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La forza dell'intestino

di Davì

 

Ho ingerito per sbaglio un piccolo ciottolo di fiume, che è passato nel mio intestino senza che lui se ne accorgesse. Non l’ha assimilato, cioè non l’ha reso simile a me, perché non era utile alla mia sopravvivenza, e il giorno dopo l’ha restituito tal quale. E dire che l’intestino ha una superficie vastissima in un volume relativamente limitato, grazie ai villi ed alle anse. E il ciottolo era fatto di gneiss, una roccia di cui è composta la maggior parte della crosta terrestre, con gli stessi elementi chimici presenti nel mantello, nel nucleo del nostro pianeta e nei corpi celesti. E il mio intestino non se ne è accorto! Il mio intestino si accorge solo degli alimenti, cioè di una infinitesima parte del mondo vivente, che è un’infinitesima parte della terra, che è un’infinitesima parte dell’universo…

C’è un’altra parte del mio corpo che ha una forma che somiglia a quella del mio intestino: ha una grande superficie in un piccolo volume. È il mio cervello.

Non è che per caso anche il mio cervello non si accorga di oggetti e fenomeni di cui è composta la maggior parte del nostro mondo, che non la assimili, cioè non la renda simile a me stesso, perché inutile alla mia sopravvivenza?

Ne sono quasi certo.

Anzi, sono certo dell’esistenza dell’inconoscibile.

D’altra parte, ripensandoci, non occorre scomodare i ciottoli ed il nostro intestino per convincersi dell’esistenza dell’inconoscibile. Basta pensare a tutto ciò che i nuovi strumenti scientifici ci fanno scoprire ogni giorno: nel mondo infinitamente lontano o infinitamente piccolo o non percepibile altrimenti.

È per questo che ho deciso di credere nell’incredibile.

Vai piano, mi dice un amico: così rischi di avere le traveggole.

Stai tranquillo, come non mangio regolarmente ciottoli di fiume, così non frequento tutti i giorni fantasmi, cherubini, dibbuk, golem, che non sono utili per la nostra sopravvivenza. O no?

 

Davì

 

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