Israele

 

 

Lettera di un pessimista

di Gilberto Bosco

 

Avevo il computer pieno di messaggi. E nessuno in favore dell’accordo. Voi direte, su FB ti sei scelto corrispondenti tutti “di destra”; ebbene no, amici con una lunga storia “di sinistra” mi mandavano post con immagini di Monaco 1938, altri protestavano, altri tacevano (tacevano: vi rendete conto, noi ebrei, che non stiamo mai zitti!). E tutti (tutti!) i leader politici israeliani di una qualche importanza (non sto parlando di Netanyahu, che mai avrei votato, non sto parlando della destra estrema, sto parlando del centrosinistra e di Herzog, il candidato che avrei votato se ne avessi avuto la possibilità) tutti all’unanimità dichiaravano che questo accordo era sbagliato, pericoloso non solo per Israele ma per il Medio Oriente e per il mondo intero. Tutti impazziti? E allora decisi: passo le nottate a leggere pagine di FB reportage lettere opinioni di tutti i tipi qualunque cosa. Ebbene, mi sono convinto, il giudizio su quell’accordo in fondo dipende dal momento, se sei ottimista, se sei pessimista, se ti prendi per un profeta che indovina il futuro, se hai fiducia in tutto quello che leggi o se non credi in nulla senza una qualche prova.

E chi legge si domanderà: e quindi? Allora cominciamo, cominciamo con il bicchiere pieno o mezzo pieno, andiamo con un poco di ottimismo.

Do per scontato che i lettori Ha Keillah conoscano già almeno a grandi linee l’accordo. Quali sono i vantaggi? In primo luogo il business; l’accordo sblocca le sanzioni e riapre la possibilità di commerciare, una vagonata di dollari può riprendere a scorrere dall’Iran verso l’Europa, il petrolio può essere di nuovo acquistato a prezzi convenienti per l’Occidente, gli uomini d’affari possono ritornare a viaggiare con valige piene di valuta pregiata e concludere affari in un momento non facile per l’economia mondiale. E sblocca anche una serie di conti bancari dell’Iran sparsi per il mondo, non dei conticini da piccolo risparmiatore, dei conti degni di uno scià, forzieri pieni di tesori; che saranno utilizzati per comprare tecnologie e impianti e chissà quante altre cose. Certo, nulla può garantirci che l’Iran non passi una parte di tali fortune a organizzazioni che la maggior parte dei paesi occidentali considera “terroristiche”. Lo ha già fatto in passato, potrebbe farlo di nuovo; ma non si può fare una frittata senza rompere le uova, e quindi è un rischio che forse si può correre. Di fronte, come dicevo, ci sono vagonate di dollari…

Ma le notizie positive di questo accordo non sono solo quelle economiche. L’Iran si è impegnato a sospendere i tentativi di arricchire l’uranio per scopi militari, e si limiterebbe ad arricchirlo per scopi civili. È vero che ha ottenuto delle centrifughe avanzatissime, di nuova generazione (vi risparmio le sigle, incomprensibili ai profani), con cui l’uranio si può arricchire molto, e in fretta, ma qualcosa bisognava pure concedere. O forse no? Se io voglio rinunciare alle corse automobilistiche posso certo mettere tra le condizioni che voglio una Ferrari Testa Rossa nel garage: ma questo, come minimo, può sollevare qualche dubbio sulla mia sincerità. Ma dai, basta col pessimismo, continuiamo con l’ottimismo della volontà: l’Iran ha accettato le ispezioni internazionali. È vero che i tempi e i modi di tali ispezioni sono complicati e lenti (fino a 24 giorni di preavviso, se ho decifrato bene i protocolli), ma insomma, le ha accettate. Allora, molti sanno che io scrivo musica contemporanea: quella di Schoenberg, Berio e di altri che, come me, fanno venire il mal di testa. Posso impegnarmi a rinunciarvi, forse solo per finta; quando arriva un funzionario a controllare, chiederò i giorni di preavviso che mi spettano, sposterò tutti i manoscritti e le partiture del Novecento, entra l’inquisitore e gli faccio ascoltare Mozart: basta così? Decidete voi.

