Israele

 

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Inquietudine

Alla fine degli Anni Ottanta le notizie dal mondo si succedevano in modo vertiginoso. Situazioni che sembravano fossilizzate da decenni si stavano spezzando a dispetto degli analisti e degli "esperti" che avevano formato la mia visione del mondo. La disgregazione del "Campo socialista" e la conseguente frantumazione dell'URSS, ponendo termine alla Guerra fredda, suscitava nei cuori la speranza che anche il conflitto israelo-palestinese si sarebbe attenuato, se non risolto, dopo la sorpresa della visita di Sadat in Israele, che si concluse, anni dopo, con la firma della pace, proprio da parte del governo della destra, tacciata da tanti, in passato, di estremismo “guerrafondaio!” Fui preso anch'io da un istante di euforia, come nel '67, ma mi calmai presto: i problemi irrisolti incombevano nella nostra concretezza geopolitica. Il resto è la storia dei decenni successivi, fino ad oggi.

Non mi ricordo di essermi mai sentito così preoccupato leggendo i notiziari quotidiani, da Erez Israel e dal mondo, con una fluidità senza precedenti (per modo di dire). Realismo pessimista, o sensibilità di chi ha dimestichezza con gli studi storici, con paragoni e analogie? E, soprattutto, per la sensibilità di un figlio del dopoguerra, fortunato, scampato dalla Shoah e cresciuto nell'Italia che aveva ritrovato la democrazia, pur nei suoi limiti e condizionamenti.

 

Informazione

Essendo coinvolto nella problematica, politica, sociale e culturale dello Stato ebraico, mi cruccio senza sosta su come esternare le riflessioni, le reazioni e i conflitti che vivo al quotidiano nel mio osservatorio ai miei fratelli diasporici. Mi domando spesso: nonostante che si viva tutti nel "villaggio globale", il lettore della diaspora comprende fino al fondo la nostra realtà, bersagliato dai media esterni - in gran parte, se non ostili, critici - che hanno da lustri abbandonato l'immagine di uno Stato sorto a brevissimo lasso di tempo dalla immane tragedia del popolo ebraico, assorbendo milioni di correligionari, esprimendo modelli sociali originali e progressisti? Le nostre critiche non portano acqua al mulino dei denigratori e dei nemici palesi e mascherati? Poiché sono da tempo dell'opinione che il legame tra israeliani ed ebrei diasporici, senza retorica apologetica, abbia per fine la formazione di una identità comune, il compito essenziale dell'informazione è di contribuire a questo scopo, non abbandonandosi a manicheismi di tutti tipi, nell'illustrare la complessità di un quadro che deve restare patrimonio di tutti, al di qua e al di là del mare.

 

Ebraismi

Ho assai apprezzato la presa di posizione del Rabbinato italiano di ferma ed esplicita condanna dei crimini perpetrati da estremisti contro "altri", siano palestinesi innocenti o omosessuali ebrei (la vittima della Gay Parade a Gerusalemme era solo una sostenitrice…). In linea con il Gran Rabbinato di Israele e quelli di altri paesi della diaspora.

Più che mai mi sento figlio di un umanesimo che ha contraddistinto la mia diaspora d'origine, che, pur in condizioni di vita non sempre ideali, per dir poco, fu nei secoli aperta verso l'esterno, anche culturalmente. Una posizione più che mai attuale contro xenofobie, chiusure dogmatiche, intolleranze che avvelenano spesso il clima della società dello Stato di Israele.

 

Routine

Siamo all'inizio dell'autunno, anche se i calori ci coinvolgono ancora con temperature africane. Riandando ai mesi estivi, le news sono state di routine, intendiamoci, nel contesto israeliano; come lo scorso anno, da Gaza qualche lancio di missile ad opera di gruppi salafiti, con automatiche ritorsioni di Zahal, per lo più aeree, su obiettivi di Hamas che per il nostro governo ha la responsabilità su quanto avviene nella Striscia. Per fortuna senza grandi danni o vittime. Più serio è lo stato di cose a Gerusalemme Est, sulla spianata del Tempio e qua e là nella Cisgiordania. Per scaramanzia si classificano i lanci di pietre o di bottiglie Molotov o proiettili di armi da fuoco come "mini-Intifada", paventandone una terza ben più ampia e cruenta. I "lupi solitari" sono adulti accoltellatori, ma per lo più giovanissimi sono i protagonisti degli attacchi contro visitatori ebrei, non sempre turisti, nella spianata delle moschee o in punti specifici di insediamenti in quartieri palestinesi gerosolimitani o lungo le strade cisgiordane.

Due crimini hanno attirato l'attenzione per molti giorni. L'incendio doloso in un villaggio della Samaria che ha sterminato una famiglia, da un neonato ai genitori, è stato un ulteriore anello della catena del terrorismo ebraico, dai graffiti o incendi in luoghi di culto, musulmani e cristiani, a tagli di alberi in campi palestinesi. Le forze di sicurezza si sono limitate ad arresti amministrativi di attivisti, affermando che senza dubbio l'incendio è stato opera di estremisti ebrei, ma che per non esporre fonti di informazione non sono stati palesemente individuati i responsabili. Tuttavia sono stati arrestati i colpevoli dell'incendio della chiesetta sulle rive del Kineret, mentre gli assassini del ragazzo arabo dell'anno scorso, vendetta per l'eliminazione dei nostri tre ragazzi, sono ancora in attesa del processo Ci si domanda se nei confronti del terrorismo ebraico si opera con estrema lentezza, a confronto di come si affrontano gli atti di violenza palestinesi. La Keneset, per iniziativa governativa, ha inasprito le misure legislative al proposito, che riguardano anche minorenni, responsabili di sassaiole, spesso cruente, e le loro famiglie. L'uccisione della giovane che partecipava alla Gay Parade per solidarietà, da parte di un charedì che aveva aggredito anni addietro la stessa marcia, per cui saveva scontato la galera, e che appena liberato senza remore ha ripetuto il crimine ha attirato le critiche sulla polizia, che non aveva fermato in precedenza l'uomo, dichiaratamente omofobo "per Comando della Torà'". La Polizia, corpo in forte crisi per scandali di varia natura, avrà a giorni un nuovo Capo, proveniente dal Mossad.

Se non fosse per quanto avviene nel mondo, dal Medio Oriente alle coste dell'Europa, sarei tentato di dire che per noia l'informazione di giorno in giorno ci rende indifferenti e quasi inconsciamente rassegnati. Bibi ha iniziato il suo quarto governo senza che si intraveda una alternativa, l'impasse è più che mai incombente nei rapporti israelo-palestinesi, che rischiano di deteriorarsi da un momento all'altro, e il mondo è alle prese con tempeste epocali…

Reuven Ravenna

Tishrì 5776

 

 

     

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