Storie di ebrei torinesi

Insegnanti

 

 

 

Emanuela Fubini

 

Come sei arrivata all’insegnamento? Dove insegni adesso?

Insegno francese all'Istituto Comprensivo Gozzi-Olivetti di Torino, dopo essermi laureata in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Venezia Ca' Foscari.

 

Ho iniziato a insegnare almeno cinque anni dopo la laurea perché facevo la traduttrice. Ho tradotto romanzi e saggi per diverse case editrici. Purtroppo a quell'epoca la traduzione era un lavoro molto mal pagato e non riconosciuto da un albo professionale. Alla fine, considerandola una professione poco valorizzata, ho preferito dedicarmi all'insegnamento, proprio al momento in cui è uscito credo l'ultimo concorso ordinario nel 1990, grazie al quale ho conseguito l'abilitazione.

 

In quali scuole hai insegnato?

Sono stata chiamata per la prima supplenza di una decina di giorni in una scuola media di Moncalieri. Da quel momento, ho continuato a lavorare ogni anno accettando supplenze nelle scuole medie di tutta la provincia di Torino fino al 2000, anno in cui sono stata immessa in ruolo. Poi ho continuato a girare ancora con assegnazioni provvisorie fino al 2009, anno in cui ho ottenuto la titolarità sulla cattedra che ricopro ora. Credo che se per la prima supplenza mi avessero chiamato da una scuola superiore, avrei continuato la mia carriera alle superiori. È stato il caso.

 

Per l’ebraismo l’insegnamento e il rapporto tra maestri e allievi è un tema fondamentale. Credi che la tua identità ebraica e l’educazione che hai ricevuto influenzino il tuo modo di insegnare e le tue opinioni sulla scuola e su ciò che dovrebbe essere?

Sicuramente. Sia la mia identità ebraica sia la mia educazione influenzano quotidianamente il mio modo di insegnare, credo soprattutto nel cercare di trasmettere per quanto possibile l'importanza della legge e il rispetto delle regole. La mia materia, la lingua e la cultura francese, inoltre mi danno la possibilità di stimolare la consapevolezza che esistono valori e costumi diversi appartenenti ad altri popoli o ad altri paesi e favorire così un confronto tra realtà socio-culturali differenti.

 

Senza risalire alle storiche riforme Gentile e Bottai, negli anni quasi tutti i Ministri dell’Istruzione hanno voluto legare il loro nome a una riforma: tra gli ultimi ricordo Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini. Quale è la tua opinione, in particolare sulla riforma in atto oggi?

Penso che questa riforma sia sbagliata per alcuni punti. Forse il Governo e il Parlamento avrebbero dovuto avere meno fretta e avrebbero dovuto dare maggiore ascolto alle proteste di chi lavora nella scuola tutti i giorni; non per niente le contestazioni hanno ottenuto per la prima volta dopo tanti anni la convergenza di tutte le sigle sindacali. Ritengo che i decreti delegati, emanati nel '73-'74, avessero raggiunto l'obiettivo di dare un'effettiva, ordinata e coerente attuazione ai principi costituzionali concernenti la scuola statale italiana e avessero reso la scuola una micro-società perfettamente democratica, all'interno della quale veniva svolto un vero e proprio lavoro di squadra e dove tutte le parti coinvolte erano rappresentate con pari diritti all'interno degli organi collegiali. Dare al Dirigente il potere di attribuire gli incarichi e di scegliere i neoassunti dagli albi territoriali, toglie quella garanzia di trasparenza e oggettività che c'era prima, con il rischio ulteriore di creare divisioni tra docenti che finora lavoravano in équipe. Oltre a tutto il Dirigente potrà premiare gli insegnanti migliori (dopo aver sentito il parere del Comitato di valutazione): c'è il docente che fugge appena suona la campanella ma insegna benissimo la storia, c'è il docente che è capace di fare mille progetti o aderire a bandi e concorsi ma non sa insegnare le tabelline. C'è l'insegnante preparatissimo nella sua materia che però non è in grado di tenere una classe a livello comportamentale. Il Preside è l'ultima persona che può sapere come insegna un docente. In Francia, per esempio ci sono degli ispettori per materia che seguono le attività del docente all'interno della classe.

 

Hai frequentato la scuola ebraica?

Sì ho frequentato la scuola ebraica di Torino dalla materna alle medie.

 

Come è stata la tua esperienza da allieva della scuola ebraica? Pensi che abbia in qualche modo influenzato il tuo modo di insegnare?

È stata un'esperienza bellissima dall'inizio alla fine. Era già allora una scuola all'avanguardia per le attività che venivano proposte e anche per l'accoglienza verso gli esterni alla Comunità. Ancora oggi a distanza di più di quarant'anni frequento con regolarità i miei compagni di allora, ebrei e non ebrei. Non credo che abbia però influenzato il mio modo di insegnare, se non per quanto riguarda la promozione di un buon clima nel gruppo classe.

 

Essere insegnante ebrea in una scuola pubblica ti ha creato problemi? I tuoi colleghi e allievi sono al corrente della tua identità ebraica? Ti è capitato di ascoltare giudizi sugli ebrei che ti hanno dato fastidio o, viceversa, ti hanno fatto piacere?

Ho insegnato in tantissime scuole della provincia di Torino e non sempre ho raccontato di essere ebrea. L'ho detto soltanto quando capitava. Dove insegno ora, lo sanno quasi tutti i miei colleghi e la Dirigente. Gli allievi invece generalmente non lo sanno, così come non racconto mai nulla di personale, infatti non sanno neanche se sono sposata o se ho figli. Mi è capitato spessissimo di ascoltare giudizi sugli ebrei che mi hanno dato fastidio e dove mi sono trovata a dover intervenire. Si tratta sempre di situazioni sgradevoli. Anche con la Dirigente, solo una volta ho dovuto chiedere di non andare ai Consigli di Classe in occasione di Pesach e prima che acconsentisse ho dovuto spiegarle che le festività ebraiche iniziano la sera della vigilia. Insomma, la sensazione è che rimanga sempre molto difficile farsi accettare.

 

Ti sei trovata in quanto ebrea ad essere maggiormente coinvolta in occasioni come la Giornata della Memoria?

La Giornata della Memoria è una di quelle giornate un po' complicate da affrontare, insegnando io francese. Può capitare che inserisca argomenti di letteratura (poco trattata alle medie) o di storia come per esempio le Vélodrome d'Hiver o che io venga coinvolta dalla mia collega di Lettere in varie attività attinenti o ad accompagnare i ragazzi agli spettacoli teatrali che generalmente vengono rappresentati per le scuole al Regio.

 

Da quando eri tu stessa un’allieva e nel corso del tuo lavoro hai percepito l’effetto dei cambiamenti avvenuti nella società nei rapporti con gli allievi e con le famiglie?

Da quando ero io un'allieva i rapporti tra allievi e insegnanti secondo me sono cambiati tantissimo. La partecipazione delle famiglie viene sempre più giustamente stimolata. Spesso essa è propositiva e di collaborazione ma a volte si presta a ingerenze su temi strettamente didattici o tecnici, fino ad aversi quel fenomeno, credo molto italiano, di iperprotezione nei confronti dei figli, che si traduce magari nei famigerati ricorsi, di cui i Dirigenti hanno tanta paura. E quest'atteggiamento di delegittimazione verso l'insegnante purtroppo si ripercuote sulla percezione e sul comportamento dei figli.

 

Intervista di Anna Segre

   

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