Ricordi

 

Vittorio Dan Segre

 

Lo scorso 22 Maggio ricevo dalla segreteria della Comunità di Torino il seguente messaggio mail: "Il signor Dan Segre vuole parlare con lei. Le lascio il recapito telefonico….". Prendo prontamente contatto e, con mia viva sorpresa, apprendo che il suo desiderio di un colloquio con me nasce dalla lettura sulle pagine di Ha Keillah di Aprile del mio articolo intitolato "Il Tikkun Olam nella concezione mistica", articolo che - sono sue parole - l’ha colpito in quanto tratta l’argomento con grande chiarezza. Non nascondo di rimanere lusingato da un simile autorevole giudizio; gli propongo una visita per fare quattro chiacchiere e approfondire l’argomento e così il martedì successivo mi reco presso la sua abitazione in via Galliari 32, abitazione in cui da alcuni mesi ha dovuto trasferirsi per motivi di salute, abbandonando la sua abituale dimora di Govone. Sapevo che era stato colpito da una seria patologia ed essendo ormai trascorso parecchio tempo dal nostro ultimo incontro, temevo di trovarmi di fronte ad un Dan Segre diverso da quello che fino ad allora avevo conosciuto. Vengo invece accolto con grande calore dal Dan Segre di sempre - sia pure un po’ provato dalla malattia - che mi fa accomodare in un luminoso salotto. Gli chiedo innanzitutto di ragguagliarmi sulle sue condizioni di salute e, con quell’originalità di visione che l’ha sempre contraddistinto, mi spiega come la malattia che l’ha colpito - una grave forma leucemica che lo ha costretto a diversi mesi di ricovero ospedaliero - gli ha comunque offerto l’opportunità di effettuare nuove esperienze, acquisire nuove conoscenze ed avviare nuove iniziative. Mi dice con la massima naturalezza come tutto lasci presagire che il tempo che gli rimane da vivere sia ormai breve, ma anche della sua ferma determinazione a non sprecare quel tempo che gli è concesso grazie ai progressi della medicina ed alla professionalità dei sanitari che lo hanno assistito e che continuano ad assisterlo. In tale ottica mi racconta del suo coinvolgimento, scaturito dall’esperienza da lui stesso effettuata, nell’attività di una organizzazione che ha come obiettivo la diffusione dell’assistenza medica domiciliare: una modalità di cura di patologie croniche che offre una serie rilevante di vantaggi rispetto all’ospedalizzazione, sia in termini economici, che di qualità della vita del paziente, che di valorizzazione della professionalità dei sanitari, che di miglioramento del rapporto umano. Dopo avermi raccontato di altre iniziative che sta pensando di intraprendere veniamo a parlare del misticismo ebraico e mi rendo ben presto conto di essere di fronte ad un attento conoscitore della materia. Nel suo salotto c’è un piccolo scaffale che aveva immediatamente attirato la mia attenzione, in cui sono sistemati i pochi libri che ha voluto portare con sé prelevandoli dalla sterminata sua biblioteca di Govone, in cui con la sola eccezione di un ripiano contenente i suoi diari, ci sono esclusivamente testi di Kabbalah in ebraico, in inglese e in italiano. Mi confessa come la Kabbalah sia stata sempre molto importante per lui ma come lo sia diventata ancor di più nell’ultima fase della sua vita avendo trovato in essa le basi e gli strumenti per affrontare con serenità e consapevolezza sia la malattia che il supremo problema della propria fine terrena.

Mi dice ancora che gli piacerebbe costituire un piccolo gruppo di persone seriamente interessate allo studio del misticismo ebraico e disposte a ritrovarsi periodicamente a tale scopo, avvalendosi anche degli insegnamenti di alcuni Maestri di vaglia, reperibili su siti internet. Pur conscio della limitatezza delle mie conoscenze e dei miei interessi più orientati verso la storia del misticismo che non al misticismo in quanto tale, accolgo con entusiasmo la sua idea e gli propongo di vedere di attuare la sua idea subito dopo l’estate.

