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Ieri un sogno; oggi un impegno
Discorso di Shimon Peres in occasione della firma del trattato di Oslo

 

Abbiamo scelto di ricordare Shimon Peres con le parole da lui stesso usate in occasione della firma degli accordi di Oslo (13 settembre 1993). Parole che oggi suonano ancora più utopistiche di quanto suonassero allora e che lasciano un po’ d’amaro in bocca pensando a un sogno che ancora attende di essere realizzato. E tuttavia sono parole di speranza, adatte ad aprire questo primo numero del 5777.

Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori,

Signor Presidente, vorrei ringraziare Lei e il grande popolo americano per la pace ed il sostegno. Vorrei veramente ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata. Quello che stiamo facendo oggi è più che firmare un accordo; è una rivoluzione. Ieri un sogno; oggi un impegno.

I popoli israeliano e palestinese, che hanno combattuto tra loro per quasi un secolo, hanno deciso di muoversi con decisione sulla strada del dialogo, della comprensione e della cooperazione. Viviamo in una terra antica; siccome la nostra terra è piccola, grande deve essere la nostra riconciliazione. Siccome le nostre guerre sono state lunghe, rapida deve essere la guarigione. Solchi profondi richiedono alti ponti.

Voglio dire alla delegazione palestinese che siamo sinceri, che facciamo sul serio. Noi non cerchiamo di modellare la vostra vita o di determinare il vostro destino. Trasformiamo i proiettili in voti, le pistole in vanghe. Pregheremo con voi. Noi offriamo il nostro aiuto per far di nuovo prosperare Gaza e rifiorire Gerico. Come abbiamo promesso, potremo negoziare con voi un accordo permanente, e con tutti i nostri vicini una pace globale. Pace per tutti.

Dobbiamo sostenere l'accordo con una struttura economica. Noi dobbiamo trasformare l’amaro triangolo tra giordani, palestinesi ed israeliani in un triangolo di trionfo politico e di prosperità economica. Noi abbasseremo le nostre barriere ed amplieremo le nostre strade in modo che merci e ospiti siano in grado di muoversi liberamente non solo in tutti i luoghi santi ma ovunque.

Questa dovrebbe essere un’altra Genesi. Dobbiamo costruire un nuovo Commonwealth sul nostro vecchio territorio: un Medio Oriente del popolo, e un Medio Oriente per i bambini. Per il loro bene, dobbiamo porre fine allo spreco delle corse agli armamenti e investire le nostre risorse in educazione.

Signore e signori, due tragedie parallele si sono dispiegate. Cerchiamo ora di diventare una società civile. Cerchiamo di dire una volta per tutte addio alle guerre, alle minacce, alla miseria umana. Cerchiamo di dare l’addio all’ostilità, e forse non ci saranno più vittime su entrambi i lati. Cerchiamo di costruire un Medio Oriente di speranza dove si produca il cibo di oggi e dove sia garantita la prosperità di domani, una regione con un mercato comune, un Vicino Oriente con un programma che guardi lontano.

Lo dobbiamo ai nostri soldati caduti. Alla memoria delle vittime dell'Olocausto. I nostri cuori oggi si addolorano per la perdita di giovani vite innocenti ieri nel nostro paese. Sia la loro memoria il fondamento di ciò che stiamo stabilendo oggi, una memoria di pace su vecchie e fresche questioni.

La sofferenza è prima di tutto umana. Lo sentiamo anche per la perdita di vite innocenti palestinesi. Si inizia un nuovo giorno. La giornata può essere lunga e le sfide enormi. Il nostro calendario deve soddisfare un intenso programma. Signor Presidente, Lei sta presiedendo una storica giornata tra le più promettenti nella lunghissima storia della nostra regione, della nostra gente.

Ringrazio tutti voi, signore e signori. E preghiamo insieme. Aggiungiamo speranza di determinazione, dal momento che tutti noi, a partire da Abramo, crediamo nella libertà, nella pace, nella benedizione della nostra grande terra e del nostro grande spirito.

Dalla città eterna di Gerusalemme, da questo promettente verde prato della Casa Bianca, diciamo insieme nel linguaggio della nostra Bibbia: "Pace, pace a chi è lontano e a chi è vicino," dice il Signore. "Ed io rimarginerò le ferite". (Isaia 57:19).

Grazie.

 

Shimon Peres
(Višneva, 2 agosto 1923 - Ramat Gan, 28 settembre 2016)