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Tunnel biblici e antiche iscrizioni

di Davide Silvera

 

Degli innumerevoli cimiteri che vanta Gerusalemme (Una città circondata da cimiteri come la definì Melville), uno dei meno conosciuti è quello dei membri dell’American Colony. Una colonia di protestanti americani di Chicago, venuti a Gerusalemme nel 1881 con scopi filantropici, per aiutare la popolazione locale. Guidati da Anna e Horatio Spafford, continuarono la loro attività fino agli anni ’50 del secolo scorso. Il loro piccolo cimitero si trova sul Monte Scopus, a pochi passi dall’Università Ebraica. Tra le tombe ci sono quelle di Anna Spafford e di Jacob Spafford. Jacob era il figlio adottivo di Anna e Horatio. La sua lapide non precisa che non era nato cristiano e soprattutto non dice che a lui si deve, a soli 16 anni di età ,una delle scoperte più importanti in quasi due secoli di scavi archeologici a Gerusalemme.

Jacob era nato a Ramallah nel 1864 da una famiglia ebraica sefardita, convertitasi al cristianesimo per opera della London Society for Promoting Christianity Amongst the Jews, conosciuta anche col nome abbreviato London Jews Society. Si trattava di una organizzazione evangelica cristiana, che, come dice il suo nome, era stata creata ad hoc per gli ebrei, con lo scopo di convertirli, e che dal 1836 aveva iniziato ad operare a Gerusalemme. I coniugi Eliahu erano stati tra i primi a convertirsi, e anche Jacob era diventato cristiano. Era un ragazzo molto sveglio, con un grande interesse per l’archeologia. Lo attirava in particolare il tunnel-acquedotto di Ezechia, che risale all’ottavo secolo a.e.v., a cui accenna chiaramente due volte anche la Bibbia. Il tunnel, voluto dal re Ezechia, aveva lo scopo di deviare le acque della fonte del Gihon, che era fuori le mura, nella cisterna di Siloe, che era invece all’interno della città e permettere così alla popolazione di abbeverarsi in caso di assedio. Era stato scavato in vista dell’imminente assedio di Gerusalemme per mano degli Assiri, che ebbe luogo nell’anno 701 a.e.v. Da allora il tunnel continua a portare acqua alla cisterna di Siloe. Nel 1867 il Capitano inglese Charles Warren, uno dei primi archeologi di Gerusalemme, aveva scavato parti del tunnel e aveva ripulito il pozzo che finiva nel tunnel stesso. (Fino a pochi anni fa il pozzo di Warren, come è ufficialmente chiamato oggi, era considerato il misterioso “tzinnor” di cui parla la Bibbia descrivendo la conquista di Gerusalemme da parte del re Davide. Oggi sappiamo che il “pozzo” è in realtà posteriore al periodo della conquista e quindi non poteva essere stato usato da Davide per prendere la città.) Ma, tornando al tunnel, correva voce tra gli arabi del villaggio di Siloam, dove esso è situato, che era frequentato da un jinn, uno spirito maligno, o addirittura da un drago. Jacob e gli amici con cui giocava avevano sentito parlare spesso del jinn. Ma ciò non frenò la voglia di avventura di Jacob, che un giorno del giugno 1880 convinse il suo amico Sampson ad unirsi a lui per esplorare il tunnel. I due ragazzi non sapevano quanto fosse lungo il tunnel e quanto profonda l’acqua. Muniti di candele, fissate su una base galleggiante, e fiammiferi entrarono ognuno ad un’estremità diversa del tunnel, con l’intenzione di incontrarsi a metà. Quasi subito Jacob si ritrovò in acqua fangosa fino al collo, le candele si spensero e i fiammiferi erano troppo bagnati per accendersi. Jacob decise comunque di andare avanti, usando come guida nel buio le incisioni, sulle pareti bagnate, lasciate dagli scalpellini che scavarono il tunnel 2500 anni prima. All’improvviso si rese conto che le incisioni sulle pareti avevano cambiato direzione. Il ragazzo continuò il percorso, e quando oramai cominciava ad intravedere la luce alla fine del tunnel le sue dita “sentirono” che i segni erano cambiati. Quello che toccava con le sue dita erano incisioni diverse, che sembravano lettere scolpite nella pietra. Si affrettò verso la fine del tunnel per annunciare la scoperta a Sampson. Ma l’amico nel frattempo se l’era data a gambe, ed era ritornato a scuola. Uscendo dal tunnel, infangato e abbagliato dalla luce, individuò a fatica un ragazzo, e afferrandolo gli urlò: ” Sampson, ce l’ho fatta!” Il ragazzino arabo, sopraffatto, sicuro che il jinn lo avesse agguantato, svenne, cadendo nell’acqua. Jacob riuscì per miracolo a salvarsi dalla furia delle donne arabe che lavavano i panni intorno alla piscina: scappò con tutta la forza che aveva e tornò a scuola, dove raccontò quello che gli era successo. Al posto della punizione che si aspettava, la sua scoperta provocò, invece, una grande sensazione sia a scuola che in tutta la città. Conrad Schick, il grande archeologo tedesco, che era il direttore della scuola di Jacob, pubblicò immediatamente la scoperta, che fu accolta con grande scalpore tra i biblisti e gli archeologi del mondo intero. L’iscrizione, scritta nell’antico alfabeto ebraico, quello in uso tra gli ebrei fino al ritorno dall’esilio babilonese, descrive in maniera entusiastica e assai realistica l’incontro di due gruppi di minatori. Partiti rispettivamente uno dalla fonte del Gihon e l’altro dalla piscina di Siloe, distanti tra di loro 323 metri, i due gruppi scavarono a zigzag per 538 metri , finché si incontrarono, probabilmente nel punto in cui Jacob si era accorto del brusco cambiamento di direzione. Il fatto che scavarono quasi il doppio della distanza è irrilevante rispetto al fatto che i due gruppi siano riusciti ad incontrasi senza disporre di alcuna tecnologia. La spiegazione più logica è che i due gruppi si siano incontrati seguendo una vena d’acqua lungo una spaccatura della roccia. Ciò spiegherebbe sia come i due gruppi si possano essere incontrati che l’andamento sinuoso del tunnel. Dieci anni dopo la scoperta, mentre ancora si pensava cosa farne, un mercante greco tentò di fare il colpaccio. Entrato nel tunnel di notte staccò l’iscrizione dalla roccia, spezzandola però in alcuni pezzi. Prima di riuscire a svignarsela fu catturato dalle autorità turche e imprigionato. Da allora l’iscrizione, spaccata al centro, è esposta nel Museo Archeologico di Istanbul.

Due anni dopo la sua eroica scoperta Jacob lasciò la scuola di Schick per essere ufficialmente adottato dagli Spaffords, con cui andò ad abitare. Diventato insegnante nella scuola dell’American Colony, Jacob Spafford istruiva i suoi allievi sul Tunnel di Ezechia, senza però mai menzionare che il ragazzo che aveva trovato l’iscrizione era lui.

Davide Silvera
dragoman@zahav.net.il

 

L'antica tavoletta di Gerusalemme

 

Jacob Spafford con le sorelle ed un'amica