Storie di ebrei torinesi

 

Donne e istituzioni

Domenica 14 settembre è stata la Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno alla figura della donna. Abbiamo tratto spunto dall’occasione per intervistare Lia Montel Tagliacozzo e Claudia De Benedetti, due donne di Torino che hanno coperto e coprono ruoli di primo piano nelle istituzioni ebraiche piemontesi, italiane e internazionali.

 

Claudia De Benedetti

 

 

Incontro Claudia De Benedetti in un caffè di Corso Vittorio che scopriamo di amare entrambe e la conversazione si avvia fluida, come se questo incontro ci aspettasse da tempo. Già nei contatti telefonici precedenti avevamo scoperto che ci univano alcuni ricordi e, ridendo, ci eravamo dette che il nostro collegamento erano le api! Durante il mio primo anno di insegnamento alla scuola ebraica di Torino, sono passati 40 anni, il Ministero decise che nella scuola media chi insegnava matematica avrebbe insegnato anche scienze: grande fu il mio sgomento, perché, essendo laureata in matematica, non avevo mai dato un esame di scienze né mai ero entrata in un laboratorio. Presa alla sprovvista incaricai i miei allievi di terza media di scegliere degli argomenti a piacere su cui fare delle ricerche. Claudia, che era una di questi, scelse le api e fece un lavoro stupendo, da cui imparai una quantità di cose. Da allora siamo indissolubilmente legate dal laborioso insetto e mi racconta che quando vide per la prima volta il "Cortile delle api", nel complesso del Tempio di Casale, pensò subito agli anni della scuola media e alla sua giovane insegnante di matematica e scienze.

Ma il ricordo di quegli anni è anche indissolubilmente legato a quello di sua nonna paterna, Carla Mortara, figura indimenticabile della comunità di Torino. Chiedo quindi a Claudia quanto grande sia stata la sua influenza nella sua formazione e il suo viso si illumina in un grande sorriso e parte un’onda di ricordi molto piacevole: la nonna Carla che le insegnava le tradizioni ebraiche, che organizzava delle lezioni di cucina e cucito per lei e le sue amiche e le istruiva sulle ricette della cucina ebraica e sull’importanza dell’occhio e della sensibilità culinaria, al di là della precisione nelle dosi. Poi amava raccontare le storie di famiglia facendo rivivere episodi delle generazioni passate, come il rapimento del piccolo Edgardo Mortara.

Il fatto era accaduto nel secolo precedente a Bologna, allora parte degli Stati della Chiesa: la sera del 23 giugno 1858 su ordine del Sant’Uffizio, Edgardo fu sottratto alla famiglia con la violenza per educarlo a Roma nella "vera religione" in quanto il bambino ebreo era stato battezzato furtivamente, all’età di forse due anni da Nina, una ragazza della campagna bolognese che stava a servizio dai Mortara. Infatti, tempo prima, Edgardo aveva avuto una gran febbre e allora la Nina, temendo che morisse, all’insaputa dei genitori aveva battezzato il piccolo. Due anni più tardi nacque l’Alliance Israélite Universelle per contrastare eventuali episodi analoghi che si dovessero verificare.

Poi c’erano i racconti della guerra, della fuga in Svizzera, del ritorno e della ricostruzione. Nella grande casa di Reaglie si radunava tutta la famiglia per le feste e la nonna regalava il soldino per Purim e trasmetteva il patrimonio di tradizioni ai nipoti e poi ai pronipoti. Visse fino all’ultimo in buona salute e non cessò mai il suo compito di amorevole educatrice.

L’entusiasmo con cui Claudia ricorda l’infanzia con la nonna ritorna in tutta l’intervista. Claudia è una donna intelligente e appassionata che trasmette entusiasmo con il suo racconto: i suoi impegni di lavoro e nell’ambiente ebraico nascono tutti dalle profonde radici della sua famiglia. Lei stessa sottolinea che appartiene a tre Comunità: Padova, città di origine della madre, Casale cui la famiglia paterna era molto legata perché a Rosignano Monferrato si nascose durante le persecuzioni nazifasciste, prima della fuga in Svizzera e perché la bisnonna materna era di Casale e lì la famiglia si riuniva per le festività, e Torino, dove ha vissuto. A Padova coltiva gli interessi della famiglia, a Casale presiede la "Fondazione arte cultura" una onlus che si occupa del Museo ebraico e della mostra permanente delle Lampade di Chanukkà e che, essendo indipendente e appartenendo al circuito dei Musei Piemontesi, potrà garantire anche in futuro la conservazione dei beni e le iniziative culturali; a Torino partecipa alle attività della Comunità. Particolarmente emozionante per me è sentirla parlare di Casale Monferrato, da cui proviene anche la mia famiglia materna, perché attraverso le sue parole emergono l’impegno e la dedizione delle uniche due famiglie ebree rimaste in città, gli Ottolenghi ed i Carmi; grazie a loro Casale è una Comunità viva, attiva e particolarmente inserita nel tessuto cittadino. I cittadini di Casale sanno quando ci sono le feste ebraiche e quando, ad inizio autunno, vedono monsù Ottolenghi, Presidente della Comunità, che si avvia verso la sinagoga con il soprabito sulle spalle (si sa che digiunando si ha più freddo…) gli chiedono se è Kippur! Non è raro che alcuni cittadini vengano a sentire il suono dello shofar e il giornale "Il Monferrato" si informa regolarmente sul calendario delle feste. L’accensione delle lampade di Chanukkà è un evento aperto, a cui tutti possono partecipare accendendo una lampada. La cultura ebraica è presente nelle ricette tradizionali, per esempio i biscotti Krumiri sono confezionati secondo le regole della kasherut! C’è poi il coro, che è un’altra occasione di conoscenza e di condivisione della nostra cultura. Inoltre molti volontari, istruiti da Adriana Ottolenghi, prestano la loro opera come guide al Museo.

