Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

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L’anno che è appena terminato mi rimarrà nella memoria iniziato da Shabat Shelach lechà (13/14 giugno), essendo io giunto al venerdì da Israele a Venezia, via Milano, dove appresi al Bet Hakeneset del rapimento dei tre ragazzi nella notte del giovedì precedente. Da quel momento gli eventi si sono succeduti in un crescendo frenetico. Il ritrovamento dei tre corpi, l’uccisione del ragazzo arabo nella Gerusalemme Est, l’escalation dei lanci missilistici dalla striscia di Gaza e i cinquanta giorni di una "Operazione", ennesimo conflitto israelo-palestinese, tra continui suoni di sirene (a Rehovot, in mezzo tra il Sud del Paese e la Grande Tel Aviv, abbiamo subito meno allarmi). I media ci hanno fornito non stop l’andamento degli avvenimenti, alla Tv e alla radio. Sottolineo fatti che hanno caratterizzato questi giorni di fuoco. Nuovamente la solidarietà collettiva dell’Am Israel (Popolo d’Israele) si è manifestata in tutta la sua vitalità. La partecipazione di migliaia e migliaia di cittadini ai funerali dei tre ragazzi e dei soldati, volontari dalla Golà, qui, lontani dalla proprie famiglie. Dalle visite ai feriti bellici nei vari ospedali, all’ospitalità di centinaia di "sfollati" dai villaggi (Kibuzim e moshavim) intorno alla striscia di Gaza a cui sono accorsi volontari apportatori di viveri e bevande, sfidando pericoli concreti… Per settimane abbiamo dimenticato la litigiosità dei tempi "normali", anche se, contemporaneamente, abbiamo seguito, con profonda inquietudine, una escalation di conflittualità nei confronti della minoranza araba o di chi "osava" esternare critiche alla "linea generale", personificata dal Premier, dal Ministro della Difesa e dal Capo di S.M. per alcuni troppo prudente e per altri, che, shoccati dalle immagini delle distruzioni di Gaza, ai loro occhi reazione smisurata ai lanci dei missili, nonostante i nostri caduti e i pochi civili uccisi, per gran merito della "Cupola di Ferro", e le case colpite qua e là, si sono posti preoccupati interrogativi di coscienza. I social network sono stati, come non mai, in passato, l’espressione di sentimenti collettivi, esplosi con una virulenza senza precedenti.

 

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Finisca l’anno con le sue maledizioni, inizi l’anno con le sue benedizioni… Vivendo da anni in una situazione geopolitica incandescente e, negli ultimi mesi, più che mai preoccupante, non mi azzardo a fare previsioni su quello che ci aspetta, che dico, non solo nelle prossime settimane, nei prossimi giorni! Non nascondo la frustrazione del cosiddetto "campo della Pace", che vede il Medio Oriente in rinnovati, intricati conflitti, che si assommano al centenario dissidio ebraico-arabo, o, precisamente, israelo-palestinese. Siamo scottati dalle delusioni e dalle illusioni di tanti tentativi falliti. Il discorso alla Bar Ilan di Bibi "due Stati per due Popoli" ci appare oggi come una passeggero lip service, smentito ogni giorno da una dura, concreta realtà.

 

Dan Segre

Mentre scrivo, sono rattristato dalla notizia della scomparsa di Vittorio Segre z.l. Tornato definitivamente in Eretz Israel fui indirizzato alla sua casa gerosolimitana. Da quel momento ho approfondito la conoscenza di questo Uomo straordinario, non tanto da rari incontri, quanto dalla lettura dei suoi libri e delle sue incomparabili analisi geopolitiche. Un analista acuto, non convenzionale, con prospettive originalissime. Una figura della Edà degli italkim e dell’ebraismo italiano del secolo ventesimo e oltre, che, con tanti altri, dovrà essere ricordata per le generazioni. E aggiungo un particolare: Dan partecipò ad un eletto gruppo di studio di Ghemarà condotto da Rav Steinsalz, espressione dal suo approccio ai valori dell’ebraismo.

 

Reuven Ravenna

 4 Tishrì 5775 - 29 settembre 2014