Libri

 

Written on the sand

 di Gavriel Segre

 

A Shlomo Sand piace molto épater les bourgeois con tesi provocatorie e scandalistiche non supportate, però, da un rigoroso lavoro di ricerca.

Il suo obbiettivo di convinto antisionista consiste nel demolire sistematicamente ogni elemento della identità ebraica, sostrato essenziale della natura ebraica dello Stato di Israele. La sua tesi sulla non esistenza del popolo ebraico, sostenuta ne L’invenzione del popolo ebraico, è citata a furor di popolo da tutti gli antisemiti del globo terracqueo per supportare la tesi che, non possedendo una fondata identità etnica, il popolo ebraico non ha diritto ad un proprio focolare nazionale.

I lettori interessati a studi scientifici seri e rigorosi sulla natura e la storia del popolo ebraico e non a provocazioni scandalistiche sono invitati a consultare il bel libro Storia del popolo ebraico. Quattromila anni da Abramo allo stato di Israele di Cecil Roth.

Ora Shlomo Sand ci riprova con questo nuovo libro, forse ancora più pericoloso ed insidioso.

La sua tesi di fondo è la non esistenza dell’Ebraismo Laico.

Curiosamente la battaglia contro l’Ebraismo Laico unisce il fronte più ottuso del rabbinato ortodosso, teso a sostenere che nulla resta della cultura ebraica toltole il sostrato religioso, ed il furore iconoclasta degli intellettuali postsionisti ed antisionisti israeliani. Ed infatti, significativamente, nel raccontare lo scontro avvenuto nel 1952 fra David Ben Gurion ed il rabbino Avrohom Yeshaya Karelitz riguardo alla possibilità di pacifica convivenza fra ebrei religiosi ed ebrei laici nel neonato Stato di Israele, Shlomo Sand non esita a schierarsi dalla parte del secondo supportando la sua posizione con la citazione del trattato Sanhedrin del Talmud secondo cui, quando una strada è stretta, logica vuole che il cammello con il basto vuoto (l’ebraismo laico) ceda il passo al cammello con il basto carico (l’ebraismo religioso).

I lettori interessati a studi scientifici seri e rigorosi sulla natura e storia di una tradizione secolare all’interno della cultura ebraica sono invitati a consultare il bel libro Ebraismo laico. La sua storia e il suo senso oggi di Irene Kajon e l’entusiasmante monografia Not in Heavens. The Tradition of Jewish Secular Thought di David Biale.

Ovviamente per Shlomo Sand, come per tutti gli intellettuali israeliani postsionisti ed antisionisti abituati a buttare via l’acqua sporca con il bambino dentro, il Sionismo è stato una mera impresa colonialistica e razzistica che ha portato all’istituzione di quella che Oren Yftachel, nel libro Ethnocracy. Land ad Identity Politics in Israel/Palestine, a cui Shlomo Sand si richiama esplicitamente, definisce come una una etnocrazia e non l’unica democrazia del Medio-Oriente (pur con tutti i suoi difetti), essendo ebraicità e democraticità di Israele irriducibilmente inconciliabili. E poco importa se uno studioso meno accecato dai fumi dell’ideologia come Sammy Smooha ha coniato apposta la assai più penetrante ed esplicativa categoria concettuale di democrazia etnica per connotare l’essenza dello Stato di Israele.

La criminalizzazione tout court del Sionismo promossa da Shomo Sand e dai suoi sodali postsionisti ed antisionisti non va per il sottile ed occulta la profonda dialettica interna che connotò il movimento sionista, ben ricostruita da un magistrale testo quale Verso la terra promessa. Storia del pensiero sionista di David J. Goldberg, facendo di tutte le erbe un fascio e confondendo la profonda moralità del Sionismo di sinistra di Martin Buber ed Achad Haam o le analisi di Ber Borochov sul rovesciamento della piramide dei rapporti di classe all’interno del popolo ebraico con la dottrina fascisteggiante del muro di ferro di Vladimir Zeev Jabotinsky.

Ma vi sono, in particolare, alcuni passaggi del libro di Sand che sono francamente raccapriccianti.

Ad esempio, a pag. 17, il lettore scopre che l’antisemitismo occidentale sarebbe un fenomeno del passato conclusosi grosso modo nel 1950.

A pag. 62 il Sionismo è messo sullo stesso piano del Nazismo e del Bolscevimo quale responsabile della morte della cultura yiddish mitteleuropea.

Alle pagg.105-109 una curiosa rilettura dell’invito di Levitico: 19: 33-34 a rispettare i diritti dello straniero, del verso “amerai il prossimo tuo come te stesso” contenuto in Levitico 19: 18 e del passo del trattato talmudico di Sanhedrin 37: 1 che sostiene che chi salva una vita umana salva un mondo conduce Sand a negare l’esistenza di alcuna forma di universalismo in seno ad un ebraismo il cui vero volto sarebbe compendiato dal furore genocida dell’invocazione a Dio, contenuta nell’Haggadah di Pesach, a sterminare tutti i popoli che non lo hanno riconosciuto.

Ma la vera perla è a pag. 90 dove Shlomo Sand fa la cresta alla Shoah sostenendo che le vittime furono 11 milioni, e non 13, di cui quelle ebree furono solo 5 milioni e non 6.

Da ebreo e sionista di sinistra non posso che esprimere tutto il mio rammarico nel constatare come un libro del genere sia l’unico  di ebraistica a vendere un numero sufficiente di copie per meritare, nelle librerie Feltrinelli, di essere segnalato nella sezione del­le novità e non relegato negli scaffali specialistici, triste segno che le penetranti analisi compiute da Gadi Luzzatto Voghera nel suo bellissimo libro Antisemitismo a sinistra sono ancora assai attuali.

Gavriel Segre

 

Shlomo Sand, Come ho smesso di essere ebreo, Rizzoli, Milano, 2013, pp. 160, € 15

 

Trasporto di nuovi arrivi (B.Fritta)

   

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