Ebbi nuovamente occasione di incontrare Dan Segre poche settimane dopo allorché ritenni opportuno che si conoscessero vicendevolmente con rav Di Porto che si accingeva ad assumere l’incarico di Rabbino Capo della Comunità. Lo andammo a trovare in una tiepida sera di luglio, restando a lungo e piacevolmente a chiacchierare sulla terrazza del suo salotto, intrattenendoci su numerosi argomenti tra cui l’assistenza medica domiciliare e gli studi cabalistici ed ascoltando il racconto di alcuni significativi episodi della sua lunga ed intensa vita.

Conserverò sempre uno struggente ricordo di questi due ultimi incontri ed ho voluto rievocarli perché mi hanno permesso di apprezzare una volta di più le qualità di una personalità affascinante ed ammirevole, assetata di nuove esperienze e costantemente protesa verso il futuro: colloqui che, ancora una volta, hanno offerto spunti di riflessione e sono stati occasione di arricchimento intellettuale e morale. Che il suo ricordo sia in benedizione.

Tullio Levi


 

Quando si pensa alla figura di Vittorio Dan Segre, viene naturale cercare di analizzarne la personalità perché si ha la sensazione che sfugga a qualsiasi definizione. D’altra parte lui stesso cercava di autodefinirsi per trovare sé stesso; si osservava con distacco mettendo sul piatto i suoi lati positivi e negativi realizzando infine un intreccio inestricabile. Giudicava sé stesso, gli eventi mondiali e le singole persone di ogni livello sociale e culturale con distacco e ironia. Questa sua caratteristica unita ad una grande capacità oratoria faceva di lui un personaggio interessante, mai banale e di notevole successo. Del resto la sua esperienza di vita è stata eccezionale e vorticosa da quando fin da ragazzo è emigrato in Palestina a causa delle leggi razziali. È seguita l’esperienza nell’esercito britannico, e successivamente in quello israeliano, l’attività diplomatica, e quella di docente universitario e scrittore.

Il suo guardare tutto dall’alto e con distacco non faceva di lui, come si potrebbe pensare, uno scettico, perché era invece un ottimista e lo dimostra il fatto che abbia saputo affrontare la sua malattia con determinazione e fiducia. Questo gli ha permesso di vivere una vita lunga e produttiva.

Mi è stato chiesto di affrontare il tema del suo rapporto con il mondo ebraico torinese. L’esempio indicativo che mi piace ricordare è quello del versamento delle sue carte private all’Archivio ebraico Terracini di Torino. L’Archivio aveva messo a punto un progetto di raccolta di carte famigliari, personali e di attività economiche ed intellettuali degli ebrei piemontesi, al fine di conservare una documentazione preziosa sulla vita e l’attività degli ebrei all’interso della più vasta realtà piemontese, realtà che fin dall’800 giù giù fino al momento della resistenza al nazifascismo, è stata determinante nella modellazione dell’Italia. Bisogna aggiungere che la Comunità ebraica di Torino ha subito la distruzione di gran parte dei suoi archivi durante un bombardamento nel 1942 e che quindi i documenti raccolti possono essere utilizzati per riempire i tasselli mancanti al quadro della storia ebraica piemontese.

Quando ho illustrato il progetto dell’Archivio a Vittorio Dan Segre, ho trovato in lui un’immediata adesione. Non solo accettò di versare all’Archivio i suoi importantissimi documenti, ma mi sollecitò a propagandare ulteriormente l’iniziativa. Fu organizzata una serata in cui egli invitò gli ebrei torinesi o di origine torinese a collaborare a questo progetto, non solo versando le proprie carte, ma anche contribuendo economicamente alla sua catalogazione per renderle fruibili.

Oggi le sue carte, regolarmente catalogate sono inserite nel sito dell’Archivio e, per chi fosse interessato, è a disposizione un’intervista da lui concessa e realizzata da Alberto Cavaglion nella sua antica residenza di Govone.

Lia Montel Tagliacozzo

 

Vittorio Dan Segre

   

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