Donne

 

Manifesto per la liberazione maschile
Appendice semiseria alla Giornata della cultura ebraica 2014
dedicata al tema della "figura femminile nell’ebraismo"

 

 di Manuel Disegni

 

In questi giorni in cui "la figura femminile nell’ebraismo" fa da protagonista vogliamo proporre, in coerente dissonanza, un rapido sguardo maschile. Una voce di allarme, di denuncia. Un grido di dolore, ma anche una chiamata alla lotta, una speranza di libertà. Un manifesto.

Uno spettro si aggira fra di noi minaccioso: è la figura femminile. Occorre fermarne l’avanzata.

Noi uomini riteniamo che sia giunto il tempo di sollevarci e porre fine una volta per tutte al loro dominio. Dobbiamo prendere coscienza tutti insieme, come classe, come genere, della nostra condizione di subordinazione. Non siamo più disposti ad accettare le umiliazioni, le degradazioni piccole e grandi, la violenza quotidiana.

A tutto ciò diciamo: basta! Il matriarcato ha i giorni contati!

Occorre innanzi tutto conoscere il nostro nemico. Esso ha tecniche sottili, antiche, ben collaudate. Se le tramanda di generazione in generazione, in una Santa Alleanza finalizzata a perpetrare la nostra condizione subalterna. Solo una matura coscienza storica è in grado di smascherarle.

Ripensiamo dunque alla nostra prima infanzia: è là, infatti, che, senza pietà per l’innocenza di noi piccoli inermi in fasce, senza guardare in faccia nessuno, le figure femminili cominciano ad attuare il loro piano. E cioè sotto la forma terribile di #madre. Mentre i nostri papà sono in giro fuori casa - che vadano a caccia di animali selvatici o di carriera cambia poco - esse hanno campo libero. Ci partoriscono, ci cullano, ci nutrono, ci danno la nostra religione, ci parlano le nostre prime parole, ci viziano, ci lodano. Hanno tempo libero, le figure femminili (ma dove lo trovano?), possono concentrarsi sulle loro vittime, farne il centro della loro attenzione, della loro vita. Sono devote, le furbe. Ci illudono, noi piccoli scriccioli senza pretese né difese, di essere giovani divinità al centro del mondo. Noi puntualmente ci caschiamo.

Non avendo nient’altro da fare che crescerci ci investono del loro impegno totale, ci riversano addosso amore infinito. Ecco la base materiale del loro ricatto perpetuo, la nostra vulnerabilità. È solo quando siamo ormai un po’ cresciuti che veniamo informati del nostro debito: scopriamo di non essere affatto dei piccoli dei, come invece ci eravamo illusi, e in molti casi nemmeno i più grandi avvocati di Manhattan. Tutta quella devozione - perciò - ora la dobbiamo pagare. Il nostro compagno di lotta Woody Allen, grande uomo di pensiero e d’azione, ha colto nel segno individuando la differenza fra una mamma ebrea e un rottweiler nel fatto che "il rottweiler, dopo un po’, il bambino lo lascia andare, la mamma ebrea mai".

Il debito che ci opprime non solo è inestinguibile, anzi: tende ad accumularsi. Ecco che entra in gioco la figura femminile nella sua seconda veste, quella dell’#amante. La prima le ha preparato il terreno. Non è per nulla semplice, per uno scricciolo, smettere di essere Dio una volta che ci si è abituato. La figura femminile #2 lo sa. Essa entra in scena quando la devozione della figura femminile #1 ha ormai svelato la sua doppia natura. Nella sua nuova forma, non meno tremenda, la figura femminile #2 - noi speriamo che sia quella giusta, ma è sempre una figura femminile - ci promette una nuova devozione totale e disinteressata. Lascia i suoi cari, magari la sua città, per seguire noi e le nostre ambizioni. I suoi desideri, di fronte ai nostri, sembrano passare in secondo piano (ma ne ha mai avuti?).

Per rispetto (o chissà, solidarietà?) nei nostri confronti la figura femminile, quando si unisce a noi, si taglia tutti i capelli. Che a noi potesse forse piacere di più con i capelli non ha tanta importanza. Essa, deferente, vuole ad ogni costo imprimersi sulla testa il segno inconfondibile della sua appartenenza a noi. A prima vista sembrerebbe un gesto carino, ma non facciamoci ingannare. Consideriamo, in questa pia tosatura, la noncuranza delle nostre preferenze estetiche. Sono proprio queste piccole facezie che devono rivelarci la vera natura di queste misteriose figure femminili e del nostro rapporto con loro. Le infide vogliono perpetrare il Grande Inganno, quello per cui noi, di fronte a loro, ci crediamo signori e dei - e lo fanno senza scrupolo per la nostra contentezza.

Un altro esempio di come la devozione femminile verso di noi riveli il suo volto impietoso lo viviamo ogni mese. Le cosiddette #mestruazioni. Le figure femminili dicono che lo fanno per noi, per essere il nostro terreno fertile, donano la loro stessa linfa vitale per poterci assistere nella riproduzione di noi stessi. La verità è che diventano scostanti di giorno, e di notte proprio ci mollano lì, da soli, nei nostri letti freddi e non sprimacciati. In quei giorni, dicono, preferiscono dormirsene per conto loro. Sono irriguardose, non gliene importa nulla di che umore siamo noi, nemmeno si chiedono se, dopo aver portato il pane a casa con fatica e con sudore, desideriamo o magari necessitiamo la loro compagnia. Implacabili ci negano il calore umano.

Le figure femminili ci tengono nell’ignoranza. A noi pare che siano servizievoli, si prendano cura della nostra persona, casa, famiglia... in realtà il loro obiettivo è quello di produrre e riprodurre la nostra condizione di dipendenza da loro: lo fanno monopolizzando il sapere. Alcuni nostri compagni di lotta, vittime sfortunate di figure femminili particolarmente oscurantiste, non sono in grado - pensate - nemmeno di cucinarsi una frittata o attaccarsi un bottone senza dover chiedere a una figura femminile; a loro va tutta la nostra solidarietà.

L’arma più sottile di cui dispongono, forse, è il ressentiment. Esso si riflette e agisce in noi come senso di colpa e di inadeguatezza. Non abbiamo meritato d’essere serviti e riveriti, e nemmeno abbiamo gli strumenti per ripagare il grave debito che, a nostra insaputa abbiamo contratto. Voilà. Ecco che l’opera è completa, la frittata è rivoltata. Mattone su mattone è stata costruita la nostra inscalfibile inadeguatezza, che ci consegna direttamente nelle mani delle figure femminili. Esse non hanno così più bisogno della loro forma #2, quella di amanti. Possono via via abbandonarla e tornare alla prima e originaria forma. Noi, disarmati, indebitati, alienati, non possiamo fare altro che assistere alla fatale caduta della nostra prole nel nostro medesimo destino.

Uomini, è giunta l’ora di ribellarci. Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene. La nostra emancipazione dipende innanzi tutto da noi. È infatti ormai chiara la natura meschina delle figure femminili, occorre rifiutare con fermezza ogni alleanza.

Forse potrà aiutarci qualche donna.

Manuel Disegni

 

Ebreo in rosso (Marc Chagall)