazione definitiva di tutta la famiglia.

Essi entravano in Svizzera clandestinamente e, se la polizia li scopriva, per loro vi era l’espulsione. Tuttavia non venivano rimpatriati di forza ma li si “invitava” a lasciare volontariamente il paese. Siccome nessun altro Stato li avrebbe accolti venivano fatti passare di nascosto in Italia: si portavano a Chiasso dove li si faceva salire sul treno in partenza per Milano. La stazione è situata accanto al confine cosicché appena fatti pochi metri il convoglio si trova su territorio italiano. Bastava dunque alle autorità di polizia “sorvegliare la partenza” e il gioco era fatto. Nella maggior parte dei casi lo stratagemma sembra aver funzionato. Vi sono stati solo un paio di casi nei quali un espulso in questo modo è stato riconsegnato alle autorità svizzere. Per esempio ciò è avvenuto per Leo Wagner: l’8 luglio 1938 accanto alla dicitura “Sorvegliato partenza” si legge “respinto dall’autorità italiana e rinviato a Zurigo”. Tuttavia già il 12 luglio lo stesso nome si trova tra i partenti. Evidentemente il secondo tentativo di espatrio ha avuto successo.

Di fronte a questo registro non si può non chiedersi con emozione quale sia stato il destino di queste persone. Sono riuscite a salvarsi sottraendosi alla mannaia della Shoah? Si sono infine stabilite in Italia facendosi seguire dalle loro famiglie? O hanno lasciato anche l’Italia trovando poi salvezza oppure persecuzione e morte altrove?

Forse qualche lettore di Ha Keillah ha conosciuto qualcuno o ha sentito la sua storia. Per questo motivo a conclusione di questo articolo vi sono i loro nomi. Taluni di essi potrebbero essere scorretti perché la loro ortografia straniera ha sicuramente messo in difficoltà il funzionario che ha compilato il registro.

Silvana Calvo

 

Nel 1937 sono stati espulsi con l’indicazione “Sorvegliato partenza”: Elias Ellenberg, Isacco Frajermann, Adelaide Singer, Nathan Ludwig, Henryk Hurwicz, Edith Homburger, Anderegg Ernesto, Ludwig Zang (o Lang), Wolf Landau, Ekstein Abraham Jakob, Miriam Goronaite, Felcman Jacob Elia e Rosario Ancona con la moglie Anna nata König e i figli Dora e Rosario.

Il 1938 è stato un anno tragico con l’occupazione e annessione dell’Austria, la crisi dei Sudeti e la “Notte dei cristalli.” Non c’è dunque da sorprendersi nel trovare un numero maggiore di persone fatte uscire dalla Svizzera mediante quella modalità: Friedrich Stapf-Langer, Szweizer Machel, Rindefeld Sigmund, Sugamas Rappalas, Alberto Stern, Carlo Weiss, Michaelis Berthold, Moses Abraham Marder, Josef David, David Perelmann, Josef Lamm, Jsaak Manierka, Leo Wagner, Rosenberg Etno (?), Isak Bloch, Hans David Saiemer, Aron Rubin, Steinmann Tibor, Hans Robert Wolf, Jakob Fleischmann, Gustavo Rommling, Francesco Vago, Giulio Fischer, Eljarz Abraham Ellenberg, Moise Stein. Afram Grimberg, Paolo Arnholz, Thea Lehner, Baruch Menachem Retter, Sandor Kohn, Ribler Ozjasu, Ilse Loewenberg, Georg e Horst Ronisch, Ella Klein, Peter Michaelis, Peter Mayer, Leizer Zahorje, Ernst Podhaicer, Jan Armin Samacek, Adolf Glausius, Leon Wajmann e moglie Klara Gertrud nata Weg, Tibor Hertesz, Kurt Rosenbaum, Hans Klausner, Heinrich Rosenheck

Solo cinque espulsi registrati entro il giugno 1939: Abramo Asgkonski, Hersch Adlerstein, Adolfo Prinz, Arnold Rausnitz, Albin Guttmann.

 

   

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