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Molteplicit nei linguaggi

di Rav Ariel Di Porto

 

Poich riteniamo che contenga molti spunti di riflessione interessanti per i nostri lettori, pubblichiamo la prima parte della conversazione (in forma di domande e risposte) di Rav Ariel Di Porto con Franco Segre in occasione della giornata europea della cultura ebraica 2016, il cui tema era Lingue e dialetti ebraici.

 

Il primo linguaggio biblico

Il primo riferimento biblico alla nascita di un linguaggio si trova in Genesi, 2, 19: Il Signore D. che aveva formato dalla terra tutte le bestie dei campi e tutti i volatili del cielo, li port alluomo per vedere come li avrebbe chiamati; qualunque nome luomo avesse dato agli esseri viventi sarebbe stato il suo nome. Quale significato si pu attribuire a questo prima traccia di linguaggio, sorto ancor prima che nascesse lesigenza di comunicazione?

Nellebraismo la dimensione linguistica ed acustica predomina certamente su quella visuale. Uno dei momenti maggiormente solenni, quello della rivelazione divina, caratterizzata in modo esclusivo dallascolto, prescindendo totalmente dalla vista (Deut. 4,12): voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste immagine alcuna; soltanto una voce udiste. Linguaggio e verit rivelata sono indissolubilmente legati, sebbene i Maestri del Talmud discutano sullesclusivit dellebraico; infatti secondo unopinione nel trattato di Shabbat (12b) la Torah stata rivelata in tutte le lingue. I primi capitoli della Genesi suscitano una serie di interrogativi, affrontati nei secoli dalle varie tradizioni religiose, relativi al linguaggio. Che lingua parlava D. quando ha creato il mondo? Come comunicava con Adamo? Qual lunico linguaggio che si parlava ai tempi della torre di Babele?

Tutti questi problemi sono collegati fra di loro, e il nostro approccio per risolverli influenza in modo significativo il nostro approccio nei confronti del linguaggio. Quando nella Torah scritto che il nome che Adamo avrebbe attribuito agli esseri viventi sarebbe stato il suo nome, cosa si intende dire? Che, come per esempio recepisce la Vulgata, che traduce lebraico h shem con nominibus suis, i nomi che Adamo attribuisce alle creature rispondono alla loro essenza, o, pi semplicemente, che, da quando Adamo ha scelto arbitrariamente questi nomi, noi ne facciamo uso? Questa indecisione riflessa nella discussione fra Cratilo ed Ermogene nel Cratilo platonico. Luno sosteneva infatti che una forza sovrannaturale avesse generato i nomi, mentre laltro credeva che questi fossero arbitrari, ipotesi poi accolta da Aristotele nel De interpretatione. Lapproccio nel Vicino Oriente certamente differente dal nostro. Il linguaggio anzitutto veicolo del sacro, lo strumento attraverso il quale la divinit si rivela agli uomini. Proseguendo con la narrazione biblica in Genesi 2,23 sentiremo per la prima volta la voce viva di Adamo, che attribuisce questa volta un nome alla sua compagna, che verr chiamata ishah (nella Vulgata virago), in quanto derivante da ish. Anche il suo nome proprio sar Chawwah, perch madre di tutti i viventi (em kol chay). Da questo passo emerge con netta evidenza che il linguaggio non arbitrario, ma quantomeno etimologicamente corretto- Questo emerge anche da un altro passo in Genesi Rabbah, quando il Signore, confrontandosi con gli angeli circa la creazione delluomo, dice loro che la sua saggezza sar superiore alla loro, e per dimostrarlo fa vedere come, al contrario delluomo, gli angeli siano incapaci di dare un nome agli esseri viventi, come risulter ulteriormente da altri brani nei capitoli successivi della Genesi, come quelli dellassegnazione del nome a Qain e Noach, per i quali la rispondenza fra il nome e la sua giustificazione funziona solo per lebraico. Se i nomi fossero arbitrari questo scarto fra uomini e angeli non sarebbe cos evidente. Tale visione non tuttavia condivisa da tutti gli autori: Maimonide e i suoi discepoli per esempio sostengono la teoria convenzionalista del linguaggio. Nachmanide considera questa posizione al limite delleresia, perch rischia di negare la natura divina della Torah. Hirsch nel suo commento alla Torah si dilunga sulla questione: solamente il Signore in grado di conoscere la vera essenza delle cose.