Lasciamo stare l’ottimismo. Quali sono gli argomenti del pessimista, come si fa a non accettare le cose positive contenute in questo accordo?

Intanto, quanto deciso a Vienna scatena una corsa al riarmo atomico. Copio da giornali arabi: come reazione all’accordo l’Arabia Saudita avrebbe chiesto al Pakistan (paese che possiede l’arma atomica) la tecnologia necessaria per costruirla anche a Riad. L’Egitto avrebbe fatto la stessa richiesta alla Russia. Temo che la Turchia non resterà immobile. Insomma, un presidente americano premiato con il Nobel per la pace rischia di far aumentare in modo significativo le potenze atomiche in Medio Oriente: ottimo risultato.

E non sarà l’unica conseguenza sulla politica internazionale: i giornali europei hanno a lungo sostenuto che questo accordo favorirà la guerra contro il cosiddetto Califfato. Forse. L’Iran ha comunque subito dimostrato come interpreterà questo ruolo: nei giorni del negoziato ha pesantemente bombardato… un villaggio curdo. E la Turchia ha subito imparato la lezione: dopo aver dichiarato che combatterà l’ISIS, ha inviato i suoi aerei a colpire… i curdi, ovviamente. Un popolo che l’Occidente continua a dimenticare.

Quello che però mi deprime di più e mi fa precipitare verso un pessimismo quasi cosmico sono molti degli argomenti usati per difendere l’accordo. C’è chi invoca eventuali protocolli “segreti”; se ci sono accordi segreti possono dire qualunque cosa, ma nessuno di noi può conoscerli, e quindi non si sa cosa dire. Thomas L. Friedman, in un articolo molto (veramente molto!) intelligente, ripreso in Italia a metà agosto da La Repubblica, scrive che all’Iran mancavano solo tre mesi alla bomba. Qui mi sento preso in giro: è anni che Israele dice che l’Iran è vicina all’arma atomica e sempre le potenze occidentali hanno risposto che non era vero, mancavano molti e molti anni, c’era tutto il tempo per fermarli. Se gli israeliani invece avevano ragione due anni fa o l’anno scorso, potrebbero aver ragione anche adesso, quando, compatti, dichiarano che questo accordo è pessimo. E nello stesso articolo Friedmann sostiene che l’Iran, se rispetterà questo accordo, non riuscirà ad avere armi atomiche prima di 15 anni; e “la tecnologia israeliana, nel frattempo, sarebbe in grado di sviluppare nuovi metodi per eliminare ogni tipo di minaccia nucleare”. Non so perché, non mi sento rassicurato. “L’unica alternativa era la guerra” infine mi sembra un argomento insieme fortissimo e debolissimo: fortissimo, dato che la guerra è orribile, tutto l’Occidente odia la guerra, e anche un intervento “mirato” avrebbe un costo umano inevitabile. Il punto debole è che anche Chamberlain potrebbe aver detto la stessa cosa, e sappiamo come è finita. Dopo il 1938 è arrivato il 1939.

Ho già detto che, se avessi potuto, mai avrei votato per Netanyahu. Negli Stati Uniti credo che mai voterei per un presidente repubblicano. Allora leggo Hillary Clinton, che dopo aver dichiarato un sostegno cauto e un poco freddo per questo accordo dice: “So che ci sono persone che in buona fede si oppongono - persone che io rispetto. Sollevano delle obiezioni che devono essere prese in seria considerazione. Hanno il diritto di pretendere una vigilanza estrema.” Obama ha dovuto rincorrerla, dichiarando che “le obiezioni di molte persone sono legittime. Chi le solleva non è un paranoico.”

Insomma, io e voi quattro lettori che fin qua mi avete seguito, se non siamo d’accordo, se siamo pessimisti, abbiamo il diritto di sollevare obiezioni. Grazie. Speriamo servano ad evitare un futuro terribile.

Gilberto Bosco

Eva Fischer, Talled

   

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