Libri

 

Meditazioni

di Paola De Benedetti

 

Marco e Roberto Maestro avevano superato l’età del loro padre, morto a 73 anni, quando hanno iniziato con lui questo dialogo a distanza, pubblicandone le “Meditazioni” scritte tra il 1939 e il 1944; era stato lo stesso Leone Maestro a intitolare così le sue annotazioni di cui nel giugno 1944 - durante la clandestinità - scriveva: “quando mi vien voglia di confidarmi con qualcuno apro questo taccuino e gli affido i miei pensieri”.

Leone Maestro era un medico fiorentino, aveva vasti interessi scientifici, una profonda cultura, conoscenza di lingue e di paesi, un interesse critico verso le vicende italiane e del mondo; ma soprattutto, come risulta leggendo le sue annotazioni, aveva una straordinaria lucidità di giudizio, condita a volte con una pungente ironia, che gli consentiva anche di prevedere in modo sorprendente l’evolversi delle situazioni nei caotici e tragici anni del conflitto e delle persecuzioni; il 19.IX.1942 (Rosh ha Shanà) scriveva: “la maggior parte delle note di questo libretto… è costituita da pensieri miei personali e, credo, originali. Altri invece sono pensieri del ‘man on the street’ alberganti in tutti i cervelli e che ho tenuto a registrare per la storia. Una parte poi, e questo mi da una certa soddisfazione, erano in origine idee personali mie, di apparenza anche troppo originali e paradossali, e col tempo sono divenute automaticamente opinioni generali di tutti”

In molte occasioni affiora la sua angoscia per il destino degli ebrei, per le notizie che arrivano dalla Francia, per la deportazione anche dei vecchi e dei bambini. Ma di sé racconta poco, nulla della famiglia: il suo non è un diario.

La sua ebraicità è oggetto di diverse riflessioni: “20.V.1942 - come è bella la parola teshuvà. E’ molto più esatta e esplicativa che pentimento. Infatti l’anima deve percorrere all’indietro la via dell’errore, e questo è l’atto più difficile del colpevole”. Il 19.IX.1942 “(Capodanno ebraico)” riflette sulla scala dei valori di varie civiltà e conclude che “tutto considerato la scala di valori stabilita dall’Ebraismo mi sembra ancora la più accettabile”. Il 17.I.1944 confessa che “non avendo per natura una notevole sensibilità per la preghiera, trovo ora un nuovo gusto alla tefillà quotidiana come di cosa proibita e rischiosa”.

La liberazione lo raggiunge ad Annifo, allora un ancora selvaggio paesino sulle montagne umbre, dove esercitava la professione di medico girando a dorso di mulo i villaggi circostanti; 19.VI.1944 (ore 16) Baruch attà Adonai… leggiamo, traslitterata e tradotta, la benedizione sheecheianu, il ringraziamento a Dio che ci ha tenuti in vita e sorretto fino a questo momento.

La pubblicazione delle Meditazioni di Leone Maestro si chiude il 10 settembre 1944: “ore 10,00, finalmente a Firenze”. Altre note erano seguite, fino alla sua morte (scritte anche in esperanto) che i figli non hanno reso pubbliche. Marco Maestro conclude con alcune pagine che ha intitolato Cosa direi a mio padre: è insieme ricordo, confessione, recupero di un rapporto, che si riassume in una poesia “… lo scoprire che ti somiglio non mi fa più paura”.

Paola De Benedetti

                                                                                                      

Leone Maestro, Meditazioni - Carte scelte di un medico ebreo (1939-1944). Ed. Salomone Belforte 2015. € 20

 

Yoseph Zaritsky, Tel Aviv in blu