Libri

 

 

Il mondo del canto ebraico

di Gilberto Bosco

 

Non sei mai stato in quella città. Entri in Sinagoga, ascolti il canto delle preghiere. Qualche melodia ti è nota, altre no, qualcuna anzi è esotica e lontana. Leggono la Torah, con una cantillazione in cui fatichi perfino a riconoscere dove finiscono i singoli versetti. La melodia usata per i testi profetici ti è del tutto sconosciuta, ma questo te lo aspettavi. Molti dei canti successivi li conosci, e poi si termina con l’Adon Olam che hai sentito in tutto il mondo ebraico.

Esci, ti hanno invitato a pranzo. Il padrone di casa è gentile ed espansivo; insieme ai suoi figli canta alcune melodie sabbatiche: qualcuna la conosci, una certamente no, mai sentita. Alla fine, la benedizione del pasto ti riporta su una delle due melodie che conosci (tranne un salmo, qui intonato in un modo che trovi insieme gradevole e bizzarro); canti con loro, finalmente un poco “a casa”.

Hai avuto un assaggio di quello che è un autentico oceano: il mondo del canto ebraico, quello rituale, quello familiare, quello tradizionale… una esperienza affascinante.

La musica della tradizione ebraica (ma sarebbe più opportuno usare il plurale: le musiche delle tradizioni ebraiche) è questo oceano, ampio e dalle profondità insospettate, assai poco conosciuto ed esplorato. Studiato da poco più di un secolo, in mezzo a difficoltà note a chi si confronta con la musica di tradizione orale: perché pochissime di queste musiche sono scritte, rimanendo quindi affidate alla memoria - spesso un poco arbitraria, talvolta incerta e soggettiva - di cantori quasi sempre non professionali. E le memorie personali sono state, nel corso del Novecento, salvate con l’uso di registrazioni affidate ai più diversi supporti (nastri magnetici, dischi e cassette, oggi anche file audio su computer…), ma chi abbia provato a misurarsi con registrazioni diverse, tentando di confrontarle, studiarle e catalogarle, sa quali difficoltà questo lavoro comporti, quali margini di ambiguità.

E anche l’Italia ebraica è un mondo di musiche, studiate finora a macchia di leopardo (e come avrebbe potuto essere diversamente?) che, grazie all’opera di due generazioni di musicologi, si sta aprendo e scoprendo, poco a poco ma sempre di più. Fin dal 1954 Leo Levi, nato a Casale Monferrato ma allora ormai da tempo in Israele, realizzò una prima serie di registrazioni di musiche tradizionali: sinagogali, familiari, tradizionali, utilizzando la memoria di molti informatori che riprodussero per lui i ricordi di una vita; e quei materiali sono stati per anni a disposizione degli specialisti presso l’Università di Gerusalemme e in una apposita raccolta dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma (che, meritoriamente, raccoglie testimonianze e tesori di questo genere da moltissimi anni). Oggi, su iniziativa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’Archivio Ebraico Terracini di Torino e per i tipi delle edizioni Squilibri, i materiali raccolti allora in Piemonte (ad Acqui, Alessandria, Asti, Casale, Cuneo Fossano, Moncalvo e Torino) vedono la luce per il pubblico. Il libro contiene un CD con tutto il materiale piemontese raccolto allora da Leo Levi, 42 brani che permettono forse l’approccio più facile e diretto da parte del lettore: chi vuole potrà ascoltare riconoscendo alcune melodie e scoprendone altre, inseguendo il filo dei ricordi oppure avventurandosi in territori sconosciuti. Il significato dei singoli brani è chiarito e commentato da Franco Segre (che ha anche curato l’insieme del libro), e i testi sono dati in ebraico, in traduzione e traslitterati. Ma il libro contiene anche alcuni saggi, di grande spessore e scritti tuttavia in modo accessibile ad un pubblico di non specialisti. Francesco Spagnolo (L’identità culturale degli ebrei italiani) si interroga e spiega le caratteristiche culturali dell’ebraismo italiano, in bilico tra identità nazionale, regionalismi e influenze non solo sefardite e ashkenazite, alcune delle quali molto antiche. Il testo riprende una serie di temi e argomenti che Spagnolo ha posto alla base di una sua tesi di grande interesse, purtroppo inedita. Alberto Moshe Somekh (Tefillah: la preghiera della sinagoga) collega l’esperienza del canto con una approfondita storia della formazione della liturgia ebraica, sottolineando infine in particolare l’articolazione e la ricchezza dei diversi “strati” culturali e rituali della preghiera in Piemonte. Enrico Fubini (Una parola, tante melodie) sottolinea il valore della cantillazione come autentica “sorgente” della musica ebraica ed esplora il problema del rapporto tra canto, melodia e parola. Walter Brunetto (L’uomo con il Nagra: il Nagra era il mitico registratore professionale portatile usato in quegli anni) percorre la vita di Leo Levi, con particolare riferimento alla sua attività di ricercatone nell’ambito dell’etnomusicologia.

Il contenuto del libro è dato in coda anche in lingua inglese (grazie a Vicky Franzinetti e ad alcune integrazioni di Eilis Cranich), così da renderlo disponibile agli studiosi di tutto il mondo. Il lavoro collettivo e di gruppo è stato certo fondamentale per la realizzazione dell’opera, e per questo non posso che rimandare alla pagina dedicata ai ringraziamenti; va però ricordato il lavoro di Anna Tedesco, che ha seguito la composizione dei testi in ebraico e la loro traslitterazione.

Non rimane che augurarci che l’esplorazione del repertorio tradizionale musicale ebraico continui, permettendo una sempre maggiore conoscenza di questo tesoro nascosto.

Gilberto Bosco

 

Musiche della tradizione ebraica in Piemonte. Le registrazioni di Leo Levi (1954), a cura di Franco Segre, con saggi di Francesco Spagnolo, Alberto Moshe Somekh, Enrico Fubini, Walter Brunetto. Contiene un CD. Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Roma 2015, Squilibri, € 23.

 

      

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