Israele

 

Una versione alternativa

 di Anna Segre

 

L’appello Siso è stato pubblicato sui giornali israeliani il 15 settembre. Nei giorni successivi il dibattito ha raggiunto anche l’ebraismo italiano grazie agli interventi di Stefano Jesurum e Dario Calimani sul notiziario quotidiano dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Qualche giorno dopo, sempre sullo stesso notiziario, il demografo Sergio Della Pergola ha proposto una sua versione alternativa dell’appello con alcune aggiunte (le parti in grassetto e sottolineate).

Non firmerò il documento originale di SISO - scrive Della Pergola in calce alla sua proposta ̶ ma firmerei volentieri questa nuova versione. E invito chiunque voglia a farlo.”

Ormai l’appello è stato diffuso in tutto il mondo nella sua versione originale (quella che leggete nella pagina qui a fianco), e quindi non so fino a che punto la proposta di Sergio Della Pergola potrà avere effetti pratici, eppure mi sembra interessante farla conoscere ai nostri lettori perché la ritengo molto utile per il dibattito che probabilmente si svolgerà nei prossimi mesi a proposito di Siso. E sarebbe anche interessante capire quale sarebbe il consenso intorno a un testo come questo, perché se si scoprisse che è significativamente molto più ampio, forse potrebbe divenire un utile punto di riferimento in vista di altre iniziative future volte a coinvolgere settori più larghi dell’opinione pubblica israeliana e diasporica.

 

"Con l’avvicinarsi del 2017 che segna il cinquantesimo anno del tentativo concertato da diversi paesi arabi di distruggere lo stato di Israele e il cinquantesimo anno dell’occupazione israeliana di territori palestinesi, Israele e la Palestina sono ad un punto di svolta. La situazione attuale è disastrosa per entrambe le parti del conflitto. Il protrarsi dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e del rifiuto palestinese a riconoscere Israele come lo stato degli ebrei opprime i palestinesi, sfianca gli israeliani, e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue dalle due parti. Corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele, corrompe la legittimità morale e politica del futuro Stato di Palestina e danneggia la posizione dei due stati nella comunità delle nazioni. La nostra migliore speranza per il futuro - il tragitto più sicuro verso la sicurezza, la prosperità e la pace - risiede in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che conduca alla creazione di uno stato palestinese indipendente accanto al riconoscimento della personalità nazionale dello stato ebraico, e a rapporti di buon vicinato fra lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. Facciamo appello agli ebrei e ai palestinesi nel mondo intero perché si uniscano a noi residenti israeliani e palestinesi in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione, al terrorismo e alla negazione dell'altro, e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina nell'interesse delle generazioni future."

 

L’elemento più evidente che balza agli occhi nella versione dell’appello proposta da Sergio Della Pergola è l’esigenza di non far apparire Israele come il solo responsabile della situazione attuale. Questo a prima vista potrebbe sembrare una strumentale concessione a una parte più moderata dell’opinione pubblica ebraica. In realtà, a mio parere, c’è più di questo: i riferimenti espliciti ai palestinesi, anche come destinatari dell’appello, non si limitano a sottolineare le loro responsabilità, ma li chiamano anche in causa come soggetti attivi e consapevoli, che dovranno essere protagonisti, e non destinatari passivi, di qualunque iniziativa di pace futura.

Dunque, non credo affatto che il testo proposto da Della Pergola rischi di risultare più offensivo per i palestinesi, anzi, mi pare molto più attento al loro coinvolgimento diretto. L'unico vero problema che il testo potrebbe creare per un destinatario palestinese, secondo me, è la richiesta di accettare Israele come stato ebraico, che forse potrebbe suonare come una legittimazione di comportamenti discriminatori nei confronti dei cittadini arabi d'Israele. D’altra parte è anche necessario liberare gli israeliani destinatari dell'appello dal timore che si legittimi la pretesa di un diritto generalizzato al ritorno in Israele per milioni di palestinesi, cosa che renderebbe gli ebrei minoranza anche in uno stato di Israele che tornasse ai confini del 1967. Dal mio punto di vista è chiaro che chi ha scritto l'appello Siso non intendeva certo legittimare simili richieste (che a mio parere non avrebbero fondamento, a meno che contestualmente non si concedesse un analogo diritto al ritorno per tutti gli ebrei espulsi o fuggiti da paesi islamici dopo il 1948); tuttavia, per evitare ambiguità, mi pare opportuna la proposta di un'aggiunta al testo che chiarisca senza equivoci possibili questo punto.

In generale mi pare che nessuna delle modifiche proposte da Della Pergola sia tale da stravolgere l'appello nella sostanza. Questo significa che i firmatari di Siso sono (o potrebbero essere) meno isolati nell’opinione pubblica israeliana di quanto possa sembrare a prima vista? Non saprei rispondere a questa domanda. Resta il fatto che, a mio parere, per quanto un dibattito aperto nella diaspora su questi temi sia opportuno e auspicabile, alla fine saranno gli israeliani stessi a determinare il proprio futuro e qualunque possibile soluzione dovrà trovare una maggioranza parlamentare in Israele pronta a sostenerla; dunque il dialogo con quella parte dell’opinione pubblica israeliana più moderata ma sostanzialmente favorevole alla nascita di uno stato palestinese al fianco di Israele dovrà essere cercato incessantemente.

Anna Segre

 

Yoseph Zaritsky, litografia

 

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