Italia

 

Ama il prossimo tuo

 di Sandro Ventura

 

Sto continuando ad impegnarmi nel dialogo interreligioso, che, oltre ad essere una mia necessità, credo sia un percorso necessario per le nostre comunità, per favorire la conoscenza reciproca e la collaborazione, ed anche per contrastare gli integralismi, che in questa fase storica sembrano in crescita ovunque.

Con queste motivazioni ho partecipato alla 51ma sessione del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE), Paderno del Grappa (TV) 27/7-2/8 2014 che aveva come tema "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Lev. 19, 18), La vita in relazione: prospettive etiche. Mi aveva invitato a partecipare Marianita Montresor, presidente del SAE, nel corso del colloquio ebraico-cristiano di Camaldoli del dicembre scorso, a cui eravamo ambedue presenti. Il SAE ed i monaci camaldolesi sono i principali organizzatori di eventi di dialogo interreligioso in Italia. I partecipanti alla 51ma sessione del SAE sono stati circa 200, soprattutto appartenenti alle varie confessioni cristiane in Italia in dialogo fra loro. La presenza ebraica è importante in quel contesto, in quanto rappresenta la comune radice delle diverse appartenenze cristiane. Eravamo pochi ebrei, e piuttosto in là con gli anni, ma decisamente motivati a continuare nella via del dialogo: Amos Luzzatto, ex presidente dell’UCEI, sua moglie Laura Voghera, poetessa, Bruno Segre, fondatore della rivista Keshet, Mino Chamla, direttore della scuola ebraica di Milano, ed io. Dispiace constatare l’assenza di giovani ebrei interessati a dialogare con il mondo cristiano. Evidentemente è molto più rassicurante restare confinati nelle nostre comunità. Durante lo svolgersi della sessione, eravamo tutti molto preoccupati per l’esplosione della crisi di Gaza, che comunque pesava sui partecipanti. Sono stati assai rari i riferimenti pubblici (e anche privati) al conflitto israelo-palestinese, di cui parlavamo soprattutto fra noi ebrei, per alleggerire le nostre ansie e preoccupazioni.

La grande maggioranza dei partecipanti era di appartenenza cattolica, ma erano anche numerosi i protestanti (valdesi, avventisti, metodisti, battisti) e gli ortodossi della chiesa romena in Italia. Cinque ebrei ed un solo musulmano. Molti gli insegnanti, i teologi, gli studiosi di varie materie, ma anche i semplici interessati a questo tipo di formazione. I lavori si sono svolti in parte in sessione plenaria, in parte in gruppi di studio, dove ognuno poteva esprimersi più liberamente. I temi affrontati dai gruppi erano i seguenti:

1) Il prossimo nella Bibbia; 2) Custodire i legami: un’etica delle relazioni; 3) Famiglia, nuove famiglie, relazioni di coppia; 4) Proporre nell’incertezza. I comitati di bioetica; 5) Lavoro: superare i limiti, mortificare la libertà; 6) Vite in relazione in una società plurale; 7) Identità e genere; 8) Accompagnamento pastorale dei malati; 9) Teatro biblico: uno spazio di esplorazione delle relazioni tra parola e azione

Il più partecipato è stato l’ultimo, con una ventina di persone. Evidentemente c’è un forte bisogno di esprimersi oltre le parole, ed il teatro in questo senso offre maggiori opportunità. Gli altri gruppi erano più ristretti, ed io ho partecipato al quinto gruppo, con una decina di persone, che aveva come tema il mondo del lavoro oggi, che tende ad essere sempre più esclusivo e frammentario, e dove emerge un allontanamento dai principi etici che coinvolge in modo analogo le diverse appartenenze religiose. La nostra, come afferma il sociologo Zygmunt Bauman, più volte citato, è una società "liquida", che offre sempre meno certezze e garanzie, tende a liquefare le relazioni e ad abusare dei lavoratori, fino ad indurre l’uso di farmaci stimolanti per aumentare la produttività, soprattutto in certe professioni (piloti, camionisti, chirurghi, studenti). D’altra parte si creano meccanismi persecutori (mobbing) nei confronti dei lavoratori che non sono considerati all’altezza del loro compito professionale, e meccanismi di esclusione di masse di disoccupati ed emarginati, destinati a vivere "vite di scarto" (Bauman). È emersa la necessità, per chi ha un’appartenenza religiosa vissuta con impegno, di contrastare i sentimenti di disperazione che vengono innescati da queste dinamiche, attraverso un’etica di responsabilità. Ed è stato individuato il salmo 128 come paradigma di una società possibile, in cui il lavoratore, attraverso la sua fatica, abbia il diritto di vivere una vita dignitosa, gratificante ed aperta al futuro.

Avevo partecipato ad altre sessioni del SAE, nel 1986, nel 1987 e nel 1990. Allora si svolgevano al passo della Mendola, e vedevano la partecipazione di 400 o 500 persone. Era una fase di maggiore apertura per tutti, ed anche i partecipanti ebrei erano più numerosi e più giovani. Tornare in quel contesto dopo 25 anni era impressionante: era come ritrovare un gruppo di "resistenti", uno zoccolo duro che non si fa scalfire, e che imperterrito vuole tenere aperto uno spazio di dialogo interreligioso, che è altamente formativo e fornisce a tutti un prezioso contesto di riflessione e delle opportunità di maturazione. Mi ha fatto molto piacere vedere la partecipazione di un consistente gruppo di giovani, forse un po’ chiuso in sé, quasi che i giovani sentissero più fortemente il bisogno di amicizia e di condivisione fra coetanei che non l’interesse per le teorie religiose dei dialoganti. È stata comunque un’esperienza forte ed utile che, per quanto possibile, cercherò di ripetere e di comunicare.

 

Sandro Ventura

 

Circus (Marc Chagall)

   

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