Luomo pu solo giudicare in base al proprio punto di vista individuale, ed sottoposto agli stimoli esterni, in base ai quali attribuisce i nomi alle cose. E nonostante la fallacia delle sensazioni umane, i nomi che attribuisce sono veri, perch il Signore ha concesso alluomo il privilegio di attribuire i nomi, e la fede in D., che ha dato alluomo questo potere, alla base della veridicit delle conoscenze umane. Togliendo la fede alla scienza, se ne mina il fondamento.

 

Babele

Un solo linguaggio, una sola intenzione, un solo obbiettivo, un solo ordine sono le caratteristiche della vita collettiva di Babele, che mira alla potenza assoluta, allimpero mosso da una sola volont.

La conseguente nascita delle differenze dei linguaggi, pur essendo fonte di incomprensioni e di rivalit, rappresenta per contro la nascita di culture diverse, che poste a confronto, possono favorire e stimolare il dialogo e il progresso. La multi-etnicit pu quindi essere considerata un arricchimento reciproco, una vittoria anzich una sconfitta?

Se facciamo attenzione la posizione del brano sulla torre di Babele nella Genesi quantomeno sospetto. Infatti nel capitolo precedente, il capitolo 10, dove viene illustrata la discendenza dei figli di No, e la suddivisione dellumanit in settanta nazioni, gi si parla per ben tre volte, e non pu quindi trattarsi di un caso, di varie lingue. Se cos, e dovessimo rispettare lordine cronologico nella narrazione, anche se sappiamo che non un elemento indispensabile nellesegesi rabbinica, la differenziazione delle lingue non sarebbe pertanto una punizione, ma un fatto assolutamente naturale. Anzi, attenendoci al testo, il voler parlare ununica lingua, lavere pertanto un unico obiettivo, in questo caso contrastare la divinit per mezzo della torre, uno dei presupposti di quanto avverr poco dopo, anche se, dobbiamo notare, le conseguenze non saranno disastrose come quelle del diluvio, che port lumanit sullorlo della scomparsa. Lunit, la vicinanza fra gli esseri umani, anche se per perseguire una finalit errata, ci che scongiurer una catastrofe, che avrebbe potuto avere effetti ben pi devastanti. interessante vedere come vari autori arabi abbiano letto questo episodio: la confusione delle lingue nasce dalla terrificante esperienza del collasso della torre. I disastri come distruttori di culture. Ironicamente Voltaire nel Dizionario filosofico scrive di non capire perch Babele sinonimo di confusione, perch il termine, molto usato nelle capitali dellantichit, non vuol dir altro che citt di D., ed invece rappresenta doppiamente la confusione, la confusione delle lingue e quella degli architetti, che non riuscirono a portare a termine la costruzione. I testi apocrifi e pseudoepigrafi forniscono una serie di elementi interessanti: dopo la confusione delle lingue lebraico rimane patrimonio esclusivo di Shem ed Ever, e pertanto dei figli di Israele. In questi testi lebraico viene chiamato lingua della rivelazione o leshon ha-qodesh, lingua del santo. Il senso di questultima espressione stato variamente interpretato dagli studiosi: secondo alcuni infatti viene cos chiamato in quanto utilizzato nel contesto sacrale, per altri perch lingua del Signore. Il Talmud Yerushalm nel trattato di Meghillah intende lespressione safah achat, ununica lingua, che compare allinizio della narrazione dellepisodio della torre, come la lingua dello yechid shel olam, lUnico del mondo. Questa lingua fra laltro, secondo linterpretazione di Sof. 3,9 sar quella che caratterizzer la fine dei giorni, quando lumanit parler un unico idioma.

Questa lingua verr impastata, diluita (balal) nelle altre. Questo fatto di certo comporter delle conseguenze negative, perch nella tradizione mistica la lingua ebraica ha poteri straordinari, ma possiamo consolarci pensando che in tutte le lingue presente una porzione dellebraico. Isidoro da Siviglia considera la lingua come il principale fattore di divisione: ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt. In una societ multiculturale, nella quale le differenze vanno salvaguardate, necessario altres ricercare un linguaggio comune, individuare i punti di contatto e comunicare, perch altrimenti la ricchezza dei linguaggi e delle culture, anzich rivelarsi elemento

portatore di arricchimento reciproco rischiano di divenire fonte di divisione e di contrasto.

Rav Ariel Di Porto

 

 



Marta Minujin, La Torre di Babele di Libri, Buenos Aires, 2011