Lettere

 

Sul viaggio in Israele

 

Dopo aver letto l’articolo a firma della direzione pubblicato nel numero di luglio, desidero far pervenire alla direzione ed ai lettori questo mio commento.

Premesso che ringrazio per aver riconosciuto che spesso mi è capitato di esprimere concetti sottolineando che li esprimevo a titolo personale, ricordo che nel viaggio organizzato ad inizio giugno dalla Città di Torino io partecipavo come rappresentante della Comunità di Torino. Ne consegue che, sia quando parlavo durante gli incontri organizzati ai quali ero ammesso, sia nell’occasione della lettera scritta ad Abu Mazen, sollecitatami dal sindaco Fassino proprio perché non potevo, in quanto rappresentante della Comunità Ebraica, partecipare a nessuno degli incontri organizzati oltre la linea verde (sono stato ammesso solo alla cerimonia nel consolato generale), e quindi neanche a quello con Abu Mazen o a quello con numerosi suoi ministri, parlavo, o scrivevo, con il ruolo ufficiale che rivestivo. Non sarebbe quindi stato corretto firmare solo col mio nome (e Abu Mazen si sarebbe chiesto perché lo sconosciuto Emanuel Segre Amar gli scrivesse quelle parole).

Nell’articolo si fa poi riferimento a opinioni personali mie, probabilmente non condivise dalla totalità degli ebrei torinesi. Credo che sia arduo per chiunque esprimere pensieri che la totalità degli ebrei torinesi - o di qualunque altro gruppo umano - condivida.

Sarei molto lieto di poter dare esaurienti spiegazioni nel merito, ma non essendo stato precisato quali delle mie opinioni appaiano discutibili ai miei critici, mi trovo impossibilitato a farlo. Sarò comunque grato a chi avrà la bontà di indicarmi, sia pure in ritardo, quali siano gli errori contenuti nella breve “lezione sulla storia del Medio Oriente” da me inviata a un uomo che nega il legame storico degli ebrei con Eretz Israel - oltre ad essersi laureato con una tesi negazionista della Shoah.

Un’ultima precisazione: per quanto alla direzione di questo giornale - che non manca di sottolinearlo sarcasticamente - appaia “poco credibile”, il motivo per cui non sono entrato nei “territori”, devo ribadire che:

- non è stata una decisione mia, come alcuni vostri lettori hanno inteso dalla lettura del vostro articolo, ma una volontà altrui, impostami, e che ho dovuto accettare

- una cosa è andare oltre la linea verde, altra è avere incontri con alte personalità come sono, ad esempio, i vari ministri incontrati dalla delegazione, al completo tranne il rappresentante della Comunità Ebraica.

Proprio negli stessi giorni del mio viaggio è uscito un articolo in Francia che faceva sapere, a chi vuole intendere, che perfino la delegazione di Kerry non può includere membri di religione ebraica. Queste sono tristi realtà alle quali io penso sia doveroso porre la più profonda attenzione in attesa della nascita di quello stato palestinese che tutti i dirigenti, anche i più moderati, di Fatah dichiarano sarà Judenfrei. Ciò corrisponde proprio a ciò che Giulio Meotti dà, giustamente, per scontato: non mi è stato permesso oltrepassare la linea verde per incontrare le varie personalità arabo-palestinesi perché in quei territori non sono ammessi ebrei (a meno che non si pongano a totale servizio dell’Autorità Palestinese o di Hamas).

Emanuel Segre Amar


 

È chiaro che nessuno potrà mai esprimere sul conflitto israelo-palestinese opinioni condivise dalla totalità degli ebrei torinesi, ma proprio per questo ci è parso decisamente inopportuno che un vicepresidente della nostra Comunità scrivesse una lettera ad Abu Mazen sull’argomento. Non ci sembra che sia questa la funzione dei consiglieri di una Comunità ebraica italiana, e in effetti non ci risulta che in passato sia mai accaduta una cosa simile. Da qui il disappunto di molti ebrei torinesi per essere stati chiamati in causa loro malgrado.

Quanto alla questione del mancato permesso d’ingresso di Emanuel Segre Amar nei territori palestinesi, ci siamo limitati a citare le parole dello stesso Emanuel Segre Amar senza aggiungere né togliere nulla.

La composizione delle delegazioni ufficiali può comportare a volte problemi di opportunità e sicurezza (come si evince anche dalla precisazione che il Sindaco Fassino ci ha gentilmente inviato), ma questo non ha nulla a che fare con il diritto di accesso per gli ebrei in quanto tali nei territori dell’Autorità Nazionale Palestinese, che a quanto ci risulta non è mai stato messo in discussione; infatti sappiamo che più volte ebrei con passaporto italiano sono entrati senza difficoltà.

HK


 

Gentile Direttore,

desidero precisare che la non partecipazione del dr. Segre Amar ad alcuni incontri tenuti nei territori palestinesi dalla delegazione della Città di Torino nella missione in Medio Oriente del giugno scorso non è stata una scelta della delegazione stessa, ma una necessità imposta da ragioni di sicurezza sia del dr. Segre Amar, sia di interlocutori palestinesi già fortemente sottoposti a intimidazioni, minacce e violenze da parte di gruppi integralisti. La delegazione in ogni caso non ha mancato di ribadire in ogni incontro la necessità di perseguire una soluzione di pace che, accanto ai diritti dei palestinesi, riconosca e affermi in modo inequivoco i diritti di Israele e del suo popolo.