Ci sono poi gli impegni internazionali, Claudia infatti è Direttore per l’educazione della Confederazione Europea Maccabi, che organizza ogni quattro anni i giochi europei: i prossimi saranno nel 2015 a Berlino.Scopro così che questa donnina minuta ha un passato di atleta, lei stessa aveva partecipato da ragazza ai giochi come nuotatrice ed era entrata a far parte di questo universo multiculturale e multilingue costituito da giovani ebrei di tutto il mondo: ha continuato a lavorare per l’organizzazione ed ora si occupa della formazione di giovani leader comunitari. Lo spirito che anima la Confederazione è quello di unire la filosofia dello sport a quella dell’ebraismo: è importante far vivere tutti insieme lo Shabbat secondo l’ethos spirituale che lo caratterizza. I giovani provengono da tanti paesi diversi, parlano una pluralità di lingue e diventa fondamentale individuare nei vari paesi ragazzi che possano svolgere il ruolo di formatori e animatori dei gruppi.

Ovviamente il ruolo di Claudia presuppone una buona conoscenza delle lingue e, su mia richiesta, mi dice con grande semplicità di parlare correntemente francese, inglese, tedesco ed ebraico: le faccio notare che a me risulta che parli anche l’arabo, ma lei si schermisce, dicendo che l’ha solo studiato all’Università e che il suo è un arabo letterario che non le permetterebbe una conversazione fluida.

Infine mi parla del suo impegno nella Agenzia Ebraica, di cui è Presidente onorario per l’Italia.

L’Agenzia Ebraica è nata con lo Stato di Israele come Ente statale finanziato dal Keren Hayesod, con lo scopo di accompagnare alla aliah, cioè all’immigrazione. Tre anni fa la sede romana stava per chiudere, ed era necessario trovare un progetto per dare nuova linfa ed evitare la chiusura. Fu così che, su idea di Nathan Sharansky, presidente mondiale dell’Agenzia, si formulò un progetto che prevedeva una trasformazione dell’Agenzia: non più solo un ufficio per il disbrigo di pratiche burocratiche, ma anche un centro per la diffusione della conoscenza della realtà israeliana: cultura, eventi, opportunità di vario genere. Si pensò anche alla preparazione al test psicometrico per l’ammissione alle università israeliane per giovani ebrei e non ebrei che volessero iscriversi. Anche qui Claudia diffonde tutto il suo impegno con l’entusiasmo che la contraddistingue.

Abbiamo concordato, prima di iniziare la nostra conversazione, gli argomenti relativi ai suoi impegni che in questo momento le interessava approfondire e che non avremmo toccato temi politici: dopo il nostro colloquio mi rendo conto che il suo concetto di politica è operare per le cose in cui crede. È una donna pragmatica, consapevole che l’espressione delle sue opinioni non servirebbe in alcun modo a modificare la realtà. Le chiedo se l’essere donna sia mai stato di ostacolo al suo lavoro ma mentre lo chiedo capisco la mancanza di senso della domanda: la risposta è netta, il fatto di non lavorare per enti prettamente religiosi ha fatto sì che non incontrasse ostacoli di questo tipo. Per parte mia credo che una donna con la sua intelligenza e la sua solarità è assolutamente al di sopra di possibili pregiudizi di genere!

 

Note biografiche:

Nata a Torino nel 1961 dove vive. Dopo la laurea in Lettere Classiche - Lingua e Letteratura araba con una tesi sulla poligamia nelle religioni monoteistiche, ha conseguito il diploma superiore di Archivistica Paleografia e Diplomatica e il diploma alla Scuola Rabbinica Margulies Disegni. Parla inglese, francese, tedesco ed ebraico. Alla morte del padre ha assunto la direzione della società di famiglia che gestisce un’azienda agricola a Padova e proprietà immobiliari in Piemonte. È Consigliere di Amministrazione di Banca Fideuram SPA e del Consorzio la Venaria Reale. Nel mondo ebraico: Presidente di Agenzia Ebraica - Sochnut Italia e membro dell’esecutivo del Congresso Europeo Ebraico, della Confederazione Europea Maccabi e Consigliere UCEI (di cui è stata Vice Presidente). Presiede la Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale ONLUS. Ha due figli: Serena e Marcello e due nipoti Avigail e Odelia.

 

Bruna Laudi

   

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