Lettere

 

Solo gli ebrei parlano dei cristiani perseguitati?

 

Buongiorno,

come ogni anno, in occasione della "giornata europea della cultura ebraica", dopo la messa, mi reco anch'io davanti alla sinagoga di Torino e quest'anno ho avuto occasione di conoscere la vostra rivista. Uno dei primi articoli che mi è capitato di leggere è "Inammissibile indifferenza" (maggio 2015). Un testo che, da cattolico convinto e praticante, mi ha impressionato positivamente e mi ha coinvolto emotivamente.

Ora, non è che io sia informato di tutte le prese di posizione in campo cristiano, quindi non posso esprimere un giudizio totalmente obiettivo, ma che la mia prima occasione di leggere una chiara difesa dei cristiani perseguitati avvenisse grazie ad un giornale ebraico non l'avrei dato completamente per scontato.

Vi siete mai sentiti dire da una persona più sfortunata, ad es. non-vedente o con un handicap motorio: "per capire la sofferenza che un handicap comporta, bisogna provarlo di persona, altrimenti non si comprende pienamente". Una situazione del genere mi è venuta in mente in relazione all'articolo perché ho pensato che per essere sensibili alle sofferenze e alle persecuzioni degli altri occorre averle provate di persona o sapere di fare parte di una categoria che alcuni vedrebbero bene in qualche "colonia estiva senza ritorno".

Mi è parso quindi ovvio che gli ebrei, con l'esperienza della Shoah alle spalle, siano ancora oggi più sensibili di certi cristiani, i quali, con fare serafico, si sforzano di cercare versetti "idilliaci" all'interno del corano (è bene ricordare che la principale fonte di persecuzione per i cristiani è l'Islam), ma si dimenticano che a subire una nuova Shoah non sono loro, ma i propri fratelli cristiani perseguitati, torturati ed uccisi, soprattutto per mano di un Islam intollerante e fanatico.

E già che siamo in tema "arabo-musulmano", certi cristiani sono anche convintamente impegnati a difendere la causa palestinese; liberissimi di farlo (e nessuno nega giusti diritti ai palestinesi), ma occorrerebbe anche ricordare che dietro si nascondono talvolta concetti come "terrorismo" ed "intolleranza", se non addirittura, in senso lato, "razzismo". Anche su questo sono molto "infastidito", perché tanti musulmani vedrebbero bene i gay/cristiani come me a fare compagnia agli israeliani/ebrei in una delle summenzionate "colonie estive" o appesi ad una corda (vedasi Iran).

Se dunque, da sempre sono stato sensibile al mondo ebraico in relazione alla Shoah, ancora di più sono oggi soddisfatto, dopo aver letto questo articolo, della mia più recente scelta di stima nei confronti dello stato di Israele, unica democrazia del Medio Oriente, tanto da essere iscritto, da non-ebreo e non-israeliano, ad un gruppo sionista ed avere una sola bandiera in casa: quella israeliana. È una sorta di ringraziamento-contraccambio per l'accoglienza che Israele sta offrendo agli omosessuali palestinesi per sottrarli alla persecuzione della propria gente (leggasi: musulmani).

Infine, andando al di là di quello che probabilmente è il vostro pensiero, ritengo che sia ora che quello che è rimasto dell'Europa cristiana si svegli e non abbia paura di riaffermare con forza le radici giudaico-cristiane del nostro continente, di rinsaldare una forte alleanza culturale-politica tra ebrei e cristiani, nel rispetto delle reciproche fedi, e di porre un freno alla subdola espansione dell'Islam, che porta con sé un nucleo difficilmente scalfibile di intolleranza.

Cari saluti

Claudio Panero
Villastellone, TO

 


 

Ringraziamo Claudio Panero per questa gentile lettera, che tuttavia non possiamo condividere pienamente. È vero, infatti, che Israele, se confrontato con i Paesi che lo circondano, è indubbiamente uno stato più democratico, e che in quanto tale, come Panero mette giustamente in evidenza, non perseguita le persone omosessuali o le minoranze religiose. È anche vero che questi dati di fatto sono spesso colpevolmente celati nel dibattito pubblico in Europa. Tuttavia non possiamo dimenticare che da quasi cinquant’anni Israele occupa militarmente territori in Cisgiordania i cui abitanti non godono dei diritti civili e politici riservati ai cittadini israeliani. Non si può dunque biasimare chi auspica la fine di questo stato di cose.

Non possiamo neppure condividere l’appello a riaffermare le radici giudaico-cristiane dell’Europa in funzione di contrasto all’Islam. Le radici culturali dell’Europa sono molteplici, anche islamiche,con continue influenze reciproche attraverso i secoli; parlare di “radici giudaico cristiane” significa semplificare e forzare una realtà ben più complessa, per di più suggerendo una pacifica convivenza tra ebraismo e cristianesimo che in realtà non c’è mai stata se non in anni recenti e tacendo su due millenni di discriminazioni e persecuzioni degli ebrei nell’Europa cristiana. Condividiamo l’esigenza di un’opposizione ferma, senza compromessi e senza ambiguità, al fondamentalismo islamico violento e alle ideologie di morte che lo accompagnano, ma riteniamo anche che questa lotta senza quartiere debba essere condotta non attraverso le barriere identitarie ma, anzi, affermando con più vigore i valori di una società laica, democratica e pluralista.

Con queste precisazioni riteniamo comunque che la lettera sia molto interessante perché mette in evidenza un problema reale: il silenzio assordante e l’indifferenza del mondo occidentale davanti alle persecuzioni dei cristiani. Di questo trattava appunto l’articolo a cui si fa riferimento, “Inammissibile indifferenza” di Bruno Contini, pubblicato sul numero di Ha Keillah del maggio 2015. Oggi, a più di un anno di distanza e nonostante gli attentati che hanno insanguinato l’Europa e avrebbero dovuto far capire a tutti che non si tratta di problemi lontani che non ci riguardano, le cose non sembrano cambiate in modo sostanziale: di cristiani perseguitati fuori dall’Europa si parla ancora poco o nulla. E il fatto che Claudio Panero abbia potuto constatare da parte di un giornale ebraico come Ha Keillah un’attenzione su questo tema che difficilmente si riscontra altrove in effetti fa riflettere.

HK

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