Storia

 

I cento anni di Israel

di Reuven Ravenna

 

Ai primi di gennaio 1916 i due direttori dei preesistenti periodici ebraici in lingua italiana La Settimana Israelitica fiorentina e Il Corriere Israelitico della Trieste ancora austroungarica, fondavano un settimanale unico, Israel, a Firenze. L'Avvocato Alfonso Pacifici, protagonista di primo piano del movimento di rinascita che aveva avuto nella città del giglio il suo centro propulsore negli anni precedenti, accolse il Rabbino Dante Lattes che aveva lasciato in tempo la Comunità giuliana, alla vigilia del fatidico 24 maggio 1915, per non essere internato come suddito nemico. Entrambi avevano ricoperto un ruolo di punta nel dibattito ideologico e culturale prebellico, sia pure da posizioni diverse, l'uno in un’appassionata azione tesa ad un risveglio ebraico "integrale", mentre Lattes sulle colonne del Corriere aveva proseguito battaglie aperte alle correnti dell'Europa ebraica, in primis al sionismo, rivelando uno stile polemico che lo contraddistinse lungo la sua esistenza.

Nel primo numero l'articolo di apertura funse da vero e proprio manifesto che, pur nei cambiamenti determinati dagli eventi dei decenni successivi, ha caratterizzato l'anima del giornale sino all'ultimo suo apparire: "Israele, concepito quale storicamente è, come unità di sangue,di tradizione, di civiltà, di aspirazioni che, sebbene oggi frazionata in parti lontane, attende con fermezza il riconoscimento dei suoi diritti di personalità storica nel mondo della civiltà e dei popoli". Una concezione che superava la visione postemancipatoria dell'israelitismo-religione e, pur simpatizzante nei confronti dell'aspirazioni nazionali del movimento herzliano, le superava in una visione unitaria. Ma la contingenza condizionava la vita del settimanale. Dopo pochi mesi Pacifici veniva mobilitato quale rabbino militare, mentre Lattes, dopo una breve funzione rabbinica, a Siena, colpito da un tragico lutto famigliare, pur rimanendo condirettore, passava a Roma, rappresentante dell'organizzazione sionista che, alla fine del conflitto e nel primo dopoguerra, fu uno dei centri di intensa azione diplomatica e politica, in seguito della Dichiarazione Balfour. L'Israel divenne sempre più un organo di informazione, nonché di formazione. Uno specchio sia della vita delle comunità italiane sia della diaspora, riportando i progressi della Palestina ebraica, avvalendosi della collaborazione di giovani forze che stavano diventando elementi di primo piano in una ampia gamma di attività pubbliche e culturali. Firenze negli Anni Venti fu l'epicentro delle maggiori espressioni di una variata azione di divulgazione e di formazione ebraica, dall’Israel dei Ragazzi, alla Casa editrice Israel e soprattutto, dal '25, La Rassegna Mensile d'Israel che costituì l'organo elitario della diffusione culturale anche al di fuori della cerchia propriamente ebraica, accogliendo scritti dei nomi più prestigiosi della rinata letteratura ebraica e saggi ancora validi di storia e di pensiero. L'Italia dopo il tormentato periodo postbellico era diventata una dittatura antidemocratica. Leggendo le pagine del settimanale del ventennio notiamo un cauto approccio alla realtà circostante, pur affrontando momenti di crisi, come alla fine degli anni venti, minacciato di soppressione da parte del regime per le simpatie sionistiche e il dissidio interno con i fautori toto corde di fedeltà al Fascio quasi alla vigilia della bufera. Lo storico, tuttavia, vi rivive la vita ebraica di allora, nei suoi molteplici aspetti nazionali e internazionali, fino al fatidico ‘38. Negli scritti antecedenti alla soppressione di Israel, Dante Lattes indicò come la perennità dell'Idea ebraica fosse divenuta strumento di consolazione, nell'"ora della prova". L'angoscia per l'ingiustizia subita viene mitigata dalla certezza della fede da trasmettere a tutta la comunità colpita, da far rivivere in coloro che in tempi più fausti l'avevano abbandonata o rinnegata. È l'insegnamento che si innalza alle più alte vette nelle ore più buie.

1938-1944: la voce degli ebrei d'Italia è messa a tacere. Dall'esclusione alla repressione cruenta. Nella Roma liberata, Carlo Alberto Viterbo, l'allievo di Rav Margulies, l'antico compagno del giovane Pacifici, attivo nella direzione di Israel e nel movimento sionistico, alla fine del '44 rifondò il giornale, che guidò con costante tenacia fino agli ultimi giorni della sua vita, nel '74. L' ebraismo, come l'Italia, esce dall'immane conflitto profondamente provato. Seguiamo passo per passo la ripresa faticosa, ma piena di speranze. Altri organi di stampa vengono fondati, ma il vecchio settimanale riprende il cammino, riporta eventi storici: rileggiamo il numero, con commozione, della fondazione dello Stato di Israele, riviviamo la ricostruzione delle comunità e, pure, i dibattiti accesi nell’atmosfera della rinnovata democrazia. Uno strumento insostituibile per ricostruire i decenni del secondo dopoguerra, della crescita dello Stato ebraico e dei conflitti del mondo. Nel ricordo dell'ultimo direttore, che, quasi solitario, portò al termine della sua esistenza la "creatura" nata un secolo fa, fedele all'insegnamento di un moto ideale da indicare alle generazioni future.

Reuven Ravenna

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