70 anni dopo

 

Rodi

 di Moses D'Avino

 

In occasione del 70° anniversario della deportazione degli ebrei di Rodi, avvenuta il 23 luglio 1944, ad opera dei nazisti, si sono tenute in questa splendida isola dell’Egeo una serie di manifestazioni culturali per ricordare e mantenere viva la memoria storica di questa comunità sefardita italiana annientata dalle fiamme divoratrici della guerra; 1673 membri della comunità vennero arrestati e poi deportati nel campo di sterminio di Auschwitz; di questi solo 151 persone sopravvissero.

Appresa la notizia degli eventi in programma, come ebreo sefardita e membro di un’associazione culturale, Judaica Mediterranea, che ha come scopo la conoscenza delle realtà ebraiche nel Mare Nostrum, mi sono sentito coinvolto nel loro trascorso, è nato il desiderio di conoscerli e, insieme ad alcuni amici anusim calabresi, siamo partiti quindi alla volta di Rodi.

Una volta giunto ho avuto modo di conoscere ed apprezzare questi fratelli di Israele, affettuosi e cordiali, avendo la possibilità di scoprire non solo le loro origini spagnole, ma anche le comuni origini meridionali; sono rimasto meravigliato nel trovare presso di loro tanti cognomi del Sud d’Italia, molti dei quali ancora diffusi: Amato, Capelluto, Capua, Galante...

La cosa sorprendente è che queste persone, anche se non sono mai vissute in Italia, mantengono vive le loro origini e provano per l’Italia dei sentimenti profondi; ancora più sorprendente è vedere quanto forte è il legame con la propria memoria per cui ogni anno, dai punti più disparati del mondo, non solo anziani, ma anche le nuove generazioni affrontano viaggi lunghi per potersi ritrovare e ricordare.

Vederli insieme nell’antica sinagoga di Rodi, Kahal Kadosh Shalom (Sacra Congregazione della Pace), è stato qualcosa di suggestivo e meraviglioso, sentire le loro melodie simili a quelle in uso nella nostra comunità napoletana è stato veramente commovente; mi sono sentito parte di loro, è stato come ritrovare una parte della nostra identità ebraica e come se dopo tanti secoli il cordone ombelicale che ci univa non fosse mai stato reciso.

Commovente è stata la giornata della commemorazione, toccante l’intervento della sig.ra Levi di New York che ha ricordato le tragiche vicende che hanno portato alla deportazione degli ebrei di Rodi, splendida l’atmosfera del venerdì sera dove ci siamo ritrovati insieme ad altri ad intonare il "Bendigamos".

Voce delle preghiere in sinagoga è stato Giuseppe Mallel di Roma, arrivato a Rodi con la sua splendida famiglia e la nonna che non rivedeva l’isola dal lontano 1944; il giovane chazan ha animato lo Shabbat e la commemorazione con provata maestria e ha dimostrato grande sensibilità ed accoglienza.

Persona splendida è stato il Sig. Jacov Hasson di Johannesburg, attento ad ogni necessità durante il nostro soggiorno; si è rivelato una guida meravigliosa, ha mostrato, con dovizia di particolari, ogni angolo della Juderia, l’antico quartiere ebraico, narrando la storia della comunità rodiese e, come per miracolo, grazie al suo racconto quelle strade ormai vuote hanno ripreso vita, sono riecheggiate le antiche voci ladine, il giudeo-spagnolo parlato dagli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna nel XVI sec.

Ho avvertito netta la sensazione che le anime di quelle persone non abbiano mai abbandonato quei luoghi, la loro presenza è ancora palpabile nell’aria.

Chiudo questo mio scritto con la speranza che in noi ebrei sefarditi meridionali nasca la consapevolezza del legame che ci unisce ai nostri confratelli rodiesi e che anche noi ogni anno ci uniamo al loro pellegrinaggio perché la memoria di un popolo non muoia.

 

Moses D’Avino
Presidente Judaica Mediterranea

     

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