Piero Fassino


Ricordi sulla Resistenza

 

Gentile Comunità

Spedisco un’offerta oltremodo modesta (ne seguirà un’altra!) per il bel giornale che puntualmente ricevo. Ricordo con piacere la Resistenza. Un partigiano mi disse in quel periodo “La libertà si difende ora per ora!!” Io ho sempre fatto così “per gli altri e per me”.

Due fatti spiego sulla resistenza. Il primo un’azione con “parabellum” per salvare un partigiano gravemente ferito a trenta passi dalle Brigare Nere armate di mitragliatori Beretta. Improvvisamente, poiché avevo solo undici anni e non potevo muovere questo partigiano, un gigante, presi il Parabellum, lo misi in sicura, ci infilai un caricatore, ma tenni l’arma a canna in giù. Tre metri e poi ero in salvo in un declivio col ferito, ma era pesantissimo e si lamentava. I repubblichini, vera feccia raccolta nelle carceri di Bibiana, avevano pessima fama. Sono credente e mi affidai al Signore! Subito compare la signora Rosa, madre di sei figli, con sei fratelli partigiani, già con la siringa in mano. Praticò tre iniezioni ed il partigiano si addormentò. La signora Rosa, robustissima lo prese per le braccia, io per le gambe e dopo tre metri scendemmo nel declivio ove nel frattempo il ferito ignaro venne adagiato su della paglia e su di un carro con mucca che iniziò viaggio verso la montagna. La signora Rosa mi disse: “Non dire niente nemmeno a tua madre”. Dopo due giorni eravamo rientrati a Torino.

Un secondo fatto: stavo dormendo nel mio letto al piano rialzato quando sento qualcosa di duro contro la schiena: era il cannocchiale di un Mauser e vedo un enorme alpino bavarese che mi fa cenno di alzarmi; trema tutto e suda a pioggia: leggero shock da combattimento. Sempre con la canna che mi pigia addosso mi obbliga ad andare in cantina… io spingo giù la canna del mauser e dico ridendo: “ma quello spara!”. Lui ha bisogno delle mie cure, lo faccio salire dove mi aveva svegliato e gli metto davanti due bottiglie di barbera amabile frizzante, salami, prosciutto, tome e tomini ecc. Gli offro la seggiola; beve le due bottiglie religiosamente, mangia di tutto. Poi vuole presentarmi il suo comandante e gli dice “uomini partisani, donne partisane, bimbi partisani, cani partisani, ma boni partisani!”

A sera se ne vanno, mangiato e bevuto; una signorina con noi ragazzi ci fece cantare canzoni in tedesco. Alla sera se ne vanno, per quel giorno non è successo nulla, vengo poi a sapere che un sergente aveva dato senza motivo uno schiaffo a mia madre e che mio fratello di tre anni l’aveva colpito a calci nei gambali. Il tedesco restò di stucco poi disse che aveva a casa un figlio della stessa età.

Due giorni dopo, la guerra non era finita! Ma mio padre ci volle a Torino e rientrammo.

Potrei raccontare altre cose, ma basta così!!

Sono sacri ricordi!!

Grazie ancora per il giornale Comunità!

Perdonate la cattiva scrittura, ma a 81 anni la lucidità è venuta meno

Franco Scotti


 Risposta a Moni Ovadia

 

Cara Ha Keillah,

vorrei, tramite tuo, rispondere a un articolo comparso su l’Unità a metà luglio, in cui Moni Ovadia plaudeva a una proposta, o decisione, dell’Unione Europea, di boicottare quanto prodotto dagli abitanti ebrei dei “territori”. Ora io mi domando: il Sig. Ovadia non avrà mai mangiato una mela Melinda, gustato un formaggio di malga o bevuto un calice di vino atesino? E non sa che il sud Tirolo fu strappato all’Austria dall’Italia? Ci sarebbero altre buone cause nel mondo che il Sig. Ovadia potrebbe patrocinare: penso che gli sarà capitato di indossare una maglia di gran firma, prodotta per l’Italia in Bangladesh, con il lavoro di bambine pagate 2 dollari l’ora, o di acquistare un oggetto di rame, minerale scavato da poveri minatori in Cile, e l’elenco potrebbe continuare.

Il Sig Ovadia sappia che i prodotti agricoli coltivati da arabi nei territori sono commercializzati in Israele, e che in Israele gli arabi godono di tutti i diritti civili, e hanno rappresentanti alla Knesset.

Vorrei ancora fare presente al Sig. Ovadia, già apprezzato attore ed ora talk man, che noi, che non siamo leghisti, apprezziamo il “melting pot”. Mi pare che lui stesso sia di origini bulgare, allora che ci fa in Italia? A Torino vivono e lavorano centinaia di romeni, e poi cinesi, africani e altri, e nessuno tranne razzisti o leghisti, ci trova nulla da ridire. Il Sig. Ovadia appartiene forse a queste categorie?

Cordialmente

Silvana Tedeschi

Torino, 2 Agosto 2013


 

Per chiarire l’argomento riteniamo opportuno ricordare che, a differenza degli abitanti del Sud Tirolo, gli arabi dei Territori (che non sono da considerarsi parte di Israele neanche secondo la legislazione israeliana) non godono di tutti i diritti civili perché sono soggetti a un regime di occupazione militare e, non essendo cittadini israeliani, non sono ovviamente rappresentati alla Knesset, a differenza degli arabi con cittadinanza israeliana che vivono entro i confini precedenti al 1967 (ma non è a quelli che si riferivano né l’Unione Europea né Moni Ovadia). Invece gli ebrei che vivono nei Territori sono cittadini israeliani e godono dei diritti civili e politici.

HK


 

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